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Naspi: spetta a chi ha contratto a chiamata?

16 Febbraio 2021
Naspi: spetta a chi ha contratto a chiamata?

La legge prevede l’erogazione al lavoratore che perde il lavoro contro la sua volontà di una indennità economica mensile che si perde in caso di reimpiego.

Sei stato licenziato dal tuo ex datore di lavoro. Stai percependo la Naspi da parte dell’Inps. Hai ricevuto un’offerta di lavoro con contratto a chiamata. Vuoi sapere se, accettando tale proposta, perderai il diritto alla fruizione della Naspi.

La disoccupazione involontaria è uno degli eventi che, incidendo negativamente sulla capacità di reddito della persona, fa sorgere il diritto a ricevere una prestazione economica a carico dello Stato. In particolare, l’Inps eroga ai disoccupati un assegno mensile detto Naspi. Tale prestazione ha la funzione di sostenere economicamente il lavoratore nel periodo necessario a trovare un nuovo lavoro. In caso di reimpiego, quindi, la Naspi si perde.

Ma cosa succede se il lavoratore si reimpiega con un contratto di lavoro saltuario? La Naspi spetta a chi ha contratto a chiamata? Il disoccupato che trova un altro lavoro non perde automaticamente il diritto alla Naspi. L’erogazione di tale emolumento, infatti, viene meno solo se il nuovo lavoro garantisce un certo reddito.

Che cos’è l’indennità di disoccupazione Naspi?

Nell’ambito della complessiva riforma degli ammortizzatori sociali, nel 2015, la legge [1] ha introdotto l’indennità di disoccupazione Naspi, acronimo di nuova assicurazione sociale per l’impiego, per tutti gli eventi di disoccupazione involontaria avvenuti dopo il 1° maggio 2015.

La Naspi è un’indennità economica che viene erogata mensilmente dall’Inps ai lavoratori che perdono il lavoro contro la propria volontà. Si tratta di un ammortizzatore sociale che ha sostituito le precedenti tipologie di indennità di disoccupazione.

Naspi: quali sono i requisiti per ottenerla?

La Naspi non è una forma di tutela universale contro la disoccupazione. Infatti, tale emolumento spetta solo ai lavoratori subordinati assicurati presso l’Inps contro la disoccupazione involontaria. Ne consegue che, ad esempio, i lavoratori autonomi iscritti presso casse previdenziali diverse dall’Inps non hanno diritto alla Naspi.

L’indennità di disoccupazione spetta solo ai lavoratori subordinati del settore privato e ai dipendenti pubblici a tempo determinato. Inoltre, per poter accedere alla Naspi, la cessazione del rapporto di lavoro deve essere avvenuta contro la volontà del dipendente. Ne consegue che la Naspi spetta in caso di licenziamento ma non spetta in caso di dimissioni o risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, seppure con alcune eccezioni.

A tali requisiti di base se ne aggiungono altri due:

  1. requisito contributivo: possono accedere alla Naspi solo i lavoratori in possesso del cosiddetto requisito contributivo, vale a dire, il versamento all’Inps di almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione involontaria nei 4 anni che precedono l’inizio dello stato di disoccupazione;
  2. requisito lavorativo: per poter accedere a tale beneficio, il lavoratore deve aver lavorato, nei 12 mesi che precedono la cessazione del rapporto di lavoro, per almeno 30 giornate di lavoro effettivo.

Naspi: è compatibile con il contratto di lavoro intermittente

L’indennità di disoccupazione viene erogata al lavoratore al fine di avere una tutela economica nel periodo necessario a trovare una nuova occupazione. Ne consegue che se il lavoratore viene assunto con un contratto a tempo indeterminato la Naspi decade. Lo stesso effetto si produce se il lavoratore sottoscrive un contratto a termine di durata superiore a 6 mesi.

Ma cosa succede se al percettore di Naspi viene proposto un contratto di lavoro intermittente?Come noto, il contratto a chiamata prevede la mera possibilità che il lavoratore venga chiamato a lavorare da parte del datore di lavoro. Con questo contratto, infatti, il lavoratore intermittente si mette a disposizione del datore di lavoro che può chiamarlo a lavorare per un numero massimo di giornate pari a 400 nel triennio.

Il contratto a chiamata può prevedere, o meno, l’obbligo di disponibilità del lavoratore e, in questo caso, deve anche prevedere l’erogazione al dipendente di una somma di denaro detta indennità di disponibilità.

L’Inps [2] ha chiarito che in caso di lavoro intermittente senza obbligo di risposta l’indennità viene sospesa solo per le giornate di lavoro effettivamente prestato. Per i giorni non lavorati, invece, la Naspi viene erogata. In caso di contratto a chiamata con obbligo di disponibilità, invece, occorre verificare a quanto ammonta il reddito percepito annualmente. La Naspi, infatti, si mantiene solo se i proventi da reddito da lavoro dipendente non superano euro 8.000 annui.


note

[1] D.lgs. 22/2015.

[2] Inps, circolare n. 142 del 2015.


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