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Quanto è la disoccupazione minima?

21 Febbraio 2021
Quanto è la disoccupazione minima?

Quando un lavoratore subordinato perde involontariamente il lavoro può avere accesso ad una indennità economica erogata dall’Inps.

Hai ricevuto una lettera di licenziamento. Sei preoccupato per il tuo futuro perché il reddito da lavoro costituisce l’unica entrata della tua famiglia. Sai che potrai chiedere la disoccupazione all’Inps ma non sai a quanto ammonterà l’assegno che ti verrà erogato.

La perdita del lavoro porta con sé una serie di preoccupazioni per il lavoratore che, da un giorno all’altro, si ritrova disoccupato e senza il reddito necessario alle proprie esigenze di vita e familiari. Nel nostro ordinamento, nell’ambito del sistema di sicurezza sociale, è prevista l’erogazione ai disoccupati di un’apposita indennità mensile da parte dell’Inps.

Ma a quanto ammonta la disoccupazione? Quanto è la disoccupazione minima? La legge non fissa un valore minimo erogabile mensilmente a titolo di indennità di disoccupazione ma fissa un valore massimo mensile che può essere erogato. In generale, comunque, l’ammontare della disoccupazione è strettamente correlato alla retribuzione percepita dal lavoratore negli ultimi quattro anni.

Che cos’è l’indennità di disoccupazione?

Uno degli eventi per i quali il nostro sistema di sicurezza sociale prevede l’intervento economico dello Stato a favore del lavoratore è la disoccupazione involontaria [1]. Si definisce disoccupazione involontaria qualsiasi fattispecie che conduce alla perdita del lavoro contro la volontà del lavoratore.

Danno diritto alla tutela prevista in caso di disoccupazione involontaria, quindi, eventi come il licenziamento e le dimissioni per giusta causa. Non può, invece, avere accesso alla disoccupazione chi decide liberamente di lasciare il posto di lavoro attraverso le dimissioni volontarie o la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

La tutela offerta al disoccupato è rappresentata dall’erogazione di una somma di denaro mensile detta indennità di disoccupazione o, sulla base dell’ultima riforma del settore [2], Naspi acronimo di nuova assicurazione sociale per l’impiego.

A chi spetta la disoccupazione?

La disoccupazione spetta a tutti i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato che perdono involontariamente il lavoro e che hanno maturato una serie di requisiti prescritti dalla legge.

Per quanto concerne la tipologia di impiego, la Naspi è prevista solo per i lavoratori subordinati del settore privato e per i dipendenti a tempo determinato della pubblica amministrazione. Ne sono, invece, esclusi i dipendenti pubblici a tempo indeterminato, i lavoratori che hanno già maturato i requisiti per il pensionamento ed i lavoratori agricoli.

Per quanto concerne gli ulteriori requisiti, la Naspi spetta solo al lavoratore che abbia versato, nei 4 anni che precedono l’inizio dello stato di disoccupazione, almeno 13 settimane di contribuzione Inps contro la disoccupazione involontaria (requisito contributivo).

Inoltre, per accedere alla disoccupazione, occorre aver prestato servizio per almeno 30 giorni effettivi di lavoro negli ultimi 12 mesi prima della cessazione del rapporto di lavoro (requisito lavorativo).

Quanto è la disoccupazione minima?

Uno dei principali quesiti che si pone il lavoratore disoccupato che fa domanda di accesso alla disoccupazione è quanto riceverà mensilmente dall’Inps. Innanzitutto, occorre chiarire che la legge non fissa una misura minima dell’assegno di disoccupazione ma si limita a fissare una misura massima.

In generale, l’indennità spettante a titolo di Naspi è pari al 75% della retribuzione mensile mediamente percepita dal lavoratore negli ultimi quattro anni che precedono la cessazione del rapporto di lavoro se la retribuzione media è pari o inferiore a euro 1.227,55.

Se, invece, la retribuzione media è superiore a questa somma, la Naspi spettante sarà pari al 75% di tale importo cui si aggiunge una somma pari al 25% del differenziale tra la retribuzione mensile il predetto importo. Non esiste, dunque, un importo Naspi minimo. Tutto dipende da quanto il lavoratore ha mediamente percepito nei 4 anni prima della cessazione del rapporto di lavoro. Esiste, invece, un massimale Naspi mensile erogabile che è pari, per il 2020 [3], a euro 1.335,40.

Naspi: per quanto tempo spetta?

Per quanto riguarda, invece, il periodo di fruizione, l’indennità di disoccupazione Naspi spetta al lavoratore per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione contro la disoccupazione involontaria versate all’Inps nei 4 anni che precedono la cessazione del rapporto di lavoro.

Ne consegue che, se il lavoratore, nel quadriennio precedente alla perdita del lavoro, è stato sempre regolarmente occupato, potrà ottenere la Naspi per un massimo di 2 anni.

Nel corso dei mesi, tuttavia, l’assegno erogato subisce un progressivo décalage al fine di incentivare il lavoratore a trovare una nuova occupazione. La Naspi, infatti, non è uno strumento di assistenza sociale ma è una misura di politica attiva del lavoro volta a sostenere il reddito del disoccupato nel tempo necessario a trovare un nuovo impiego.


note

[1] Art. 38, Cost.

[2] D.lgs. 22/2015.

[3] Circolare Inps n. 20/2020.


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