Diritto e Fisco | Articoli

Affidamento condiviso: distanza massima

30 Novembre 2020
Affidamento condiviso: distanza massima

Il trasferimento del minore con la madre non richiede il preventivo consenso del padre.

Può un genitore separato trasferirsi in un’altra città col figlio di cui è collocatario? E, in tal caso, in presenza anche di un affidamento condiviso, qual è la distanza massima consentita dalla legge? Il tema è molto più frequente di quanto non si creda. Più volte, la giurisprudenza è stata chiamata a valutare circa la legittimità del trasferimento eseguito, nella gran parte dei casi, dalla madre senza il consenso del padre, sia in caso di ex coppie sposate che “di fatto”. 

Il problema che si pone in questi casi è chiaramente legato all’attuazione del diritto di visita del genitore non collocatario, quello cioè che non vive coi bambini: diritto che diventa tanto più inattuabile quanto maggiore è la distanza tra le due residenze. 

Il più delle volte, il trasferimento è legato ad un’esigenza lavorativa. Si pensi alla giovane donna che, separata e con il figlio a carico, decida di andare a vivere in un’altra città, distante molti chilometri da quella dell’ex partner, per poter accettare una nuova occupazione che le consenta di vivere. 

Di certo non è possibile ipotizzare che il genitore collocatario campi solo con l’assegno di mantenimento e che non cerchi una propria occupazione: anzi quest’onere è richiesto dalla stessa giurisprudenza ai fini della sussistenza del diritto al mantenimento. 

Trasferimento del genitore collocatario: ci vuole il consenso dell’altro genitore?

In linea con questo principio, la Cassazione ha detto che non occorre il consenso del padre per il trasferimento del figlio in altro Comune con la madre. Nel caso di specie, si trattava di un trasferimento non molto distante, quello da Lodi a Bergamo (circa 65 km). Ma la stessa regola vale anche per distanze di gran lunga superiori, da un lato all’altro della penisola. Sicché, si può ben dire che non esiste una distanza massima al trasferimento del genitore con il figlio.

La Cassazione ha rilevato che la mancanza del consenso dell’altro genitore al trasferimento non è elemento rilevante nel momento che ciascuno dei genitori vanta un diritto costituzionalmente garantito a determinare la residenza nel luogo ritenuto più opportuno (ex articolo 16 della Costituzione), il tutto naturalmente sempre tenendo presente il primario diritto al benessere del figlio. E di certo, quando il trasferimento viene imposto da esigenze lavorative, in gioco c’è anche il benessere del giovane. 

Da qui il principio sancito dalla Suprema Corte: in caso di genitore collocatario, il trasferimento consequenziale del figlio minore non è di per sé atto illegittimo ove non sia diretto all’esclusivo scopo di allontanare la prole dall’altro genitore.

Trasferimento genitore collocatario: si perde l’affidamento?

Ne deriva che, se uno dei genitori si trasferisce lontano dalla residenza dell’altro genitore non perde l’affidamento. E ciò vale sia per il genitore collocatario che per quello non collocatario. E ciò perché non sono queste le circostanze che possono impedire ad un papà o ad una mamma di assumere decisioni per il bene della prole. 

Lo ha ricordato più volte la Cassazione. L’ultimo precedente è di quest’anno [2]: il mutamento di residenza della madre, collocataria del minore stesso, non fa perdere il diritto all’affidamento. «Il giudice, infatti, deve esclusivamente valutare se sia più funzionale all’interesse della prole il collocamento presso l’uno o l’altro dei genitori, per quanto ciò ineluttabilmente incida in negativo una quotidianità dei rapporti con il genitore non affidatario o non collocatario».

Ed ancora: «Il trasferimento della residenza costituisce oggetto di libera e non coercibile opzione dell’individuo, espressione di diritti fondamentali di rango costituzionale. Il coniuge separato che intenda trasferire la sua residenza lontano da quella dell’altro coniuge non perde perciò l’idoneità ad avere in affidamento i figli minori o ad esserne collocatario, sicché il giudice, ove il primo aspetto non sia in discussione, deve esclusivamente valutare se sia più funzionale all’interesse della prole il collocamento presso l’uno o l’altro dei genitori, per quanto ciò ineluttabilmente incida in negativo sulla quotidianità dei rapporti con il genitore non affidatario. Ai fini della decisione il giudice può fare riferimento al criterio della cosiddetta maternal preference, specie in mancanza di contestazioni sulla valenza scientifica di esso».

Indubbiamente, l’allontanamento incide negativamente sulla frequenza degli incontri tra genitore e figlio nonché sulla quotidianità ma non sulle capacità di amare e di ben gestire il rapporto.

Trasferimento genitore collocatario e diritto di visita dell’altro genitore

Di solito, il trasferimento non incide sul luogo di attuazione del diritto di visita. In altri termini, se il genitore collocatario decide di andare a vivere in un’altra città, il diritto di visita si dovrà comunque continuare ad esercitare nel precedente Comune dove risiedeva il minore e dove l’altro genitore vive. Non si può chiedere, infatti, che sia quest’ultimo ad assumersi gli oneri – anche economici – derivanti dal trasferimento dell’ex. 

Il giudice potrà tuttavia decidere di non frazionare eccessivamente le visite. È evidente, infatti, che stabilire i weekend alternati tra, ad esempio, la casa di mamma che si trova a Cosenza e quella di papà che si trova a Padova, trasformerebbe per il figlio quello che deve essere un piacere in un irragionevole (e folle) sacrificio. Senza considerare gli effetti pregiudizievoli che la stanchezza avrebbe sul rendimento scolastico (oltre che sulla salute) del ragazzo.

Ecco perché, quando le distanze tra genitore e figlio si allungano, è principio saggio quello di dilatare anche la durata della permanenza. Ad esempio, aumentando i giorni di visita nei periodi estivi o festivi. Oppure, privilegiando il prolungamento nei fine settimana –anche se distanziati- piuttosto che stabilire delle visite infrasettimanali.

Approfondimenti

Per maggiori approfondimenti, leggi:


note

[1] Cass. ord. n. 27160/2020.

[2] Cass. sent. n. 5604/2020.

[3] Cass. sent. n. 18087/2016.

Autore immagine: depositphotos.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube