Incidenti: più difficile il risarcimento del danno non patrimoniale

30 Novembre 2020 | Autore:
Incidenti: più difficile il risarcimento del danno non patrimoniale

La Cassazione scardina il metodo basato sulle tabelle milanesi: la personalizzazione va fatta caso per caso. Ma è arduo fornire la prova della sofferenza interiore. 

Una nuova sentenza della Cassazione [1] rischia di far cadere il collaudato sistema pratico per la quantificazione dell’ammontare del risarcimento dei danni non patrimoniali derivati dagli incidenti stradali.

Per decidere l’entità dei risarcimenti quasi tutti i giudici italiani si basano sulle “tabelle milanesi“, uno strumento basato sui punti di invalidità accertata con una maggiorazione per i danni ulteriori, di tipo biologico e non patrimoniali. Un incidente stradale spesso provoca anche danni morali e relazionali, oltre a quelli fisici riportati dalla vittima.

Ora, la Suprema Corte ha scardinato questo meccanismo, affermando che il danno morale è una componente distinta dal danno biologico e va accertata separatamente, caso per caso. Ma qual è il prezzo della sofferenza? La prova del dolore interiore è difficile da fornire e proprio per questo era nato il meccanismo tabellare: al parametro di base, rappresentato dai punti di danno biologico ai quali corrisponde l’importo risarcibile, si aggiungeva un coefficiente in aumento in modo da ottenere la somma finale spettante al danneggiato.

Per gli Ermellini, questo metodo è errato: occorre invece una “personalizzazione” del danno e ciò esclude la possibilità di recepire ed applicare automaticamente le tabelle milanesi. Anche perché in esse il danno morale è già insito e, dunque, conteggiarne l’incremento comporterebbe, a giudizio della Corte, una duplicazione indebita della medesima posta risarcitoria.

Tutto ciò significa che il danneggiato ha la strada in salita: per ottenere il risarcimento dovrà provare, anche attraverso presunzioni fondate su massime di esperienza, i danni non patrimoniali subiti in conseguenza dell’incidente. In assenza di prova, otterrà il ristoro del solo danno alla salute fisica e saranno esclusi quelli ulteriori e rimasti non dimostrati.

È facile prevedere che questo nuovo e inaspettato orientamento comporterà un aumento del contenzioso con le compagnie assicurative: il sistema ora ritenuto invalido dai giudici di piazza Cavour rappresentava un meccanismo prevedibile, che aveva il vantaggio di uniformare i risarcimenti e favoriva la definizione bonaria delle controversie senza arrivare in giudizio, visto che le parti coinvolte, cioè l’assicurazione e il danneggiato, potevano predeterminare per qualsiasi tipo di sinistro con danni alle persone l’importo da pagare e da ottenere.

Adesso, invece, con la “bocciatura” delle tabelle milanesi nella parte relativa all’automatismo di quantificazione dei danni non patrimoniali, e specialmente di quelli morali, si potrà verificare un proliferare di liti e un incremento di cause. Difficilmente le assicurazioni pagheranno, in sede di trattative preliminari, un ammontare che la giurisprudenza di legittimità non è più orientata a riconoscere in via automatica e predeterminata.

C’è da dire che la legge [2] aveva previsto già l’introduzione di uno specifico meccanismo di determinazione di questi risarcimenti, con l’introduzione di una tabella unica valevole sull’intero territorio nazionale, ma il Decreto apposito non è stato ancora emanato. Tra i criteri stabiliti dal legislatore, c’è proprio quello dell’aumento dell’entità del risarcimento per il danno morale derivante da lesione dell’integrità fisica (superiore ai 9 punti), quantificato con una percentuale in aumento, crescente in maniera progressiva in base all’entità delle lesioni.

Inoltre, è previsto che «qualora la menomazione accertata incida in maniera rilevante su specifici aspetti dinamico-relazionali personali documentati e obiettivamente accertati, l’ammontare del risarcimento del danno, calcolato secondo quanto previsto dalla tabella unica nazionale, può essere aumentato dal giudice, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato, fino al 30 per cento»: una percentuale inferiore rispetto a quella attribuita dalle tabelle milanesi.

Con la nuova pronuncia della Cassazione l’introduzione di questo nuovo meccanismo tabellare di fonte legislativa, e non giurisprudenziale, sembra non più rinviabile. Per evitare il proliferare di cause e delle conseguenti divergenze interpretative sull’ammontare da riconoscere ai danneggiati, occorre certezza sulle regole risarcitorie, anche perché il meccanismo da adottare non riguarda solo i danni derivati dagli incidenti stradali ma generalmente tutti i danni non patrimoniali derivati da lesioni non lievi, come quelli dovuti alla responsabilità medica o sanitaria.


note

[1] Cass. Sez. 3° Civile, sent. n.25164/2020 del 10 novembre 2020.

[2] Art. 138 D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private).


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