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Anche la prostituta ha diritto di scegliere: violenza sessuale senza attenuanti

21 Maggio 2014
Anche la prostituta ha diritto di scegliere: violenza sessuale senza attenuanti

In materia di violenza sessuale non può riconoscersi l’attenuante del fatto di minore gravità per essere la persona offesa dedita alla prostituzione.

Si può commettere “violenza sessuale” anche sulla prostituta se le modalità con cui viene consumato il rapporto sono diverse da quelle, in precedenza, concordate con quest’ultima. A dirlo è una sentenza della Cassazione di qualche mese fa [1].

Secondo la Corte, anche la squillo ha il diritto alla libera autodeterminazione della propria sfera sessuale, potendo autonomamente scegliere il “se”, il “quando” e il “come” mettere in vendita il proprio corpo. Detta attività, peraltro – giova ricordarlo – non è vietata dalla nostra legge (per un approfondimento leggi l’articolo “Prostituzione: cosa è lecito e cosa non lo è”).

Nessuna attenuante

Pertanto, il cliente che imponga una violenza sulla prostituta non può invocare, a proprio vantaggio, il fatto che la donna era già avvezza a pratiche sessuali con sconosciuti, con conseguente minor danno, sulla sua sfera psichica. La Cassazione ha, infatti, escluso che si possano invocare un’attenuante in caso di rapporti ottenuti con la forza nei confronti delle “lucciole”. L’essere dediti al meretricio non implica una minore gravità del fatto.


Il delitto di violenza sessuale ricorre, quindi, tutte le volte in cui l’atto sessuale vada oltre la prestazione liberamente concordata, esulando, per le modalità con cui è stato consumato, dal consenso originariamente prestato dalla prostituta.

Inoltre, la valutazione della gravità della condotta prescinde dalla qualità della vittima: il reato commesso nei confronti della prostituta non ha attenuanti rispetto a quello posto nei confronti di qualsiasi altra persona.

note

[1] Cass. sent. n. 12836/13 del 20.03.2013.

Autore immagine: 123rf.com


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