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Covid: ecco i dati che decideranno il Dpcm di Natale

27 Novembre 2020
Covid: ecco i dati che decideranno il Dpcm di Natale

I nuovi numeri sull’andamento dell’epidemia sono incoraggianti, come spiegano ministero della Salute e Istituto superiore di sanità. 

In Italia, l’indice di trasmissione del Coronavirus cala e arriva a 1,08. Al massimo, raggiunge il valore di 1,25 in qualche regione. Vuol dire che, quasi ovunque, la velocità di contagio sta rallentando ed è «compatibile con uno scenario di tipo 1, in miglioramento». È scritto nel report stilato da ministero della Salute e Istituto superiore di sanità (Iss).

La bozza degli esperti fotografa una situazione ancora delicata, per la pressione sul sistema sanitario e la possibilità di ripiombare in un’escalation di contagi non gestibile. Ma le buone notizie, riguardanti il periodo 16-22 novembre, con dati aggiornati al 25, sono molte. Per esempio, il fatto che «per la prima volta da molte settimane l’incidenza negli ultimi 14 giorni è diminuita a livello nazionale».

Il fatto che questo monitoraggio sia buono potrebbe forse aprire a un Natale un po’ più sereno, ma questo si vedrà solo dal prossimo decreto atteso per il 4 dicembre, alla scadenza dell’ultimo Dpcm del 3 novembre. Sarà, in pratica, il report in base al quale la cabina di regia prenderà decisioni sulle prossime festività.

Dati rassicuranti, ma vietato rilassarsi

Il virus dunque corre meno velocemente in tutta Italia. «Dati incoraggianti», commentano da Iss e ministero, anche se «resta essenziale evitare gli eventi aggregativi», per continuare su questa strada. Vietato rilassarsi. Ecco perché «si conferma la necessità di mantenere la drastica riduzione delle interazioni».

«L’incidenza – è scritto nella bozza del report – rimane ancora troppo elevata per permettere una gestione sostenibile, pertanto sarà necessario raggiungere livelli di trasmissibilità significativamente inferiori di 1, consentendo una rapida diminuzione nel numero di nuovi casi di infezione e, conseguentemente, una riduzione della pressione sui servizi sanitari territoriali e ospedalieri». La missione, dunque, resta quella di portare l’Rt al di sotto del valore 1.

Le regioni a rischio alto

Sebbene l’indice di trasmissione stia scendendo, metà del Paese corre ancora il rischio che la situazione precipiti. «Quasi tutte le Regioni o Province autonome sono ancora classificate a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile sul territorio, o a rischio moderato con alta probabilità di progredire a rischio alto nelle prossime settimane. In particolare, 10 Regioni o Province autonome sono classificate a rischio alto di una trasmissione di Sars-CoV-2».

Si tratta di Abruzzo, CampaniaEmilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Provincia autonoma di Bolzano, Puglia, Sardegna e Toscana. Anche la Calabria è stata inserita nell’elenco, ma solo precauzionalmente, «in quanto non valutabile in modo attendibile per completezza del dato di sorveglianza insufficiente al momento della valutazione anche per la stima dell’Rt».

Sanità in pressing

Il rischio alto è collegato anche a una difficile gestione sanitaria della pandemia. Al 24 novembre, risultano essere 17 le regioni che hanno «superato almeno una soglia critica in area medica o terapia intensiva».

Con l’attuale ritmo di diffusione del virus, quasi tutte le Regioni o Province autonome «hanno una probabilità maggiore del 50% di superare almeno una di queste soglie entro il prossimo mese». Per tutti questi motivi l’invito resta quello a non abbassare la guardia e a seguire tutte le raccomandazioni.



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