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Perquisizione a casa senza mandato per droga

27 Novembre 2020
Perquisizione a casa senza mandato per droga

La polizia o i carabinieri devono avere il mandato del giudice per poter entrare in casa?

La polizia o i carabinieri possono fare una perquisizione a casa senza mandato per droga? La domanda è stata posta, di recente, alla Corte Costituzionale attesa la pratica di alcuni uffici di procedere alla perquisizione domiciliare antidroga dietro semplice autorizzazione telefonica del magistrato. La Corte, preso atto di ciò, ha però ritenuto che, anche per le perquisizioni rivolte alla ricerca di stupefacenti è sempre necessario il cosiddetto “mandato” ossia il preventivo atto d’assenso del pubblico ministero. 

La sentenza [1] tuttavia apre uno spiraglio rivolto a consentire anche le perquisizioni “a sorpresa” o comunque quelle dettate da urgenza, prima ancora che il magistrato possa essere interpellato. 

Ma procediamo con ordine e vediamo come può avvenire, ed a quali condizioni, la perquisizione a casa senza mandato per droga.

La perquisizione a sorpresa è legittima?

La perquisizione è l’attività rivolta alla ricerca del corpo del reato e/o delle cose pertinenti al reato (ossia sulle quali, o attraverso le quali, è stato commesso il reato) o che ne costituiscono il profitto, il prezzo o il prodotto o un mezzo di prova. Le perquisizioni possono essere operate sulla persona fisica (e si definiscono perquisizioni personali) o nei luoghi, privati o di lavoro (e si definiscono perquisizioni domiciliari).

Proprio per la sua finalità rivolta alla ricerca di tutto ciò che inerisce al reato, la perquisizione non viene anticipata da un preavviso al destinatario che, altrimenti, finirebbe con nascondere cose e/o persone in un posto alternativo. Dunque, la perquisizione a sorpresa non solo è legittima ma è anche necessaria ed è dunque l’unico modo in cui essa può avvenire. Sarebbe assurda una perquisizione anticipata da una telefonata o da un appuntamento.

Perquisizione senza mandato: è legittima?

Nell’ambito delle attività di contrasto allo spaccio della droga, la polizia si è spesso recata a casa dei cittadini con l’autorizzazione fornita dal magistrato in via orale. Questa pratica però è stata ora ritenuta illegittima dalla Corte Costituzionale perché in contrasto con i principi e le garanzie della nostra Costituzione. Secondo la Corte, tutte le misure restrittive di libertà personale devono essere motivate.

Risultato: non basta l’autorizzazione telefonica per le perquisizioni antidroga. 

La pronuncia ha così dichiarato illegittima la disposizione (articolo 103, comma 3) del Testo unico in materia di stupefacenti nella parte in cui non prevede che anche le perquisizioni, personali e domiciliari, autorizzate via telefono devono essere convalidate.

Ricordiamo del resto che l’articolo 13, secondo comma, della Costituzione italiana impone che le perquisizioni personali, come le ispezioni personali e ogni altra restrizione della libertà personale, possono essere disposte solo «per atto motivato» dell’autorità giudiziaria. Questa garanzia è poi estesa dall’articolo 14, secondo comma, alle perquisizioni, oltre che alle ispezioni e ai sequestri, eseguiti nel domicilio.

La necessità di un’espressa motivazione dell’atto è, sottolinea la Consulta, «funzionale alla tutela della persona che subisce la perquisizione, la quale deve essere posta in grado di conoscere, così da poterle, all’occorrenza, anche contestare, le ragioni per quali è stata disposta una limitazione dei suoi diritti fondamentali alla libertà personale e domiciliare».

E allora, un’autorizzazione telefonica, che non lascia alcuna traccia accessibile e nessuna visibilità delle sue ragioni, né per l’interessato né per il giudice, non è in grado di soddisfare questo requisito. Perché «se i motivi per i quali è stata consentita la perquisizione restano nel chiuso di un colloquio telefonico tra pubblico ministero e polizia giudiziaria, la tutela prefigurata dalle norme costituzionali resta inevitabilmente vanificata».

Ma se è vero che l’autorizzazione telefonica per le perquisizioni domiciliari antidroga è illegittima è anche vero – aggiunge la Corte Costituzionale – che, in alcuni casi, non c’è il tempo di chiedere detta autorizzazione al magistrato. In tali casi, dunque, la polizia può comunque procedere alla perquisizione a casa senza mandato ma avendo cura, nelle 48 ore successive, di farsi convalidare detta attività dal pubblico ministero. 

La convalida successiva si rende necessaria quando è mancato l’assenso preventivo dell’autorità giudiziaria. 

Ricordiamo infine che il Testo unico in materia di stupefacenti consente alla polizia giudiziaria di eseguire perquisizioni anche in assenza di una situazione di flagranza di reato. Ciò giustifica un surplus di garanzie, imponendo alla polizia giudiziaria di ottenere:

  • o un’autorizzazione preventiva del pubblico ministero, ossia il cosiddetto mandato;
  • oppure, in caso di necessità e urgenza che non consentono di ottenere il mandato preventivo, un assenso preventivo informale del pubblico ministero con successiva convalida nelle successive 48 ore.  

note

[1] C. Cost. sent. n. n. 252/2020.

Autore immagine: depositphotos.com


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