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Video hot privato: cosa rischia chi lo diffonde senza consenso?

18 Febbraio 2021 | Autore:
Video hot privato: cosa rischia chi lo diffonde senza consenso?

Revenge porn: cosa succede a chi pubblica video o immagini sessualmente espliciti senza l’autorizzazione della persona ripresa?

La tecnologia di cui sono dotati i moderni smartphone consente di realizzare videoriprese e fotografie che, in un batter d’occhio, possono essere trasmesse ad amici, conoscenti e perfino sconosciuti. Quante persone, dopo essersi scattate un selfie, hanno condiviso pubblicamente l’immagine sul proprio profilo social, così che tutti potessero vedere il ritratto? La “fluidità” di internet può però costituire un problema, soprattutto se vengono messe in rete foto e video che avrebbero dovuto rimanere privati. Ciò accade purtroppo sempre più spesso tra persone che hanno condiviso una relazione sentimentale: quando ci si lascia, si approfitta dei contenuti audio e video di cui si è ancora in possesso per divulgarli a mo’ di vendetta. Cosa rischia chi diffonde un video hot privato senza consenso?

Proprio per far fronte questo triste fenomeno la legge italiana ha introdotto il reato di revenge porn: chiunque rende pubblici video o immagini sessualmente espliciti che avrebbero dovuto rimanere privati rischia fino a sei anni di galera. Insomma: non si tratta di una semplice violazione della privacy, per la quale l’autore dell’illecito se la può cavare con un semplice risarcimento dei danni. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo cosa rischia chi pubblica video o foto erotiche senza il consenso dell’interessato.

Revenge porn: quando è reato?

Diffondere un video privato hot senza il consenso della persona ripresa costituisce reato.

Per la legge [1], chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione.

Si tratta del reato di revenge porn: le immagini erotiche sono lecitamente catturate col consenso di chi v’è ritratto; ciò che è illecito, però, è la diffusione delle stesse, per le quali non v’è stata alcuna autorizzazione. Facciamo un esempio

Carlo e Paola sono fidanzati. Di comune accordo, si sono ripresi durante alcuni momenti di intimità. A seguito della fine della relazione Carlo, per vendicarsi, pubblica su Facebook e Instagram alcuni video e immagini che ritraggono Paola in pose sessualmente esplicite.

Revenge porn: per quali persone scatta il reato?

Il reato di revenge porn può essere commesso:

  • da colui che ha direttamente realizzato la foto o il video sessualmente espliciti;
  • da chi ha ottenuto illecitamente il materiale hard, ad esempio rubandolo dal pc ove era conservato (si pensi al pirata informatico);
  • da chi ha ricevuto lecitamente i contenuti osé, ad esempio direttamente da parte di colui che vi è rappresentato;
  • da persone che ne hanno la disponibilità perché il contenuto è già stato messo in circolazione.

In pratica, la legge punisce chiunque abbia a che fare con la diffusione illecita di immagini o di video hot che avrebbero dovuto restare privati, sottoponendo alla medesima pena tanto colui che ha diffuso il materiale osé perché lo aveva personalmente realizzato (pensa al fidanzato che abbia scattato alcune foto alla fidanzata e poi le pubblichi), tanto colui che, entrato in possesso di tali contenuti per altra via, contribuisca alla loro diffusione.

Il codice penale dice infatti che la stessa pena prevista per chi ha realizzato o sottratto le immagini compromettenti e le ha poi diffuse si applica anche a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video suddetti, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di danneggiarli.

Dunque, per coloro che contribuiscono alla diffusione illecita di immagini hard, la legge prevede un particolare elemento psicologico affinché possano incorrere in reato: la diffusione o la pubblicazione dei contenuti sessualmente espliciti deve avere lo scopo preciso di arrecare un danno alle persone ritratte.

In altre parole, è necessario un particolare dolo specifico, cioè la volontà consapevole di danneggiare la persona o le persone immortalate nelle immagini compromettenti.

Tizia, per vendicarsi del fidanzato che l’ha tradita, pubblica in rete alcune immagini compromettenti del ragazzo. Caio, amico di Tizia, vede le immagini su facebook e le condivide sul proprio profilo, pensando che la persona ritratta abbia prestato il proprio consenso.

