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Visita al figlio minore: è un obbligo?

29 Novembre 2020
Visita al figlio minore: è un obbligo?

Violazione degli obblighi di assistenza morale da parte del padre o della madre: sanzioni penali e risarcimento del danno.

Nel momento in cui il figlio viene assegnato al genitore con cui questi ha più “feeling” (genitore che di solito è la madre), all’altro viene assegnato un calendario di incontri. Calendario che, se non concordato di comune accordo dagli stessi genitori, viene definito dal giudice nel corso di una regolare causa, la stessa che definisce anche l’affidamento del minore. 

Cosa succede però se questo calendario non viene rispettato? La visita al figlio minore è un obbligo? Ecco cosa è stato stabilito, in proposito, dalla giurisprudenza.

Gli obblighi morali dei genitori verso i figli

Se è vero che, il più delle volte, quando una coppia si separa il problema principale è rappresentato dalla quantificazione dell’assegno di mantenimento per i figli, è anche vero che non è questo l’unico obbligo che la legge impone ai genitori. Insieme agli adempimenti di carattere economico vi sono anche quelli morali. Con ciò si intende il dovere del padre e della madre di educare, istruire e badare ai figli. E non solo. Anche il semplice fatto di “volere bene” al proprio figlio o, quanto meno, di essere partecipi alla sua crescita è un dovere legale. Il genitore assente può essere infatti condannato, al pari di quello che non versa gli assegni di mantenimento, al risarcimento del danno. Danno causato dalla carenza affettiva. 

Ad agire contro il genitore indifferente può essere lo stesso figlio, una volta divenuto maggiorenne, che potrà far valere il proprio diritto ad una crescita serena e partecipata sia dal padre che dalla madre. 

Il diritto di visita del genitore

Comunemente, si parla di “diritto di visita” del genitore nei confronti del figlio collocato presso l’ex coniuge o partner. Tuttavia si dimentica, con tale espressione, che le visite vengono stabilite sulla base dell’esclusivo interesse del minore stesso, interesse che si sostanzia nella cosiddetta bigenitorialità. È infatti noto che solo crescendo in un ambiente sereno ed a contatto sia col padre che con la madre, che si forma una piena personalità del giovane. 

Se è vero dunque che le visite vengono stabilite per garantire il diritto del figlio alla bigenitorialità, è anche vero che, se proprio di diritto si vuol parlare, questo è in capo al figlio e non al genitore. Il genitore ne trarrà il naturale soddisfacimento di un istinto naturale, ma anche laddove dovesse essere per lui un peso non vi si potrà sottrarre. In altri termini, quello che per il padre (o per la madre) è il diritto di visita, è anche un dovere. Ecco perché alcuni commentatori parlano più propriamente di diritto-dovere di visita verso il minore. 

La violazione di tale dovere implica un reato: quello di «violazione degli obblighi di assistenza morale» sanzionato dall’articolo 570 primo comma del Codice penale a norma del quale è prevista la reclusione fino a un anno o la multa da 103 a 1.032 euro. Oltre a ciò, come detto, può scattare il risarcimento del danno da carenza affettiva.

Ma attenzione: come spiegato di recente dalla Cassazione [1], l’obbligo di assistere moralmente i figli sussiste fino alla loro maggiore età (al contrario dell’obbligo di assisterli economicamente che invece cessa solo con l’indipendenza economica e, quindi, con l’acquisizione di un lavoro stabile). Dunque, il dovere di visita verso i figli scatta solo in presenza di un bambino o di un giovane fino a 18 anni. 

Il dovere di visita vede, come soggetto controinteressato, il figlio e non l’altro genitore. Sicché, anche laddove quest’ultimo dovesse acconsentire ai mancati incontri tra il bambino e il genitore non convivente, non è escluso che quest’ultimo possa essere citato in un tribunale, anche a distanza di numerosi anni, dal figlio stesso.

Dall’altro lato, neanche il genitore convivente può ostacolare il diritto di visita dell’ex coniuge o partner: in caso contrario, potrebbe essere sanzionato dal giudice o, nei casi più gravi, perdere anche l’affidamento e la collocazione del figlio stesso.

Diritto-dovere di visita del genitore verso il figlio: ultime sentenze

Esistono numerose sentenze in giurisprudenza che accordano al figlio il risarcimento del danno nei confronti del genitore inadempiente al dovere di visita. Ecco alcune delle più recenti.

Il risarcimento dei danni, previsto a carico del genitore che non abbia adempiuto i provvedimenti giudiziali relativi alla prole, ovvero abbia comunque tenuto condotte pregiudizievoli per il figlio minore, ha natura sanzionatoria, sicché prescinde dal concreto accertamento del pregiudizio arrecato ed è invece rapportabile ai danni punitivi (nella specie, il tribunale ha condannato il padre, che esercitava del tutto sporadicamente il diritto di visita ed era assente dalla vita del figlio minore, con conseguente sofferenza di quest’ultimo, al risarcimento dei danni, in favore del figlio stesso, quantificati equitativamente in un importo corrispondente a quello dovuto per il suo mantenimento a decorrere dall’udienza presidenziale nel giudizio di separazione, disponendone infine l’affido esclusivo alla madre).

Tribunale Venezia , 18/05/2018

Il genitore inadempiente agli obblighi inerenti il diritto di visita può essere condannato al risarcimento del danno nei confronti del minore, ex art. 709 ter c.p.c., e deve condividersi l’indirizzo interpretativo che ricostruisce tale istituto tale istituto in termini di danno punitivo, riconducibile alla categoria delle cd. astreintes, con la conseguenza che la valutazione del giudice prescinde dall’accertamento dell’effettiva sussistenza degli elementi richiesti dall’art. 2043 c.c. e deve essere improntata a criteri equitativi.

Tribunale Novara , 21/07/2011

Quando il genitore non affidatario viene ostacolato nell’esercizio del diritto di visita al figlio minore, tale circostanza integra lesione di un diritto personale costituzionalmente garantito, e rappresenta un fatto costitutivo del diritto al risarcimento dei danni non patrimoniali, sotto l’aspetto sia del danno morale soggettivo (patema d’animo), sia dell’ulteriore pregiudizio derivante dalla privazione delle positività derivanti dal rapporto parentale.

Tribunale Monza , sez. IV , 08/07/2004

L’applicazione delle sanzioni previste dall’art. 709 ter c.p.c. ha i propri presupposti di fatto nell’inadempimento di uno dei coniugi a quanto stabilito dai provvedimenti presidenziali nonché in comportamenti lesivi degli interessi della prole: ne consegue che tali sanzioni devono essere applicate nelle ipotesi in cui uno dei coniugi non adempia agli obblighi di mantenimento disposti dai suddetti provvedimenti e non visiti regolarmente i figli in modo tale da mantenere e sviluppare con gli stessi un corretto rapporto genitoriale.

Tribunale Modena , 07/04/2006


note

[1] Cass. sent. n. 33662/20 del 27.11.2020.

Autore immagine: depositphotos.com


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