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Che documenti servono per la Scia?

27 Giugno 2021 | Autore:
Che documenti servono per la Scia?

Per realizzare alcuni interventi edili occorre presentare una comunicazione in Comune: ecco come fare nel dettaglio.

Per effettuare delle opere edili di demolizione, restauro o ampliamento di un immobile la legge prevede la presentazione in Comune di un’apposita comunicazione, denominata Scia (Segnalazione certificata di inizio attività). La sua disciplina si trova nel Testo unico dell’edilizia [1], entrato in vigore nel 2001, e in due decreti legislativi del 2016 [2], che hanno introdotto delle importanti novità in materia. Tali normative individuano gli interventi edili per la cui realizzazione è richiesta la presentazione della predetta Segnalazione anche se nelle Regioni a statuto speciale apposite leggi possono ampliarne o ridurne l’ambito applicativo.

Che documenti servono per la Scia? Alla comunicazione bisogna allegare una relazione tecnica a firma del progettista dei lavori o di un tecnico abilitato oltre agli elaborati progettuali. La prescritta documentazione serve ad asseverare la conformità delle opere alle norme urbanistiche ed edilizie vigenti nonché a tutta la normativa di settore. Altresì, vanno prodotti eventuali atti o pareri di organi o di enti preposti o l’esecuzione di verifiche mediante autocertificazione o attraverso attestazioni e certificazioni rilasciate da tecnici abilitati.

Ad esempio, l’autocertificazione relativa alla conformità dell’intervento per altri vincoli di tutela ecologica, se lo stesso ricade nella fascia di rispetto dei depuratori oppure l’autocertificazione relativa alla conformità dell’intervento per altri vincoli di tutela funzionale, se l’intervento ricade nella fascia di rispetto stradale, ferroviario, di elettrodotto, gasdotto, militare, ecc..

Nella Scia, va riportata l’indicazione dell’impresa che eseguirà i lavori.

Per quali interventi edili va presentata la Scia?

La presentazione della Segnalazione certificata di inizio attività è richiesta per gli interventi di:

  • manutenzione straordinaria, che riguardano le parti strutturali dell’edificio;
  • restauro e risanamento conservativo, che riguardano le parti strutturali dell’edificio;
  • ristrutturazione edilizia che non portano a un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che non comportano modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A (cioè negli agglomerati urbani di carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale), non comportano mutamenti della destinazione d’uso nonché non comportano modificazioni della sagoma di immobili sottoposti a vincoli.

Oltre a tali interventi, la Scia è richiesta anche per realizzare:

  1. interventi ricompresi in alcune specifiche varianti ai permessi di costruire come quelli che non modificano la destinazione d’uso e la categoria edilizia;
  2. determinate opere edilizie realizzabili con una Scia in alternativa ai permessi di costruire (si pensi ad esempio agli interventi di ristrutturazione cosiddetta “pesante”, che comporta la realizzazione di un organismo edilizio in tutto o in parte diverso da quello preesistente).

Tuttavia, senza entrare nel dettaglio e volendo un po’ semplificare si può dire che tale segnalazione rende realizzabili tutti quegli interventi che insistono su elementi strutturali (muri portanti, pilastri, solai, ecc.) per i quali occorre la redazione di un progetto da parte di un tecnico abilitato e il deposito dei calcoli strutturali presso il genio civile. Vedi ad esempio la realizzazione di un solaio, il rifacimento del tetto, l’apertura di nuove porte, di finestre e di lucernari, la realizzazione di nuovi balconi e terrazzi.

Da chi e dove va presentata la Scia?

Sono legittimati alla presentazione della Scia:

  • il proprietario dell’immobile;
  • il comproprietario con l’assenso degli altri proprietari
  • altri soggetti aventi titolo quali l’usufruttuario, il nudo proprietario, ecc.

La Scia va presentata telematicamente tramite lo Sportello unico per l’edilizia (Sue) al Comune nel quale è ubicato l’immobile oppure in forma cartacea per quei Comuni che non si sono ancora attrezzati di una piattaforma, con un preavviso di almeno 30 giorni rispetto alla data di effettivo inizio dei lavori. Di solito, alla redazione e alla presentazione della Scia provvede il progettista dei lavori o comunque un tecnico abilitato su delega dell’interessato.

Come va redatta la Scia?

