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Disregolazione dell’umore dirompente: cos’è e come si cura?

23 Febbraio 2021 | Autore:
Disregolazione dell’umore dirompente: cos’è e come si cura?

Sintomi, caratteristiche e terapie del disturbo del comportamento. Chi è e di cosa si occupa il neuropsichiatra infantile?

Tuo figlio è sempre irritabile; spesso, il suo comportamento è fuori controllo. Manifesta gravi scatti d’ira, decisamente esagerati rispetto al contesto in cui si inseriscono. Talvolta, distrugge gli oggetti che trova per casa, così hai dovuto collocare i tuoi soprammobili di cristallo sugli scaffali in modo che non possa raggiungerli facilmente. Durante uno dei suoi scatti di rabbia, un giorno, è arrivato addirittura a ferirti lanciandoti addosso una pietra. Perché? Semplicemente perché dopo aver trascorso un intero pomeriggio al parco giochi era arrivato il momento di tornare a casa. Lui ha fatto i capricci nella speranza di convincerti a restare ancora un altro po’, ma di fronte alla tua impassibilità, si è ribellato e ti ha scagliato contro una pietra colpendoti.

Dopo questo episodio, hai deciso di rivolgerti ad un neuropsichiatra infantile. Lo specialista ti ha spiegato che si tratta di disregolazione dell’umore dirompente: cos’è e come si cura? Per saperne di più su questo disturbo del comportamento, prosegui nella lettura del mio articolo.

A seguire troverai l’intervista al dr. Stefano Vicari, professore ordinario dell’Università Cattolica di Roma, primario di neuropsichiatria infantile dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e autore di numerosi libri.

Dopo l’intervista all’esperto, ti spiegherò chi è e di cosa si occupa il neuropsichiatra infantile e, infine, ti parlerò di un interessante caso giurisprudenziale.

Cosa sono i disturbi del comportamento?

I disturbi del comportamento coinvolgono la sfera emotiva, relazionale e l’autonomia personale del bambino. Si tratta di modalità del comportamento che diventano disfunzionali. In parole molto semplici, il bambino a causa del suo comportamento vede impoverita la qualità della sua vita e quella dei propri genitori.

Attenzione: i bambini vivaci o capricciosi non sono necessariamente bambini che hanno un disturbo del comportamento; tuttavia, quando queste modalità comportamentali diventano molto frequenti, marcate e si configurano come l’atteggiamento di base del bambino, allora sì parliamo di disturbi del comportamento.

Cos’è la disregolazione dell’umore dirompente?

Disregolazione dell’umore significa non essere in grado di regolare le reazioni emotive rispetto alle situazioni che il bambino si trova a vivere. Si manifesta anche un’incapacità ad adattare il proprio comportamento rispetto a quelle che sono le richieste dell’ambiente circostante. C’è una scarsa capacità nel prendere in considerazione il punto di vista altrui.

Quali sono i sintomi della disregolazione dell’umore dirompente?

Intanto, una difficoltà a controllare e a gestire le proprie emozioni. Ad esempio, pensiamo alla tristezza; essa viene espressa in maniera drammatica dal bambino. Se ricevono “no” ad un rimprovero, i bambini con disregolazione dell’umore dirompente cominciano ad urlare, sono inconsolabili. Queste noi le chiamiamo «tempeste emotive».

Contemporaneamente, questi bambini hanno un bisogno impellente di soddisfare le loro necessità: in pratica, vogliono tutto e subito. Quindi, c’è la pretesa di essere una priorità rispetto a tutto e a tutti.

Quali sono i comportamenti più frequenti dei bambini con disregolazione dell’umore dirompente?

Il classico esempio è il bambino che tu vedi al supermercato, chiede la merendina, la mamma dice di no e parte l’urlo per cui sembra che lo stiano scannando vivo.

In presenza di estranei oppure in situazioni più formali, alcuni bambini cominciano a gridare, ad essere bizzarri o fortemente provocatori rispetto al contesto in cui si trovano. Questi bambini non si rendono conto di quale sia il punto di vista altrui.

I sintomi della disregolazione dell’umore dirompente si manifestano anche quando i bambini picchiano i compagni di classe, si distraggono, non ascoltano le lezioni, non portano a termine il lavoro, parlano in continuazione, disturbano tutti, non restano seduti sulla sedia. In queste circostanze, il disturbo della disregolazione dell’umore dirompente si sovrappone quasi con l’Adhd, ma la differenza sta nella modalità comportamentale.

