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Divorzio giudiziale: come si fa?

26 Giugno 2021 | Autore:
Divorzio giudiziale: come si fa?

Come divorziare quando i contrasti con l’ex coniuge non consentono di utilizzare le procedure che la legge prevede per sciogliere il matrimonio consensualmente.

Quando un matrimonio è naufragato in modo irrimediabile, non resta che divorziare. La legge, da alcuni anni a questa parte, prevede diverse procedure che gli ex coniugi possono intraprendere per porre fine alla loro unione in modo veloce. Per attuarle bisogna però essere d’accordo non solo sul volere divorziare, ma anche su tutto ciò che deriverà da questa scelta: se uno degli ex debba pagare all’altro un assegno mensile, con chi debbano stare i figli (se ve ne sono), e così via. Se questo accordo manca, occorre rivolgersi al tribunale.

Ma come si fa il divorzio giudiziale? Si tratta di una procedura più lunga, che ha anche un costo più elevato, perché occorre necessariamente rivolgersi a un avvocato che dovrà scrivere diversi atti giudiziari e recarsi diverse volte in tribunale per partecipare alle udienze. Se però non vi sono alternative, è bene almeno sapere come funziona questa procedura. Questo articolo lo spiega in modo semplice.

Quali sono le varie procedure di divorzio?

La legge prevede diverse procedure di divorzio, tra le quali gli interessati possono scegliere in base alla specifica situazione. Queste procedure, che valgono anche per la separazione, sono le seguenti:

  • il divorzio consensuale in tribunale [1]. È un procedimento veloce, attuabile quando gli ex coniugi sono d’accordo su ogni aspetto dello scioglimento del vincolo matrimoniale. Esso si svolge davanti al presidente del tribunale e basta un’udienza a concluderlo;
  • il divorzio consensuale in Comune [2]. Esso è stato introdotto nel 2014 e consiste in una semplice dichiarazione da parte di entrambi gli ex all’ufficiale dello stato civile. Questa procedura non è consentita se vi sono figli minori o disabili oppure se gli interessati devono trasferire tra di loro immobili;
  • la negoziazione assistita [3]. È anch’essa una forma di divorzio consensuale; in questo caso l’accordo tra gli ex coniugi si raggiunge mediante l’intervento dei loro avvocati;
  • il divorzio giudiziale [4]. Quando gli interessati sono in disaccordo sui vari aspetti del divorzio, soprattutto quelli economici e quelli relativi ai figli, è necessario affrontare una vera e propria causa in tribunale. È di questa specifica procedura che ora ci occuperemo.

Come si comincia il divorzio giudiziale?

Per iniziare il divorzio occorre che sia trascorso un certo periodo dalla separazione. Precisamente:

  • se la separazione è stata giudiziale, un anno dalla comparizione dei coniugi davanti al presidente del tribunale;
  • se la separazione è stata consensuale e si è svolta davanti al tribunale, sei mesi dalla comparizione dei coniugi davanti al presidente;
  • se la separazione è avvenuta in Comune, sei mesi dalla data dell’accordo di separazione avvenuto davanti all’ufficiale dello stato civile;
  • se la separazione è avvenuta mediante negoziazione assistita, dalla data dell’accordo di separazione, certificata dagli avvocati.

Trascorso il tempo necessario dalla separazione, occorre recarsi da un avvocato ed esporgli nel dettaglio tutti i punti di disaccordo con l’ex coniuge. È necessario essere molto sinceri con il proprio legale, per consentirgli di elaborare le migliori strategie per una difesa efficace.

L’avvocato elabora un ricorso che deposita in tribunale. A tale atto, vanno allegati alcuni documenti, vale a dire:

  • l’atto da cui risulta la separazione, che sarà diverso secondo il tipo di procedura utilizzato per quest’ultima: quindi la sentenza del tribunale oppure il verbale dell’accordo davanti all’ufficiale dello stato civile, o ancora l’accordo certificato dagli avvocati in caso di negoziazione assistita;
  • l’estratto per riassunto dell’atto di matrimonio;
  • le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni;
  • i certificati di residenza e di stato di famiglia;
  • copia di un documento d’identità e del codice fiscale del ricorrente.

