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Pensione: periodi riscattabili dai dipendenti pubblici

27 Novembre 2020 | Autore:
Pensione: periodi riscattabili dai dipendenti pubblici

Quali anni non lavorati possono essere recuperati ai fini della pensione per gli iscritti alla gestione ex Inpdap.

I dipendenti pubblici, iscritti presso l’ex Inpdap, possono recuperare ai fini della pensione diversi anni non lavorati, privi di contributi previdenziali, grazie allo strumento del riscatto.

Attraverso il riscatto, difatti, il lavoratore, pagando un costo, copre i periodi da recuperare, rendendoli generalmente utili sia ai fini del diritto che della misura del trattamento pensionistico.

Ma per conseguire la pensione, i periodi riscattabili dai dipendenti pubblici quali sono?

Gli intervalli non lavorati che possono essere recuperati sono numerosi: si va dagli anni di laurea ai periodi di pratica e di iscrizione agli albi professionali necessari per l’ammissione in servizio, dall’astensione facoltativa per maternità al congedo non retribuito per gravi motivi familiari.

Il riscatto non deve però essere confuso con la riunione gratuita ai fini della pensione di tutti i servizi resi allo Stato e ad Enti locali [1], svolti con iscrizione in più casse gestite dall’ex Inpdap.

Per questi servizi, difatti, risulta accreditata la contribuzione presso la gestione Inps dipendenti pubblici, a differenza di quanto avviene in relazione ai periodi riscattabili, privi di versamenti. Inoltre, i servizi possono essere ricongiunti ai fini di un unico trattamento di pensione gratuitamente, non a pagamento come il riscatto.

Quali periodi possono riscattare i dipendenti pubblici

I dipendenti pubblici, pagando il relativo onere, possono recuperare ai fini della pensione i seguenti periodi non contribuiti:

  • i contributi omessi e prescritti, con la costituzione di rendita vitalizia: questa misura consiste nella possibilità, per il datore di lavoro, di riscattare i contributi previdenziali dei lavoratori dipendenti omessi e caduti in prescrizione; la stessa facoltà è riconosciuta al lavoratore dipendente, che può sostituirsi al datore di lavoro, salvo il diritto al risarcimento del danno (per approfondire: Pensione, come recuperare i contributi non versati);
  • i periodi di lavoro svolto all’estero presso Paesi non convenzionati: per questi periodi, difatti, non è consentita la totalizzazione estera, ma solo il riscatto;
  • il corso di studi universitario (laurea, diploma universitario, dottorato di ricerca…): per approfondire l’argomento, si rinvia alla Guida al riscatto agevolato della laurea;
  • i servizi statali non di ruolo per i quali non siano stati versati i relativi contributi nell’assicurazione generale obbligatoria;
  • i periodi di servizio svolto in qualità di vicepretore reggente, per un periodo non inferiore a sei mesi;
  • i servizi svolti in qualità di assistente straordinario non incaricato, o assistente volontario nelle università o negli istituti di istruzione superiore;
  • i servizi svolti in qualità di lettori di lingua e letteratura italiana presso università estere;
  • i servizi che abbiano costituito titolo per l’inquadramento nelle amministrazioni statali in qualità di dipendente di ruolo o non di ruolo (il riscatto è gratuito se questi servizi sono stati svolti con iscrizione all’assicurazione obbligatoria);
  • i periodi che intercorrono dalla data della decorrenza giuridica a quella di effettiva presa in servizio (decorrenza economica);
  • i periodi di pratica e di iscrizione agli albi professionali, a condizione che il periodo di pratica o d’iscrizione sia stato richiesto come condizione necessaria per l’ammissione in servizio;
  • i servizi svolti nelle scuole legalmente riconosciute;
  • il periodo di astensione facoltativa per maternità: questo periodo è riscattabile sino a un massimo di 22 settimane e di 5 anni complessivi; l’interessata deve essere in possesso di almeno 5 anni contribuiti ed in forza al 27 aprile 2001.

Quali periodi possono riscattare i dipendenti pubblici solo dal 1997?

Determinati periodi non lavorati possono essere riscattati dai lavoratori delle pubbliche amministrazioni, nonché dai lavoratori del settore privato, solo se successivi al 31 dicembre 1996:

  • sospensione o interruzione del rapporto di lavoro: il riscatto è consentito solo se la pausa lavorativa è riconducibile alle cause previste da leggi o contratti che danno diritto alla conservazione del posto, per un massimo di 3 anni;
  • formazione, studio, ricerca, inserimento: possono essere riscattati i periodi utili all’acquisizione di titoli, attestati o competenze professionali richieste per l’assunzione o per la progressione in carriera;
  • intervalli tra lavori discontinui, stagionali o temporanei: per il riscatto dei periodi d’interruzione, anch’esso consentito a partire dal 1997, è richiesto il possesso dello stato di disoccupazione durante i periodi scoperti da recuperare;
  • part time: sono riscattabili soltanto i periodi con contratto di lavoro a tempo parziale durante i quali non risulti svolta attività lavorativa; è richiesto il possesso dello stato di disoccupazione durante i periodi scoperti da recuperare.

Assistenza a soggetti disabili

Per i periodi di congedo per assistenza a un familiare disabile, il riscatto è consentito:

  • al di fuori delle ipotesi di congedo straordinario retribuito legge 104 in relazione alle quali l’aspettativa sia integralmente coperta da contributi;
  • se i periodi, pur essendo coperti da contribuzione, possono essere integrati;
  • se si possiedono almeno 5 anni contributi.

Servizio civile

I periodi nei quali è stato svolto servizio civile:

  • sino al 31 dicembre 2005: sono coperti da contribuzione in quanto danno diritto all’accredito di contributi figurativi;
  • dal 1° gennaio 2006 al 31 dicembre 2008: la contribuzione è accreditata nella gestione Separata INPS (come co.co.pro);
  • dal 1° gennaio 2009 e per quanto riguarda il nuovo Servizio civile universale: i periodi devono essere riscattati.

Congedo per gravi motivi familiari

I periodi di aspettativa non retribuita per gravi motivi familiari sono riscattabili sino a un massimo di 2 anni nell’arco della vita lavorativa.

Pace contributiva

Il decreto in materia di reddito di cittadinanza e pensioni [2] riconosce la facoltà di riscattare, cioè di recuperare ai fini della pensione, i periodi privi di contributi previdenziali, versando un onere più leggero rispetto a quello normalmente previsto per la generalità dei riscatti.

Il riscatto sperimentale agevolato, o pace contributiva, non può, però, essere esercitato da tutti i lavoratori, ma è previsto il perfezionamento di specifiche condizioni, sia soggettive che oggettive: peraltro, la possibilità di avvalersi della pace contributiva non è applicabile a tutti i periodi scoperti da contribuzione.

Il periodo massimo riscattabile è di cinque anni, anche non continuativi. I lavoratori devono essere assoggettati al sistema di calcolo della pensione integralmente contributivo. Per approfondire: Pace contributiva.


note

[1] Artt. 112- 113 DPR 1092/1973.

[2] Art. 20 DL 4/2019.

Autore immagine: pixabay.com


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