Cosa comporta la disregolazione dell’umore dirompente?

Spesso, i bambini che hanno un disturbo del comportamento manifestano queste difficoltà in più contesti (a casa, a scuola, a ginnastica, a calcio). A volte, anche il rendimento scolastico ne risente, cioè non è all’altezza delle loro competenze cognitive e della loro capacità intellettiva. Quindi, questi comportamenti invalidano le prestazioni sociali, cognitive, scolastiche, emotive, relazionali di questi bambini.

Tra le caratteristiche principali della disregolazione dell’umore dirompente vi sono: aggressività, rabbia, oppositività, provocazione, trasgressione delle regole (si tratta di quei bambini che non sanno rispettare le norme sociali e morali). Immaginiamo questi comportamenti proiettati nel futuro: quando diventano più grandi, questi individui possono avere dei comportamenti antisociali.

C’è comorbilità con altri disturbi?

I disturbi da comportamento dirompente e della condotta si associano spesso all’Adhd e al disturbo dell’umore. Questi bambini, a causa del disturbo del comportamento possono poi presentare una depressione vera e propria, perché vengono respinti dagli altri oppure dei disturbi dell’apprendimento (possono far fatica a seguire in classe le indicazioni delle insegnanti).

Come si differenzia la disregolazione dell’umore dirompente dal disturbo oppositivo provocatorio?

Nel bambino con disregolazione dell’umore dirompente sono presenti una relativa tranquillità e una maggiore disponibilità alternati a momenti in cui c’è una completa perdita di controllo, un’esplosione incontenibile. Nel disturbo oppositivo provocatorio, invece, certi scatti di ira e di aggressività possono verificarsi ogni giorno e più volte al giorno.

Quali sono i fattori di rischio della disregolazione dell’umore dirompente?

Sicuramente, c’è una componente biologica; poi, bisogna tenere in considerazione il contesto ambientale e familiare. Ci sono fattori sociali legati alla povertà; la ridotta regolazione emotiva; i conflitti in famiglia; l’abuso di stupefacenti; l’assenza di stimoli educativi. È bene ricordare che l’aspetto educativo può modulare questo tipo di disturbo.

Come possono intervenire i genitori?

I bambini che al primo capriccio ottengono tutto, fanno fatica ad imparare ad autoregolare il proprio comportamento e a reggere la frustrazione. Resta fondamentale la possibilità di insegnare al bambino a controllare i propri impulsi, ad autoregolarsi, a gestire le proprie emozioni negative.

Può fare un esempio?

Se un bambino di due anni mi chiede una cosa, io gli dico di no e lui inizia a piangere, devo restare fermo sulla mia decisione. Spesso, i genitori manifestano una certa difficoltà a gestire i capricci e il pianto del proprio figlio. Molti genitori, nel vedere il bambino piangere, si angosciano. Da adulti, bisognerebbe porsi dal punto di vista del bambino.

Se, ad esempio, il papà dice di no; poi, interviene il nonno e dà al piccolo ciò che ha chiesto, questo non aiuta il bambino ad autoregolarsi, anzi lo espone fortemente al valore negativo della frustrazione.

Con i bambini bisogna essere attenti, presenti, attivi, non appiattiti.

Quali terapie sono consigliate per i bambini con disregolazione dell’umore dirompente?

Innanzitutto, occorre rivolgersi ad un neuropsichiatra infantile. Il trattamento più efficace è il parent training, cioè i genitori vengono aiutati da un’equipe multidisciplinare a gestire i comportamenti disfunzionali del bambino. Se poi c’è una componente dell’umore, è possibile anche associare un farmaco in grado di aiutarlo.

Neuropsichiatra infantile: chi è, cosa fa e giurisprudenza

Dopo aver analizzato il disturbo della disregolazione dell’umore dirompente nell’intervista al prof. Stefano Vicari, a seguire ti spiegherò chi è e cosa fa il neurospichiatra infantile e, poi, ti parlerò di un’interessante sentenza della Suprema Corte.