Vi può essere qualche piccola differenza nei documenti necessari, che possono variare da un tribunale all’altro. In ogni caso, l’avvocato saprà con esattezza tutto quello che occorre.

Avvenuto il deposito del ricorso, il presidente del tribunale fissa un’udienza di comparizione delle parti dinanzi a sé. L’avvocato provvede quindi a far notificare una copia del ricorso, con la fissazione della data dell’udienza, all’altro ex coniuge.

Come si svolge l’udienza presidenziale?

Giunto il giorno dell’udienza, gli ex coniugi compaiono davanti al presidente con l’assistenza dei rispettivi avvocati. Il magistrato li sente separatamente per conoscere le loro ragioni e per cercare di comprendere le cause che hanno portato al fallimento dell’unione. In tale occasione, egli dovrebbe anche tentare di conciliare le parti, ma di solito ciò si riduce a una semplice formalità.

Se, come avviene quasi sempre, le parti non si riconciliano, oppure se uno dei due ex non si presenta, il Presidente emana alcuni provvedimenti aventi carattere di urgenza, in particolare riguardo ad un eventuale assegno da porre a carico di uno degli ex coniugi in favore dell’altro o per il mantenimento dei figli. Per quanto concerne questi ultimi, il presidente stabilisce con quale dei genitori essi debbano vivere e come l’altro genitore possa incontrarli e trascorrere del tempo con loro.

Il presidente fissa quindi l’udienza per la prosecuzione del procedimento, nominando un giudice davanti al quale si svolgerà la causa; a tal fine, può anche nominare se stesso.

Cosa avviene nella causa di divorzio?

A questo punto, comincia una vera e propria causa, durante la quale ognuna delle parti deve cercare di convincere il giudice della validità delle proprie ragioni. Per raggiungere tale obiettivo occorre portare delle prove: non basta affermare che le cose stanno in un certo modo ma bisogna dimostrarlo.

Un ex marito che non intende corrispondere all’ex moglie l’assegno di divorzio, o che vuole pagare un importo modesto, dovrà dimostrare che la donna lavora o che guadagna più di quanto abbia dichiarato. Potrà farlo, ad esempio, ricorrendo a testimoni o a documenti che lo provano.

Una donna che non vuole che l’ex marito frequenti i figli perché violento e di cattivo esempio dovrà ricorrere a testimoni che lo confermino o chiedere la consulenza di uno psicologo che senta i bambini o ragazzi in modo appropriato.

Per sottoporre le prove al giudice la legge stabilisce termini ben precisi, bisogna quindi indicarle al proprio avvocato con un ragionevole anticipo. Nel corso della causa, gli avvocati depositano diverse memorie con le quali espongono ciò che ritengono vantaggioso per i loro assistiti.

Raccolte tutte le prove, la causa viene posta dal giudice in decisione.

Come si conclude il divorzio giudiziale?

Dopo avere esaminato le prove e gli scritti difensivi depositati dai legali delle parti, il Tribunale pronuncia la sentenza di divorzio, con la quale dichiara definitivamente lo scioglimento del matrimonio e decide in ordine alle richieste delle parti sull’assegno di divorzio, sui figli e su altre eventuali questioni.

A questo punto, si potrebbe osservare che la causa, specie in presenza di ex coniugi molto litigiosi, potrebbe durare troppo tempo, penalizzando chi dei due intende ricostruirsi una vita con un’altra persona e contrarre nuovo matrimonio. Per ovviare a questo inconveniente, la legge prevede che, mentre la causa continua per la determinazione dell’assegno di divorzio o per risolvere altri contrasti tra gli ex coniugi, il tribunale pronunci una sentenza con la quale si limita a dichiarare il divorzio, mentre il processo continua sulle altre questioni. Ciò consente agli ex coniugi di recuperare lo stato libero senza attendere tempi che, secondo i casi, potrebbero essere anche molto lunghi.


note

[1] Art. 4 co. 16 L. n. 898/1970.

[2] L. n. 162/2014.

[3] L. n. 162/2014.

[4] Art. 4 co. 16 L. n. 898/1970.


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