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Cosa si intende per ricorrere in appello?

29 Novembre 2020
Cosa si intende per ricorrere in appello?

Cosa significa giudizio di secondo grado e giudizio sul merito. Cosa sono i gradi di giudizio. 

Un nostro lettore ha perso una causa. L’avvocato gli ha manifestato la possibilità di rivolgersi alla Corte d’Appello per ottenere un secondo “giudizio sul merito”. Ci chiede pertanto cosa si intende per ricorrere in appello, cosa sono i cosiddetti “gradi di giudizio” e, più in particolare, cosa significa «giudizio sul merito». 

Cerchiamo di fare il punto della situazione. In questa breve spiegazione, tenteremo di dare alcune nozioni di procedura civile e penale. Ma procediamo con ordine. 

Cosa sono i gradi di giudizio

Nel nostro ordinamento processuale esistono due gradi di giudizio oltre al ricorso alla Cassazione (che, come vedremo a breve, non è un vero e proprio “terzo grado”). Questi sono:

  • il primo grado;
  • l’appello.

Ciò, nella pratica, significa che la medesima questione, dopo essere stata sottoposta all’attenzione di un giudice, all’esito della sentenza può essere ripresentata a un altro tribunale che giudichi nuovamente lo stesso fatto storico e l’interpretazione della legge data in precedenza. In questo modo, si ottiene una sorta di revisione, di secondo controllo sull’operato del primo giudice. È il mezzo che il nostro sistema ha per evitare eventuali errori nelle decisioni giudiziali. 

Il primo grado di giudizio è quindi la prima decisione, il primo processo. Il secondo grado di giudizio è invece la seconda decisione, il cosiddetto appello, che si sostanzia in un secondo processo.

Quando è possibile l’appello?

L’appello, ossia il secondo grado di giudizio, può essere intrapreso solo da chi ha perso – anche solo parzialmente – il primo grado. La parte vincitrice non può fare appello semplicemente perché non avrebbe alcun interesse a far rivedere una decisione che l’ha dichiarato vittorioso. Tuttavia, è possibile fare appello anche quando, in primo grado, non si è ottenuto tutto ciò che si chiedeva al giudice. Si pensi a una persona che agisca per un risarcimento di 120.000 euro e ne ottenga solo 100.000: questa potrebbe essere legittimata a fare appello.

È possibile fare appello per qualsiasi tipo di giudizio: civile, penale, amministrativo, tributario. 

Cosa significa ricorrere in appello?

Ricorrere in appello significa dunque presentare una domanda al giudice di secondo grado o, come alcuni dicono, “appellarsi”.

Fare ricorso in appello vuol dire iniziare una nuova causa per la revisione della prima e magari per sovvertirne le sorti.

Ma chi è che decide in secondo grado? Il giudice d’appello:

  • per le questioni decise, in primo grado, dal giudice di pace è il tribunale;
  • per le questioni decise, in primo grado, dal tribunale è la Corte d’Appello.

Il giudice di secondo grado è prestabilito dalla legge secondo criteri fissati dal Codice di procedura civile e penale. Dunque, così come avviene in primo grado, le parti non possono decidere da sé a quale giudice o tribunale rivolgersi.

A seconda che riguardi una sentenza civile o penale, l’appello dovrà seguire regole di procedura diverse. Senza voler approfondire troppo le questioni tecniche, riservate agli avvocati, si rinvia a due precedenti articoli:

Che significa giudizio sul merito?

«Giudicare sul merito» significa valutare la vicenda in concreto, come si è svolto il fatto, quali sono le prove e tutte le circostanze ad esse collegate come, ad esempio, l’analisi delle dichiarazioni dei testimoni e dei pareri dati dai consulenti tecnici. 

Il giudizio sul merito è quindi un giudizio sul fatto stesso.

Legittimati a decidere sul merito sono solo il giudice di primo e di secondo grado. Come vedremo a breve, infatti, la Cassazione non può giudicare, per la terza volta, sul merito della vicenda: non può, ad esempio, sentire nuovi testimoni o gli stessi già escussi in presenza. Essa può solo verificare la corretta interpretazione che della legge è stata fatta nei gradi di giudizio precedenti, dando ormai per assodati – e quindi non più giudicabili – tutti gli altri elementi della decisione. 

Che succede dopo l’appello?

In appello può succedere che vinca la parte che aveva già vinto in primo grado o che, al contrario, quest’ultima risulti soccombente e che vinca invece quella che prima aveva perso. In entrambi i casi, chi viene sconfitto in secondo grado può ricorrere in Cassazione. Dunque, è ben possibile che un soggetto che abbia perso il primo e il secondo grado si rivolga alla Cassazione.

Come abbiamo anticipato, il ricorso in Cassazione non può rimettere in decisione il merito della vicenda, ma è solo un giudizio sull’interpretazione e/o sulla motivazione giuridica fornita dal giudice di primo o di secondo grado, o ancora sul rispetto delle regole di procedura civile. 

Si dice, a riguardo, che il giudizio in Cassazione è “a critica vincolata”: non è cioè come il primo e il secondo grado in cui il giudice può decidere su ogni questione, ma può solo valutare la presenza di specifici vizi elencati dalla legge (si pensi all’assente o alla contraddittoria motivazione). 



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1 Commento

  1. la legge dovrebbe essere uguale per tutti. invece non è vero,, la legge la fanno i chi riesce a infinocchiare anche i Giudici, che molte volte, gli piace essere infinocchiati,, ,,.

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