Innanzitutto, devi sapere che per diventare un neuropsichiatra infantile, bisogna laurearsi in medicina e chirurgia, iscriversi all’albo professionale dei medici e chirurghi e, infine, completare la scuola quadriennale di specializzazione in neuropsichiatria infantile.

Ma di cosa si occupa il neuropsichiatra infantile? Quando bisogna rivolgersi a lui? Il neuropsichiatra infantile si occupa della diagnosi e del trattamento dei disturbi del neurosviluppo o di psicopatologie dell’età evolutiva che possono, quindi, manifestarsi nel periodo dell’infanzia e dell’adolescenza, ovvero fino ai 18 anni d’età.

Pertanto, è consigliabile rivolgersi ad un neuropsichiatra infantile in caso di: Adhd (Disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività), disturbo dello spettro autistico, depressione, ansia, disturbi dell’apprendimento (Dsa), disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (anoressia nervosa, bulimia nervosa, ecc.), disturbi del linguaggio, disabilità intellettiva e sindromi genetiche, disturbo della condotta, disturbo oppositivo provocatorio, disturbo ossessivo compulsivo, stati mentali a rischio e psicosi, disturbi da tic.

Ora che hai ben chiaro chi è e di cosa si occupa il neuropsichiatra infantile, analizziamo una sentenza in cui è richiesto il suo intervento.

Protagonista del caso sottoposto all’attenzione della Corte di Cassazione [1] è una minorenne allevata dai nonni paterni, sotto l’influenza dei quali ha maturato sentimenti ostili nei confronti della madre, pur avvertendo in maniera forte il richiamo della figura materna. Secondo la decisione della Corte, il giudice chiamato a decidere dell’affidamento dovrà assecondare i bisogni ed i sentimenti della minore, disponendo che la stessa continui a vivere con i nonni.

Al tempo stesso, tuttavia, il giudice dovrà adottare provvedimenti idonei a favorire il recupero del rapporto con la madre e disporre l’intervento di un neuropsichiatra infantile al fine di risolvere il conflitto emotivo che affligge la minore, divisa tra la gratitudine verso i nonni e un insopprimibile desiderio della figura materna.


note

[1] Corte d’Appello Napoli sent. del 05.12.1996.

Autore immagine: depositphotos.com


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10 Commenti

  1. Davvero molto interessante. Rivedo in questo articolo il comportamento di un vecchio compagno di classe di mio figlio. Era irrequieto e aggressivo con i compagni e le maestre. Noi genitori ci siamo lamentati con la scuola, che a parte sospendere l’alunno manesco, non aveva trovato una soluzione valida al problema. La madre del piccolo era inoltre molto frustrata e allora le consigliai di rivolgersi ad un bravo neuropsichiatra, mio amico, per cercare di trovare una terapia adatta al suo bambino. Dopo anni, ora la situazione è migliorata e la famiglia ancora mi ringrazia.

  2. Tempo fa, mi sono ritrovato ad insegnare in una classe in cui c’era un bambino con disturbo oppositivo provocatorio. Lui tendeva a far dondolare le gambe. La supplente, prima di me, lo rimproverava sempre intimandogli di stare fermo. Lui si fermava per un attimo e poi era punto e a capo. Dopo i rimproveri della maestra, lui iniziava a ridere e a correre tra i banchi, creando confusione e disturbando l’intera classe. Ovviamente, non era questo il modo di rapportarsi all’alunno. Insieme ad altri colleghi abbiamo pensato di adottare altre strategie utili per andare incontro al bambino anche su consiglio di alcuni specialisti.

  3. Un’esposizione ben chiara che dovrebbe essere illustrata a certe famiglie e scuole in cui alcuni bambini vengono ancora etichettati come scostumati, disattenti e ribelli, quando invece è la chiara la presenza di un disturbo. Ma certi genitori non riescono ad accettare anche i suggerimenti di certi insegnanti e preferiscono mantenere la testa sotto la sabbia con il rischio che il piccolo possa manifestare da grande problemi più gravi, piuttosto che riconoscere il “problema” e intervenire tempestivamente rivolgendosi ad un’equipe di esperti che possa individuare un trattamento valido da attuare a casa e a scuola.

