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Specializzazione medica: esistono titoli equipollenti?

28 Novembre 2020
Specializzazione medica: esistono titoli equipollenti?

Con l’adeguamento delle università alla comunità europea, le scuole di specializzazione dovrebbero essere integrate nel percorso formativo delle diverse lauree quinquennali universitarie. Oggi che esistono le scuole di specializzazione, queste ultime sono equipollenti per legge ad un percorso quinquennale nel ruolo sanitario come il mio, tecnico sanitario di laboratorio, abilitata da cinque anni alla professione di biologo?

Partiamo da una piccola precisazione.

Il decreto del 30 gennaio 1998 non stabilisce una equipollenza tra le specializzazioni previste dall’ordinamento interno e quelle indicate nelle direttive comunitarie, ma disciplina unicamente l’equipollenza tra le specializzazioni interne ai fini della partecipazione ai concorsi banditi dalle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere, per l’attribuzione della qualifica di dirigente.

L’art. 1 di tale decreto, infatti, esordisce con un complemento di scopo, che delimita l’ambito applicativo della norma: “ai fini della valutazione dei servizi prestati e delle specializzazioni possedute per l’accesso alla direzione sanitaria aziendale e per l’accesso al secondo livello dirigenziale per le categorie professionali dei medici, veterinari, farmacisti, odontoiatri, biologi, chimici, fisici e psicologi si fa riferimento rispettivamente alle tabelle “A” e “B” allegate al presente decreto di cui fanno parte integrante”.

Su tale questione si è così pronunciata anche la Cassazione civile, sez. III, del 19/05/2020, (ud. 31/10/2019, dep. 19/05/2020), n.9190.

Facendo un esempio: la circostanza che nel suddetto decreto la specializzazione – ad esempio – in chirurgia d’urgenza sia equiparata, al fine della nomina a dirigente sanitario, alla specializzazione in medicina interna, non vuol dire che l’una e l’altra specializzazione siano “equipollenti” per i fini di cui all’art. 7 della Direttiva 362/75/CEE (normativa europea di riferimento).

Arrivando al Suo quesito, tutto gira intorno al bando di concorso e a quanto ivi contenuto.

Secondo quanto stabilito dalla giurisprudenza, infatti, l’istituto dell’equipollenza fra i titoli di studio posseduti, ai fini della partecipazione ai pubblici concorsi, ha carattere eccezionale e non è quindi suscettibile di mera interpretazione analogica (Consiglio di Stato, sez. VI, 08/02/2016, n. 495).

Ciò non significa che una eventuale dichiarazione nella domanda di concorso possa comportare una configurabilità del reato, ma comunque ne può far conseguire l’esclusione del candidato dal concorso.

Spetta, dunque, al bando stabilire quali titoli sono in equipollenza per la pubblica amministrazione, e quali no.

Tuttavia, in caso di mancata specificazione di equipollenza all’interno del bando e, pertanto, di univoca ed espressa volontà della P.A. di limitare l’accesso ai soli titoli indicati, le previsioni del bando devono essere interpretate nel senso di consentire la partecipazione per i possessori di titoli equipollenti come stabiliti dalla legge.

E così, la parificazione dei titoli di studio disposta con norma di legge comporta che l’Amministrazione non può dunque escludere dall’ammissione al concorso il possessore del titolo dichiarato equipollente, né il bando per cui è causa può escludere i titoli di studio ivi non elencati. Ove la legge speciale (in questo caso il decreto) elevi un determinato titolo di studio a requisito di partecipazione, allora questo dovrà essere considerato come tale, senza che ciò comporti una disapplicazione del bando con cui l’Amministrazione si è originariamente auto vincolata nell’esercizio delle potestà connesse alla conduzione della procedura selettiva, purché si rinvengano norme di legge c.d. autoesecutive, che non necessitano dell’intermediazione di altre norme o provvedimenti per la loro concreta applicazione (T.A.R. Campania Napoli, sez. V, 01/12/2011, n. 5629).

Pertanto, quando il bando di concorso richiede tassativamente il possesso di un determinato titolo di studio per l’ammissione ad un concorso pubblico — senza prevedere la rilevanza del titolo equipollente — non è consentito l’apprezzamento di un titolo di studio diverso o di un’anzianità di servizio, salvo che l’equipollenza sia stabilita da una norma di legge.

In conclusione, se l’equipollenza – come sembra essere nel Suo caso – è derivata dalla espressa previsione di una legge, allora non ci saranno problemi nel far valere i Suoi diritti di candidata con i titoli equipollenti.

Viceversa, occorrerà una previsione espressa nel bando di concorso per far valere il servizio sanitario quinquennale, pena l’esclusione dalla gara concorsuale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla



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