Nell’esempio appena riportato, la diffusione dei contenuti hard da parte di chi non aveva originariamente il possesso del materiale osé è stata fatta in maniera innocente, senza l’intenzione di arrecare un danno alla persona ritratta. In questo caso, dunque, non si ha il reato di revenge porn. Resta invece il reato per colui che per prima ha effettuato la diffusione perché era in possesso delle foto e dei video.

Revenge porn: com’è punito?

Chi diffonde senza consenso un video hot privato rischia la reclusione da uno a sei anni e la multa da cinquemila a quindicimila euro.

La legge prevede un inasprimento della pena in alcune particolari ipotesi, e cioè:

  • se la diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti è commessa dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici (è la classica ipotesi del revenge porn attuato dall’ex fidanzato attraverso social network);
  • se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica, o in danno di una donna in stato di gravidanza.

Revenge porn: serve la querela?

Il reato di revenge porn è punito a querela della persona offesa, da proporsi nel termine di sei mesi. L’eventuale remissione della querela  può essere soltanto  processuale, nel senso che la vittima deve presentarsi dal giudice e dichiarare tale intenzione.

Il delitto di revenge porn è procedibile d’ufficio (nel senso che chiunque può fare segnalazione alle autorità, anche persona diversa dalla vittima) quando:

  • la persona offesa è in condizione di inferiorità fisica o psichica;
  • si tratta di donna in stato di gravidanza;
  • il fatto è commesso insieme ad altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio (pensa al revenge porn combinato a una richiesta estorsiva).

note

[1] Art. 612-ter cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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8 Commenti

  1. Credo sia ignobile da parte di una persona mettere in circolazione un video che ritrae il partner in un momento di intimità. Con che autorizzazione e con che spirito si permette di divulgare un contenuto privato?

  2. Che vergogna! uomini che mettono l’intimità delle donne con cui sono stati alla mercé di tutti meritano di essere puniti severamente perché con il loro comportamento distruggono psicologicamente una persona oltre che infangare la sua reputazione e metterla in pericolo esponendo il suo corpo e la sua intimità alla visione di un numero indeterminato di soggetti e di persone depravate

  3. Purtroppo il sexting e il revenge porn sono fenomeni attualissimi, soprattutto in periodo di pandemia in cui è difficile vedersi e la gente si scambia messaggi e foto/video hot. Solo che la morale e la correttezza, oltre che la legge, vorrebbero il rispetto della privacy della persona protagonista delle immagini compromettenti…

  4. Io evito di inviare foto e video privati. Quando il mio ex mi ha chiesto di fare un video, mi sono subito rifiutata temendo che potesse rimanere sul suo dispositivo e che non lo cancellasse. E per com’è finita è stato meglio così

  5. Sebbene se ne sentano tante, la gente continua a fidarsi e a scambiarsi magari con perfetti sconosciuti immagini provocanti e compromettenti con il rischio che dall’altra parte possa esserci un soggetto psicologicamente instabile e irresponsabile che, non appena ricevuto il materiale pornografico, provvede a farlo circolare tra i suoi contatti. Io dico di non fidarsi che è meglio!

  6. Mi sono iscritta da un po’ di tempo, dopo il divorzio drammatico con mio marito, in una chat di incontri e mi hanno contattato un paio di uomini inoltrandomi foto particolari e spingendomi e fare altrettanto. Ovviamente, mi sono rifiutata e li ho bloccati. Ma è normale che ci sia gente messa così male? Cioè uno non si può iscrivere in queste chat per conoscersi e magari approfondire la conoscenza di persona, piuttosto che approcciarsi in modo così squallido?

  7. Abbiamo sentito tante storie di cronaca conclusesi con tragici epiloghi come il suicidio della vittima di revenge porn… Purtroppo, certe vicende possono macchiare per sempre la vita di una persona che non riesce più a condurre un’esistenza in tranquillità senza essere derisa, attaccata, molestata e accusata di comportamenti riprovevoli solo perché nell’intimità con il proprio partner si era sentita libera di vivere il rapporto e questo infame si è sentito in diritto di metterlo in circolazione senza il suo consenso.

  8. Io penso che la cosa migliore per tutelarsi sia evitare di condividere foto e video con qualsiasi persona. Anche con il compagno di una vita perché la storia può finire e quello per ripicca può minacciarti oppure può rovinarti per una serie di immagini che gli avevi inoltrato con la sicurezza e la fiducia nella bontà del suo comportamento…

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