Per la redazione della Scia va compilato un apposito modulo, scaricabile dai siti specializzati oppure da quello istituzionale del Comune interessato. Le amministrazioni, infatti, devono pubblicare sui siti internet non solo tutti i moduli ma anche le informazioni sulle dichiarazioni e asseverazioni che devono accompagnare le domande.

Il modulo è organizzato in due sezioni:

  • nella prima, vanno riportati ad esempio i dati del soggetto che lo presenta, il tipo di intervento da effettuare e la dichiarazione sulla regolarità urbanistica dell’immobile;
  • la seconda parte è riservata alla relazione tecnica di asseverazione a firma del progettista o di un tecnico abilitato.

Quali documenti vanno allegati alla Scia?

La documentazione da allegare alla Scia è molto corposa, dipendendo dal tipo di intervento edile da realizzare, e comprende tra l’altro:

  1. la procura/delega, se la Scia non viene presentata da uno dei soggetti legittimati;
  2. il documento di identità del delegante;
  3. la ricevuta di versamento dei diritti di segreteria, se dovuti;
  4. la notifica preliminare [3];
  5. la relazione tecnica asseverata;
  6. gli elaborati grafici dello stato di fatto, di progetto e comparativi;
  7. la documentazione fotografica dello stato dei luoghi;
  8. la relazione geologica/geotecnica, se l’intervento comporta delle opere strutturali per cui è necessaria la progettazione geotecnica;
  9. gli elaborati relativi al superamento delle barriere architettoniche [4];
  10. il progetto degli impianti [5];
  11. la relazione tecnica sui consumi energetici [6].

Cosa succede dopo la presentazione della Scia

Dopo avere presentato la Scia, non bisogna attendere alcun permesso o autorizzazione da parte del Comune. In ogni caso, si può dare inizio ai lavori solo se è decorso il termine dei 30 giorni dalla presentazione della Segnalazione.

L’amministrazione ha a disposizione 60 giorni per verificare la regolarità della Scia e, in caso di inadempienze, può ordinare l’interruzione delle opere.

Qualora sull’immobile insistano dei vincoli ambientali, paesaggistici o storico-artistici, prima dell’inizio dei lavori è necessario ottenere il nulla osta degli organi preposti (ad esempio la Sovrintendenza e gli altri enti competenti).

La Scia ha una durata di 3 anni dalla presentazione. Se i lavori non vengono ultimati nella scadenza, non si può prorogare ma bisogna presentare una nuova Segnalazione per le opere non ultimate.

Terminati gli interventi edilizi va comunicata al Sue la data di fine lavori e va presentato il certificato di collaudo finale, a firma del progettista o di un tecnico abilitato, nel quale viene attestata la conformità dei lavori realizzati a quelli per i quali è stata presentata la Segnalazione. Altresì, va prodotta la ricevuta della presentazione della variazione catastale o la dichiarazione che l’opera non ha comportato modificazioni del classamento.

Assenza della/difformità dalla Scia: quali sanzioni sono previste?

L’articolo 37 del Testo Unico dell’edilizia dispone che se vengono realizzati interventi edilizi in assenza della o in difformità dalla Scia è prevista l’applicazione di una sanzione pecuniaria pari al doppio dell’aumento del valore venale dell’immobile conseguente alla realizzazione degli interventi stessi e comunque in misura non inferiore a 516 euro. In tal caso si configura un abuso edilizio che può essere sanato attraverso una Scia in sanatoria.

Se l’intervento realizzato risulta conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dell’intervento, sia al momento della presentazione della domanda, il responsabile dell’abuso o il proprietario dell’immobile possono ottenere la sanatoria dell’intervento versando la somma, non superiore a 5.164 euro e non inferiore a 516 euro, stabilita dal responsabile del procedimento in relazione all’aumento di valore dell’immobile valutato dall’Agenzia delle Entrate – Territorio.

Se la Segnalazione certificata di inizio attività viene presentata quando l’intervento è ancora in corso di esecuzione, ovvero in caso di Scia tardiva, va pagata una somma pari a 516 euro a titolo di sanzione.


note

[1] Artt. 22 e 23 T.U. n. 380/2001.

[2] D. Lgs. n. 126/2016 e D. Lgs. n. 222/2016.

[3] Art. 99 D.Lgs. n. 81/2008.

[4] Art. 82 e ss. e art. 77 e ss. D.P.R. n. 380/2001;

[5] D.M. n. 37/2008.

[6] D. Lgs. n. 192/2005 e/o D. Lgs. n. 28/2011.


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