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Cosa si intende per imposta sostitutiva?

18 Febbraio 2021
Cosa si intende per imposta sostitutiva?

Il rapporto semplificato dei contribuenti con il Fisco. La tassazione agevolata in caso di acquisto di prima casa, plusvalenza per la vendita di immobile e regime fiscale forfettario

Secondo alcune recenti stime, ciascun italiano verserebbe, nelle casse dello Stato, circa 8.300 euro di tasse l’anno. E non è un caso che, in Europa, l’Italia sia la capofila degli Stati con la pressione fiscale più alta. Il Governo ha messo in atto delle strategie per abbassare il gettito delle imposte e, tra queste, vi è anche la creazione di un regime fiscale più snello, con meno aliquote da applicare e più agevolazioni. La regina di questo sistema impositivo che favorisce i risparmi dei contribuenti è l’imposta sostitutiva.

Ma cosa si intende per imposta sostitutiva? Potresti aver letto questo termine sul foglio informativo che pubblicizza i mutui bancari, oppure lo avrai sentito da qualche conoscente che ha già scoperto il vantaggio di pagare le tasse con l’imposta sostitutiva. Se vuoi saperne di più, non devi far altro che leggere questo articolo, in cui ti spieghiamo cos’è l’imposta sostitutiva, quale aliquota prevede e quali requisiti deve avere il contribuente per poter godere dei benefici di questo sistema fiscale.

Cos’è l’imposta sostitutiva?

È possibile risparmiare una buona fetta di tasse pagando una sola imposta al posto di Irpef e tutte le addizionali previste dalle Regioni? Sì, adottando l’imposta sostitutiva. Si tratta di una locuzione parlante, nel senso che dichiara da sé il proprio significato. Infatti, con imposta sostitutiva, si intende un tributo unico che ne sostituisce diversi.

Quindi, invece di applicare aliquote differenti su diverse basi imponibili (redditi, fatturati, mutui, ricavi, ecc.) e sommare gli importi per calcolare la mole di tributi da pagare allo Stato, il calcolo dell’imposta sostitutiva è più agevole.

Quindi, invece di applicare aliquote differenti su diverse basi imponibili (redditi, fatturati, mutui, ricavi, ecc.) e sommare gli importi per calcolare la mole di tributi da pagare allo Stato, il calcolo dell’imposta sostitutiva è più agevole. Basta applicare la percentuale del tributo al valore su cui si calcola per ottenere immediatamente l’ammontare delle imposte erariali.

Vedremo più avanti degli esempi pratici per capire come si calcola mentre ora ci preme sottolineare che il contribuente, mediante imposta sostitutiva, pagherà una sola tassa, che è generalmente inferiore rispetto a quella derivante da aliquote ordinaria.

Quanto detto sinora spiega il significato del termine, ma non esiste un’unica imposta sostitutiva: esistono tante aliquote per ogni campo di intervento dell’imposta stessa.

Più nello specifico, l’imposta sostitutiva cambia a seconda che si parli di:

  • un mutuo per l’acquisto di un immobile;
  • ricavi derivanti dalla cessione di un immobile;
  • regimi fiscali.

Scopriamo insieme a quanto ammonta e come si calcola l’imposta sostitutiva per ciascuno di questi ambiti.

Mutuo per l’acquisto di un immobile: qual è l’imposta sostitutiva?

Partiamo subito da un esempio.

Nel 2016, dopo anni di risparmi, Tizio si è finalmente deciso ad acquistare una casa e sa che, oltre al valore dell’immobile, dovrà pagare una sfilza di altre imposte. La casa dei suoi sogni costa 450.000 euro e, per concludere l’operazione finanziaria, l’acquirente necessita del supporto economico di una banca. Per questo motivo, accende un mutuo di 150.000 euro.

Quali imposte dovrà pagare Tizio per l’acquisto dell’immobile? Per rispondere alla domanda dobbiamo procedere con ordine. Come abbiamo visto, Tizio vuole comprare la sua prima casa ed è, questo, il requisito essenziale per godere dell’imposta sostitutiva.

Nel caso di Tizio, l’imposta sostitutiva prende il posto:

  • dell’imposta di registro;
  • dell’imposta di bollo;
  • dell’imposta catastale.

Diamo una rapida occhiata a tutte queste imposte che, nel caso preso come esempio, cedono il posto all’imposta sostitutiva.

L’imposta di registro

L’imposta di registro è un tributo che occorre pagare per iscrivere la transazione finanziaria nel registro immobiliare. In altre parole, questo tributo è dovuto perché si registra il passaggio di proprietà della casa. Si calcola applicando l’aliquota del 2% sul valore catastale dell’immobile, ossia quell’importo, diverso dal prezzo di mercato, che stabilisce l’entità fiscale dell’unità immobiliare.

Se il valore catastale dell’immobile di Tizio fosse di 42.000 euro, dovrebbe pagare 840 €.

L’imposta di bollo

L’imposta di bollo è finalizzata alla trascrizione e registrazione di qualsiasi tipo di atto sopravvenuto tra privati. L’importo è di 16 euro per ogni 4 facciate scritte.

