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Lettera dimissioni senza preavviso

13 Giugno 2021
Lettera dimissioni senza preavviso

Quando le dimissioni sono determinate da un gravissimo inadempimento del datore di lavoro non è necessario rispettare il periodo di preavviso contrattuale.

Non ricevi lo stipendio ormai da sei mesi. Sei stufo di questa situazione e hai deciso di dimetterti per giusta causa. Vuoi sapere quale procedura devi seguire e che cosa devi scrivere nella lettera di dimissioni da inviare al datore di lavoro.

Dimettersi dal posto di lavoro è, in linea generale, una scelta libera e volontaria che il lavoratore può sempre decidere di adottare nel rispetto del periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo applicato. Quando, tuttavia, le dimissioni sono il risultato di un comportamento datoriale scorretto è possibile dimettersi per giusta causa, senza rispettare il preavviso. Cosa scrivere, però, nella lettera dimissioni senza preavviso?

Come vedremo, rassegnare le dimissioni per giusta causa non esonera il lavoratore dalla necessità di eseguire la procedura telematica prevista dalla legge. Tuttavia, oltre alle dimissioni telematiche, è bene inviare anche una lettera al datore di lavoro per chiedere il pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso.

Che cosa sono le dimissioni?

Le dimissioni sono l’atto unilaterale recettizio con cui il lavoratore comunica al datore di lavoro la sua decisione di cessare il rapporto di lavoro a partire da una determinata data. Le dimissioni sono, sul fronte del lavoratore, un atto paritetico al licenziamento.

Nel nostro ordinamento, il lavoratore può rassegnare in ogni momento le dimissioni da un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, senza dover indicare la ragione che le ha rese necessarie.

Diversamente, se il contratto di lavoro è a tempo determinato, le parti si sono impegnate a darne esecuzione fino alla data di scadenza finale indicata nel contratto stesso. Ne consegue che non è possibile dimettersi ante tempus da un rapporto a termine e, se si decide comunque di procedere in questa direzione, si rischia di ricevere una richiesta risarcitoria da parte del datore di lavoro.

Cos’è il preavviso di dimissioni?

Pur essendo le dimissioni un atto libero e volontario la legge prevede che le stesse siano rassegnate nel rispetto del periodo di preavviso indicato nel contratto collettivo di lavoro applicato al rapporto di lavoro [1]. La funzione del preavviso è consentire al datore di lavoro di riorganizzare l’attività alla luce della fuoriuscita del dipendente.

La durata del preavviso non è fissa ma varia a seconda di una serie di fattori tra cui:

  • categoria legale di inquadramento;
  • livello di inquadramento nella scala di classificazione del personale del Ccnl;
  • anzianità di servizio del lavoratore.

Inoltre, alcuni contratti collettivi prevedono che il periodo di preavviso non inizi a decorrere subito dopo la comunicazione di dimissioni ma a partire dal giorno 1 o dal giorno 16 del mese.

Per conoscere la durata del preavviso nel proprio caso specifico occorre, dunque, consultare la relativa sezione del Ccnl. Se il lavoratore si dimette senza rispettare il periodo di preavviso di dimissioni dovrà versare al datore di lavoro un’indennità di mancato preavviso pari alla retribuzione che avrebbe percepito durante il preavviso. Il datore di lavoro sarà, quindi, legittimato a trattenere questa somma delle spettanze di fine rapporto.

Quando è possibile rassegnare le dimissioni senza preavviso?

Può accadere che le dimissioni non siano, in realtà, una scelta libera e volontaria del lavoratore ma siano il risultato di un gravissimo inadempimento del datore di lavoro che non consente la prosecuzione nemmeno momentanea del rapporto di lavoro. In questo caso si parla di dimissioni per giusta causa [2].

L’analisi della giurisprudenza consente di affermare che, a titolo esemplificativo, si considerano per giusta causa le dimissioni determinate [3]:

  • dal mancato pagamento dello stipendio mensile;
  • dall’aver subito molestie sessuali sul luogo di lavoro;
  • dall’aver subito modifiche peggiorative delle proprie mansioni;
  • dall’aver subito atti di mobbing;
  • dall’aver subito variazioni peggiorative delle condizioni di impiego dopo il trasferimento d’azienda o di un ramo di essa;
  • dall’essere stato trasferito in una sede di lavoro diversa da quella prevista dal contratto senza le ragioni tecniche, organizzative e produttive richieste dalla legge;
  • dall’essere stato vittima di comportamenti ingiuriosi da parte del datore di lavoro o del superiore gerarchico.

In questi casi il lavoratore può dimettersi in tronco, senza rispettare il periodo di preavviso di dimissioni. Inoltre, il lavoratore potrà chiedere al datore di lavoro il pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso, proprio come se fosse stata l’azienda a licenziare il dipendente.

Lettera dimissioni senza preavviso

A partire dal 2016 la legge [4] ha introdotto una specifica procedura telematica che deve essere seguita per rassegnare le dimissioni o la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Anche in caso di dimissioni per giusta causa è necessario seguire tale procedura accedendo all’apposita sezione disponibile nel sito www.cliclavoro.gov.it.

Oltre a far pervenire al datore di lavoro le dimissioni telematiche, tuttavia, è anche consigliabile inviare all’azienda una lettera dimissioni senza preavviso con cui evidenziare le ragioni che hanno reso di fatto obbligatoria la scelta delle dimissioni e chiedere il pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso.


Facsimile lettera dimissioni senza preavviso

Spettabile società,

con la presente comunico le mie dimissioni per giusta causa, con effetto immediato, dal rapporto di lavoro intercorrente.

Le dimissioni per giusta causa si sono rese necessarie a causa del protrarsi del mancato pagamento della retribuzione.

Il rapporto di lavoro deve, quindi, intendersi risolto a partire dalla data odierna.

Resto in attesa di ricevere le spettanze di fine rapporto ed il pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso.

Distinti saluti

Mario Rossi

note

[1] Art. 2118 cod. civ.

[2] Art. 2119 cod. civ.

[3] Inps, Circolare n. 163/2003.

[4] D.lgs. 151/2015.


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