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Cosa vuol dire divorzio breve?

24 Febbraio 2021 | Autore: Antonino Bruno
Cosa vuol dire divorzio breve?

Come divorziare in tempi rapidi? Scoprilo in questo articolo.

Il matrimonio con tuo marito è fallito ed entrambi, dopo la separazione, vi siete rifatti una vita. Adesso vuoi sposarti con il tuo nuovo compagno, ma non puoi farlo se prima non divorzi dal tuo ex. Hai sentito parlare di divorzio breve ma non sai esattamente in cosa consista.

Si sa che un importante progetto di vita, quale quello fondato sul matrimonio, può andar bene come può andar male. Quando va male – per cause diverse dalla morte di uno dei due coniugi –, a meno che non si scelga di rimanere formalmente sposati pur vivendo ciascun coniuge la propria vita, occorre procedere con la separazione personale e poi con il divorzio, affinché il vincolo matrimoniale venga definitivamente meno.

In questo articolo vedremo cosa vuol dire divorzio breve e quando si può accedere ad esso, dopo che i coniugi si siano separati.

A tale riguardo, si ricorda che nel nostro Paese il divorzio è ammesso solo in casi tassativamente previsti, fra i quali rientra l’ipotesi che andremo a commentare, ossia quella in cui i coniugi abbiano previamente ottenuto la separazione personale.

Divorzio breve: definizione e normativa di riferimento

Divorzio breve è un’espressione entrata a far parte del linguaggio comune e, come suggerisce l’aggettivo, viene oggi utilizzata per indicare la possibilità di ottenere il divorzio in tempi abbreviati rispetto al passato.

Si evidenzia, al riguardo, come la legge non parli affatto di “divorzio” né di “divorzio breve”, ma solo di “scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio” che possono ottenersi nel più breve termine di dodici o sei mesi, a seconda che i coniugi si siano separati giudizialmente o consensualmente, rispetto a quello preesistente di tre anni.

Ad introdurre detta novità è stata la Legge 6 maggio 2015 n. 55, entrata in vigore il 26 maggio 2015, la quale è andata a modificare la Legge sul divorzio [1] proprio nella parte relativa ai tempi necessari che devono trascorrere dalla separazione per poter richiedere il divorzio.

Come già detto, infatti, prima della citata novella, la Legge consentiva di poter chiedere lo scioglimento del matrimonio (in caso di matrimonio celebrato con rito civile) o la cessazione degli effetti civili di esso (in caso di matrimonio concordatario – ossia celebrato in Chiesa con rito cattolico e avente effetti sia religiosi che civili), dopo che fosse trascorso ininterrottamente il termine di tre anni dalla separazione.

Detto termine decorreva:

  • dalla avvenuta comparizione dei coniugi dinnanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale (anche quando il giudizio da contenzioso si fosse trasformato in consensuale);
  • dalla data certificata nell’accordo di separazione nel caso in cui detto accordo fosse stato raggiunto in seguito a convenzione di negoziazione assistita da avvocati;
  • dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione nel caso di procedura svoltasi in Comune dinnanzi all’ufficiale di stato civile.

Cosa cambia con il divorzio breve?

Con la riforma del 2015, i coniugi possono ora avvantaggiarsi di un termine molto più breve rispetto a quello preesistente di tre anni per poter chiedere, dopo la separazione, lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili di esso.

Anche in questo caso, lo si ripete, è necessario che i coniugi si siano prima separati formalmente attraverso una delle modalità consentite dalla Legge (separazione in tribunale, separazione a seguito di negoziazione assistita da avvocati, separazione in Comune dinnanzi all’ufficiale di stato civile).

Ebbene, una volta separati, senza che vi siano state interruzioni (per esempio, a seguito di ricongiungimento), i coniugi possono chiedere il divorzio breve dopo che sia decorso il termine di dodici mesi nel caso di separazione giudiziale in tribunale e di sei mesi in tutti gli altri casi di soluzione consensuale. La decorrenza di detti nuovi termini è la stessa di quella indicata nella disciplina previgente.

Nello specifico, il termine di dodici mesi previsto per il caso di separazione giudiziale, decorre dalla data di comparizione dei coniugi dinnanzi al presidente del tribunale.

Il termine di sei mesi previsto, invece, per le ipotesi di separazione consensuale decorre:

  • dalla data di comparizione dei coniugi dinnanzi al presidente del tribunale, nel caso di ricorso per separazione consensuale (o quando il giudizio da contenzioso si trasformi in consensuale);
  • dalla data certificata nell’accordo di separazione nel caso in cui detto accordo fosse stato raggiunto in seguito a convenzione di negoziazione assistita da avvocati;
  • dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione nel caso di procedura svoltasi in Comune dinnanzi all’ufficiale di stato civile.

Come si vede, dunque, il divorzio breve altro non è che lo stesso divorzio di prima ottenibile, tuttavia, in tempi sensibilmente più brevi. In altre parole, sono cambiati solo i tempi in cui poter porre fine definitivamente al matrimonio, mentre rimangono invariati le modalità e gli altri requisiti previsti per raggiungere detto scopo.

Da notare, infine, come al termine di sei mesi (nel caso di soluzioni consensuali) si attribuisca una funzione “premiale” rispetto a quello di dodici mesi (per la separazione giudiziale), proprio al fine di incentivare le soluzioni consensuali delle separazioni personali e, in tal modo, ridurre il numero di contenziosi nei tribunali.



Di Antonino Bruno

note

[1] L. n.  898 dell’1.12.1970.


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