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Diritto di visita dei nonni: cosa dice la legge

22 Febbraio 2021
Diritto di visita dei nonni: cosa dice la legge

La tutela legislativa del diritto di visita dei nonni: salvaguardia del rapporto coi nipoti e attenzione al preminente interesse di questi ultimi.

Tu e tuo marito vi siete separati da poco. Il giudice ha stabilito che vostro figlio minore continuerà a vivere con te e che il padre potrà vederlo un giorno alla settimana e nei weekend a settimane alterne. E i nonni? Cosa cambia per loro con la separazione? Potranno continuare a vedere regolarmente tuo figlio? Per rispondere a queste domande, vediamo come viene regolato il diritto di visita dei nonni nel nostro ordinamento e cosa dice la legge.

Cos’è il diritto di visita

Prima di occuparci nel dettaglio del diritto di visita dei nonni è opportuno chiarire brevemente cos’è il diritto di visita in generale.

Nel nostro ordinamento, esiste la regola per cui, in caso di separazione dei coniugi con figli ancora minorenni, questi vengono affidati ad entrambi in modo condiviso, in modo tale da garantire il cosiddetto diritto alla bigenitorialità dei figli.

Tale principio viene espressamente previsto dal nostro Codice civile [1], il quale prevede che il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Nella pratica, affidamento condiviso significa che entrambi i genitori continueranno ad esercitare la potestà genitoriale e a concordare le decisioni di maggiore interesse che riguardano la prole (si pensi, ad esempio, alle scelte in tema di istruzione o salute). Ciò non significa, però, che i figli continueranno a vivere sia col padre che con la madre: in sede di separazione, quindi, dovrà essere stabilita anche la collocazione del minore, ossia il genitore con il quale il figlio andrà a vivere e presso il quale stabilirà la propria residenza (solitamente la madre, la quale ha in genere un ruolo centrale nella cura e nell’educazione dei figli, soprattutto se di tenera età).

Al coniuge non collocatario verrà riconosciuto il diritto di visita, ossia il diritto di continuare a mantenere rapporti significativi col minore tramite incontri regolari e periodi di tempo da trascorrere insieme.

Nel corso della separazione, pertanto, i coniugi – o in caso di mancato accordo il giudice – dopo aver stabilito con quale genitore il minore continuerà a vivere, stabiliscono anche i tempi e le modalità con cui l’altro potrà frequentarli. A tal fine, vengono generalmente stabiliti i giorni, le ore e gli eventuali periodi di tempo prolungati (ad esempio le cosiddette “feste comandate”) che i minori potranno trascorrere con il genitore non collocatario.

Il diritto di visita dei nonni

Quanto detto fino ad ora vale con riferimento al genitore non collocatario (ossia il genitore che ha l’affidamento condiviso del minore ma che non convive con lui), che solitamente è il padre. Ma i nonni? Esiste un diritto dei nonni di vedere e frequentare i nipoti minori?

Accade spesso che nel corso di una separazione a subirne le conseguenze siano proprio i nonni, i quali molte volte vengono allontanati. Il rapporto nonni-nipoti viene però tenuto in particolare considerazione dal nostro legislatore.

Innanzitutto, il Codice civile riconosce al minore il diritto di conservare rapporti significativi con gli ascendenti, in modo tale da garantire la conservazione di un rapporto equilibrato e continuativo e per evitare, per quanto possibile, che la separazione possa causare dei traumi nello sviluppo della personalità del minore [2].

Con il tempo, il nostro ordinamento ha attribuito sempre maggiore importanza alla figura dei nonni ed alla loro rilevanza nella crescita del nipote; il legislatore è quindi intervenuto [3] modificando un articolo del Codice civile ed ha espressamente riconosciuto il diritto dei nonni e degli altri ascendenti ad avere rapporti con i propri nipoti.

Tale disposizione, nella nuova versione, prevede che gli ascendenti (ossia i nonni) hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni; l’ascendente al quale viene impedito l’esercizio di tale diritto può rivolgersi al giudice del luogo in cui vive il nipote per chiedere che vengano adottati i provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore [4].

In sostanza, se il genitore ostacola il rapporto nipote – nonni, questi ultimi potranno presentare ricorso al tribunale, affinché il giudice prenda i provvedimenti necessari a garantire l’esercizio del loro diritto di visita.

Bisogna fare però un’importante precisazione: se il rapporto tra nonni e nipote può essere pregiudizievole per il minore, il genitore può anche opporsi alla richiesta ed impedire la frequentazione; è chiaro però che l’esistenza di un pregiudizio per il minore dovrà essere provata: il genitore dovrà cioè fornire al giudice degli elementi concreti circa il fatto che il rapporto nonno – nipote non è positivo e costruttivo per lo sviluppo della personalità e la crescita del minore.

Diritto di visita dei nonni: la giurisprudenza

Sul diritto di visita dei nonni è intervenuta anche la giurisprudenza, sia nazionale che europea.

La Corte di Giustizia Europea, innanzitutto, ha chiarito che l’espressione “diritto di visita” deve essere interpretata in senso ampio, cioè comprensiva del diritto di visita dei nonni nei confronti dei loro nipoti [5]. Inoltre, ha affermato che uno Stato che non adotta tutte le misure necessarie per mantenere il legame familiare tra nonni  e nipoti nel caso di separazione legale fra i genitori, commette una violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare [6] tutelato dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo [7].

Di recente, la Corte di Cassazione ha specificato, inoltre, che il diritto dei nonni ad avere rapporti significativi con i nipoti non va riconosciuto solo a chi ha un rapporto di parentela diretta, ma anche ad ogni altra persona che affianchi il nonno biologico del minore, sia esso il coniuge o il convivente di fatto, se questo si è dimostrato adatto a instaurare con il bambino una relazione affettiva stabile e in grado di garantirgli dei benefici [8].

Con diverse pronunce, la giurisprudenza ha comunque ribadito che il diritto dei nonni a mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni non ha un carattere incondizionato, ma è subordinato all’interesse esclusivo del minore, il quale deve essere tutelato da situazioni pregiudizievoli o di disagio [9].


note

[1] Art. 337 – ter, co.1 cod. civ.

[2] Art. 155, co. 1, cod. civ.

[3] D. L. n.154/2013.

[4] Art. 317 bis cod. civ.

[5] Corte giustizia UE sez. I, 31/05/2018, n.335.

[6] Art. 8 CEDU.

[7] Corte europea diritti dell’uomo sez. II n.107 del 20.01.2015.

[8] Cass. civ. sez. I n.19779 del 25.07.2018.

[9] Cass. civ. sez. VI n.15238 del 12.06.2018.


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