  4. Nel leggere questo articolo, rivedo la situazione di mio figlio di qualche tempo fa. Manifestava il suo disagio con reazioni intense e prolungate: urla instancabili e qualche volta episodi di aggressività fisica. Sembrava perennemente arrabbiato e irritabile in qualsiasi occasione. Non riuscivo a capire quale fosse il problema. Io e mio marito eravamo turbati. Cercavamo di andargli incontro, di renderlo felice in tutti i modi possibili, ma nulla sembrava funzionare. Non potevamo certamente dirgli di sì a qualsiasi cosa e allora lui sbatteva i piedi e si impuntava irritandosi. Su consiglio del suo pediatra ci siamo rivolti ad un neuropsichiatra infantile e abbiamo seguito tutti i suoi consigli. Per fortuna, la situazione è migliorata.

  5. Spesso, i bambini irrequieti, irritabili, aggressivi e iperattivi sono esclusi ed emarginati a causa dei loro comportamenti. Spesso, sono gli spessi insegnanti e genitori a non rendersi conto che questi piccoli non sono semplicemente disobbedienti perché gli va di comportarsi in un certo modo, ma in quanto hanno un disturbo che non è stato riconosciuto. Allora, mi domando come cresceranno questi piccoli se nei loro confronti non vengono adottati trattamenti ad hoc e se si continua a sparargli a mille numerosi epiteti negativi

  6. Mi sono ritrovata nella spiegazione iniziale. Mi è successo con il mio piccolo in spiaggia. Non voleva tornare a casa e allora ha iniziato a correre come un forsennato per tutta la battigia. Io preoccupata temevo che si lanciasse in mare e potesse affogare. Allora, di colpo, si ferma e mi scaglia contro un sasso. Per fortuna era piccolo. Allora, quando ha capito di avermi fatto male dopo la mia reazione, si è ammutolito e si è avvicinato cercando di scusarsi. Lì ho capito che io e mio marito dovevamo immediatamente rivolgerci ad uno specialista perché non era la prima volta che succedeva

  7. Mio fratello era insostenibile da piccolo. I miei genitori erano disperati e gli stavano dietro in continuazione cercando di seguire le indicazioni degli esperti. Io capivo che la sua situazione era complicata e cercavo di comprendere che richiedesse maggiori attenzioni. Tuttavia, c’è stata una fase della mia adolescenza in cui mi sono sentito trascurato e allora ho cercato di attirare l’attenzione su di me provando a fare il meglio che potessi per vederli più felici e sorridenti. Per fortuna, le terapie in cui ci hanno coinvolto hanno dato i loro frutti ed ora non ha più quegli scatti di ira e riesce a controllare il suo comportamento

  8. Mio nipote era una piccola peste. Non riuscivamo a capire cosa avesse. Appena non assecondavi le sue richieste ed i suoi desideri puntava i piedi e iniziava a fare un baccano assurdo. I vicini preoccupati, un giorno, sono venuti a bussare alla mia porta chiedendo cosa stesse succedendo. Hanno sentito un rumore assordante, oggetti lanciati contro il muro, il piccolo nella disperazione più totale. Giustamente, hanno pensato il peggio, ma poi nel vederlo si sono “rassicurati” perché hanno capito che noi non gli avevamo tirato neppure uno schiaffo ma lui si disperava per un semplice “no”: Hanno consigliato a mio fratello, il padre, di andare da uno specialista perché questi comportamenti erano un tantino esagerati. E avevano ragione. Poi, dopo la visita, il medico ha diagnosticato un disturbo del comportamento

  9. Non è facile riuscire a gestire un bambino sempre arrabbiato, aggressivo e irritabile. Soprattutto quando vai fuori a cena, a casa di amici o parenti e lui è inconsolabile. Fortunatamente, i trattamenti ed i training suggeriti dall’equipe medica stanno funzionando e piano piano sembra che lui inizi a rispettare le regole

  10. Credo che con la pandemia molti comportamenti dei bambini con questi disturbi siano andati a peggiorare perché non hanno avuto la possibilità di sfogarsi giocando all’aperto o facendo attività fisica. Per noi genitori, è stato fondamentale il supporto, seppure telematico, degli esperti. Abbiamo imparato a trovare delle strategie adatte e dei compromessi con il piccolo. E’ importante fare informazione su questi argomenti, perché spesso ancora oggi si scambiano certi comportamenti per semplici capricci oppure si accusano i genitori di non esser stati capaci di fornire una formazione e un’educazione adeguate al proprio bambino

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