L’imposta catastale

Nel momento in cui un individuo entra in possesso di un bene immobile, deve comunicare all’Agenzia delle Entrate il passaggio di proprietà (la cosiddetta voltura catastale).

Come abbiamo visto precedentemente, un’operazione del genere è già soggetta a imposta di registro, ma oltre a questa, il contribuente deve pagare anche l’imposta catastale di 50 €.

A quanto ammonta l’imposta sostitutiva per l’acquisto di un immobile?

Prendendo come punto di riferimento l’esempio di Tizio, il valore complessivo di imposte che deve pagare per acquistare l’immobile potrebbe essere di 906 € (sommando l’imposta di registro, di bollo e catastale).

Tuttavia, poiché il richiedente vuole acquistare la sua prima casa, ha diritto all’imposta sostitutiva, pari allo 0,25% sul valore del finanziamento concesso dalla banca (che, ricordiamolo, è di 150.000 euro). Questo vuol dire che Tizio dovrà pagare solo 375 euro di imposte, un bel risparmio rispetto ai tributi che avrebbe dovuto pagare in caso di imposte ordinarie.

Plusvalenze per la cessione di un immobile: quando si applica l’imposta sostitutiva?

Poniamo il caso che Tizio, dopo aver acquistato la casa nel 2016, nel giro di tre anni, riesca a rivenderla al prezzo di 600.000 euro. In tal caso, saremmo in presenza di una plusvalenza, ossia un aumento di valore accumulatosi entro un breve periodo di tempo.

Nell’ottica del Fisco, la plusvalenza costituisce un reddito e, quindi, va sommata ai redditi che saranno tassati mediante aliquote Irpef. È chiaro che, maggiore sarà la base imponibile costituita dai redditi, maggiore sarà l’Irpef che dovrà pagare.

Tuttavia, poiché l’operazione finanziaria della cessione di Tizio è avvenuta entro cinque anni dalla data di acquisto dell’immobile, la legge prevede una tassazione separata. Si tratta, in altre parole, della possibilità di non sommare la plusvalenza agli altri redditi, applicando un’imposta sostitutiva.

Secondo l’ordinamento fiscale, se la plusvalenza si è realizzata entro cinque anni, questo reddito è tassabile con un’aliquota del 26%.

Proviamo a mettere a confronto le due situazioni, cioè Tizio che paga l’Irpef sui redditi comprensivi della plusvalenza e Tizio che paga l’imposta sostitutiva sull’aumento di valore dell’immobile.

Nel primo caso, cioè se la vendita dell’immobile è avvenuta dopo il termine dei cinque anni, la plusvalenza va sommata ai redditi. Se, per esempio, Tizio ha un reddito da lavoro dipendente di 30.000 €, a questi dobbiamo aggiungere i 150.000 della plusvalenza e, in totale, il contribuente dovrà versare 57.670 € di Irpef.

In caso di tassazione separata con imposta sostitutiva, Tizio dovrà pagare 7.720 € di Irpef sui redditi da lavoro dipendente e 39.000 € di imposta sostitutiva sulla plusvalenza, per un totale di 46.720 €.

Imposta sostitutiva per regime forfettario: cos’è e quanto si paga

Quando un lavoratore autonomo apre una partita Iva, è soggetto a un regime fiscale ordinario. Questo significa che deve pagare le tasse:

  • sui redditi maturati nel corso dell’anno solare (Irpef e addizionali regionali);
  • sui ricavi fatturati (Irap con eventuali addizionali).

In presenza di specifici requisiti, però, il professionista può accedere al cosiddetto regime forfettario. Si tratta di un sistema di imposizione fiscale che usa come base imponibile solo una parte dei redditi dichiarati sui quali va applicata l’imposta sostitutiva del 15%.

I requisiti che permettono al contribuente di accedere al regime agevolato sono:

  • avere una soglia di ricavi non superiore a 65.000 euro;
  • avere un limite di spese fisse (per esempio, i costi sostenuti per il personale) inferiore a 20.000 euro.

In presenza di questi requisiti, il libero professionista che decida di aprire la partita Iva può scegliere il regime agevolato.

Per capire quanta parte dei redditi va tassata, il contribuente deve fare riferimento al coefficiente di redditività stabilito per il suo codice Ateco.

Il codice Ateco è un numero a sei cifre, univoco, che individua la categoria di appartenenza del lavoratore autonomo, a seconda che egli sia un commerciante, un agricoltore, un avvocato, un veterinario e via di seguito.

Il coefficiente di redditività cambia da professione a professione e indica la percentuale di reddito soggetta a imposta sostitutiva.

Se Tizio fosse titolare di una rosticceria (codice Ateco: 56.10.11), il coefficiente di redditività sarebbe del 40%. Considerando che i ricavi totali percepiti in un anno da Tizio ammontano a 50.000 €, la base imponibile è di 20.000 €. Su questa, basta applicare l’imposta sostitutiva del 15% per calcolare il valore complessivo di imposte che il contribuente deve pagare allo Stato in un anno e cioè 3.000 euro.



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