Diritto e Fisco | Articoli

Lettera di trasferimento

16 Febbraio 2021
Lettera di trasferimento

Il lavoratore può essere trasferito in una unità produttiva diversa da quella prevista dal contratto solo a fronte di ragioni oggettive.

Hai deciso di firmare il contratto di lavoro con il tuo attuale datore di lavoro anche a causa della vicinanza della sede di lavoro alla tua residenza. Hai, tuttavia, ricevuto una lettera di trasferimento in un luogo di lavoro molto distante dalla città in cui vivi. Vuoi sapere come puoi tutelare i tuoi interessi.

Il luogo di lavoro è uno degli elementi indefettibili che deve essere indicato nel contratto individuale di lavoro. Nel corso del tempo, tuttavia, le esigenze aziendali possono cambiare ed è, quindi, possibile modificare la sede di lavoro e trasferire il lavoratore in un’altra unità produttiva.

Se hai ricevuto una lettera di trasferimento ti stai, sicuramente, chiedendo che cosa puoi fare per evitare di doverti trasferire in un’altra città. Come vedremo, il lavoratore ha la possibilità di impugnare la modifica della propria sede di lavoro dimostrando che non vi sono ragioni oggettive che hanno reso necessaria questa decisione.

Che cos’è il luogo di lavoro?

Il contratto individuale di lavoro deve indicare una serie di elementi indefettibili che costituiscono i caratteri essenziali del rapporto di lavoro. Uno dei principali elementi che deve essere indicato nella lettera di assunzione è il luogo di lavoro, ossia, la sede aziendale presso cui il lavoratore deve recarsi, nel rispetto dell’orario di lavoro previsto dal contratto, per eseguire la prestazione di lavoro corrispondente alle sue mansioni.

Il luogo di lavoro è un elemento fondamentale, che spesso costituisce il motivo fondamentale per cui il lavoratore si determina ad accettare quel posto di lavoro. È, infatti, intorno al luogo di lavoro che solitamente il lavoratore organizza la sua vita personale ed affettiva.

Trasferimento del lavoratore: quando è possibile

Nel corso del tempo, può accadere che le condizioni dell’azienda cambino e che si ponga la necessità di modificare il luogo di lavoro previsto originariamente nel contratto. Il trasferimento del lavoratore è possibile, secondo la legge [1], solo se sono presenti comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive che lo rendono necessario. Il cambiamento della sede di lavoro, infatti, produce un notevole impatto sulla vita personale del lavoratore e la legge esige, dunque, che questo sacrificio sia realmente necessario e non evitabile.

In particolare, per poter trasferire un dipendente è necessario dimostrare:

  • l’inutilità di quel lavoratore presso la sede di origine;
  • la necessità delle specifiche competenze di quel lavoratore presso la sede di destinazione;
  • l’utilizzo di criteri di scelta, nelle determinazione del lavoratore da trasferire, ispirati a correttezza e buona fede.

Il trasferimento è, quindi, un atto unilaterale del datore di lavoro, che non necessita il consenso del lavoratore, ma che tuttavia deve fondarsi su ragioni oggettive e dimostrabili in un eventuale giudizio.

Lettera di trasferimento: cosa fare?

Quando riceve una lettera di trasferimento presso un’altra sede di lavoro, il lavoratore si chiede se può agire per evitare di dare seguito a tale ordine datoriale.

Uno degli elementi caratterizzanti il rapporto di lavoro subordinato, tuttavia, è il potere direttivo del datore di lavoro, ossia, il potere dell’imprenditore di indicare al lavoratore le modalità di esecuzione della prestazione di lavoro. Ne consegue che, in prima battuta, il lavoratore deve adempiere all’ordine datoriale di trasferirsi nella sede di destinazione.

Tuttavia, se reputa che non vi siano comprovate ragioni che giustificano tale scelta, il lavoratore, entro 60 giorni dalla data di ricevimento della lettera di trasferimento, può impugnare la modifica della sede di lavoro in via stragiudiziale, inoltrando una lettera al datore di lavoro di proprio pugno oppure per il tramite di un legale o del sindacato. Nei 180 giorni che seguono la data di invio dell’impugnazione stragiudiziale del trasferimento il lavoratore potrà presentare ricorso presso il giudice del lavoro competente per territorio e chiedere che venga dichiarata l’illegittimità del trasferimento, con la conseguente condanna del datore di lavoro al ripristino della precedente sede lavorativa.

Nel corso del giudizio il datore di lavoro avrà l’onere di dimostrare la presenza delle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive che hanno reso necessario il trasferimento e di aver seguito i principi di correttezza e buona fede nella scelta del dipendente da trasferire.


note

[1] Art. 2103 cod. civ.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube