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Con la Naspi si può lavorare part time?

15 Febbraio 2021
Con la Naspi si può lavorare part time?

Chi percepisce l’indennità di disoccupazione può svolgere attività di lavoro autonomo o subordinato solo se percepisce un reddito inferiore a determinate soglie massime.

Sei stato licenziato a seguito di una riorganizzazione aziendale. Ha iniziato a prendere l’indennità di disoccupazione Naspi. Ti hanno proposto un contratto di lavoro part-time e ti chiedi se, accettando il nuovo posto di lavoro, perderai l’indennità di disoccupazione.

La Naspi è la tutela economica offerta dall’Inps ai lavoratori subordinati che perdono involontariamente il posto di lavoro. La percezione di tale emolumento è incompatibile con il reimpiego del lavoratore. L’indennità di disoccupazione, infatti, serve a sostenere il reddito del disoccupato fino a che non viene reperita una nuova occupazione. Tuttavia, non tutti i contratti di lavoro sono incompatibili con la percezione della Naspi.

Può accadere che il percettore di Naspi riceva un’offerta di lavoro a tempo parziale e si chieda: con la Naspi si può lavorare part time? Non esiste una risposta universale a questa domanda. Al di là dell’orario di lavoro, infatti, ciò che conta, per verificare se il nuovo posto di lavoro è compatibile con la Naspi, è il reddito percepito.

Naspi: che cos’è?

La perdita del lavoro può determinare una situazione di difficoltà economica per il lavoratore e per la sua famiglia. Al fine di sostenere economicamente, il disoccupato nel periodo necessario a reperire una nuova occupazione, la legge prevede che chi perde involontariamente il posto di lavoro, ha diritto a ricevere, se ne ricorrono i relativi requisiti, un’indennità di disoccupazione mensile detta Naspi.

La Naspi spetta ai lavoratori che siano stati licenziati a partire dal 1° maggio 2015 [1].

Presupposto fondamentale per poter accedere alla tutela prevista in caso di disoccupazione involontaria è che la perdita di lavoro sia avvenuta contro la volontà del lavoratore. Ne consegue che possono accedere alla Naspi solo i lavoratori che sono stati licenziati e non coloro che hanno cessato il rapporto di lavoro per effetto delle dimissioni o della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Questa regola subisce, tuttavia, delle eccezioni in tutti quei casi in cui, anche se formalmente il rapporto di lavoro è cessato a causa delle dimissioni o della risoluzione consensuale del rapporto, la perdita del lavoro è comunque involontaria. Rientrano tra queste eccezioni, ad esempio, le dimissioni per giusta causa oppure la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro determinata dal rifiuto del trasferimento in una sede di lavoro distante oltre 50 km dalla residenza del lavoratore.

Naspi: a chi spetta?

L’indennità di disoccupazione Naspi spetta solo ai lavoratori subordinati assicurati presso l’Inps contro la disoccupazione involontaria.

Tra i beneficiari di tale tutela economica troviamo anche:

  • lavoratori assunti con contratto di apprendistato;
  • soci lavoratori di cooperative;
  • lavoratori pubblici a tempo determinato;
  • lavoratori del settore artistico.

Sono, invece, esclusi dal campo di applicazione della Naspi:

  • i lavoratori pubblici a tempo indeterminato;
  • gli operai agricoli;
  • i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno stagionale;
  • i lavoratori che hanno già i requisiti per andare in pensione;
  • i lavoratori che percepiscono un assegno ordinario di invalidità.

Naspi: si perde in caso di reimpiego part-time?

Come abbiamo detto la Naspi viene erogata al disoccupato nel periodo necessario a trovarsi un nuovo lavoro. Ne consegue che se il percettore di tale emolumento sottoscrive un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato perde automaticamente la Naspi. Lo stesso dicasi se il lavoratore si reimpiega con un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato di durata superiore a 6 mesi. Se, invece, il contratto a termine ha una durata inferiore a sei mesi la Naspi resta sospesa per il periodo di durata del rapporto lavorativo.

Ci sono, tuttavia, dei casi in cui la percezione della Naspi è compatibile con lo svolgimento di un’attività di lavoro autonomo o subordinato, a condizione che i proventi di tali attività non superino determinate soglie.

In particolare, la Naspi può essere mantenuta se:

  • l’attività svolta in forma autonoma genera un reddito annuo pari o inferiore a euro 4.800;
  • l’attività lavorativa con contratto di lavoro subordinato o parasubordinato genera un reddito annuo pari o inferiore a euro 8.000.

Da quanto detto emerge che, in caso di reimpiego del lavoratore con contratto part-time, è possibile mantenere il diritto alla Naspi se la riduzione di orario di lavoro prevista nel contratto è tale da generare un reddito da lavoro annuo inferiore a euro 8.000. Se, invece, il lavoratore, pur avendo sottoscritto un contratto di lavoro a tempo parziale, percepirà un reddito lordo annuo superiore a tale soglia decadrà dal diritto alla Naspi.


note

[1] D. Lgs. 22/2015.


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