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Periodi valutabili ai fini della pensione: quali sono?

24 Febbraio 2021 | Autore:
Periodi valutabili ai fini della pensione: quali sono?

Quali anni non lavorati possono essere recuperati e diventare utili per il trattamento pensionistico: lavoratori pubblici e privati.

Tutti i periodi lavorati sono generalmente utili ai fini della pensione: lo svolgimento dell’attività lavorativa, subordinata, parasubordinata o autonoma, determina infatti il sorgere dell’obbligo d’iscrizione presso un ente previdenziale, come le gestioni amministrate dall’Inps o le casse professionali.

Oltre ai periodi di lavoro, possono comunque essere utili per il trattamento pensionistico determinati periodi non lavorati. Ma i periodi valutabili ai fini della pensione: quali sono? Alcuni anni privi di contributi previdenziali possono essere valorizzati, pagando un onere, grazie allo strumento del riscatto: più precisamente, attraverso il riscatto, il lavoratore versa un onere e copre i periodi da recuperare, rendendoli generalmente utili sia ai fini del diritto che della misura del trattamento pensionistico.

Gli intervalli non lavorati che possono essere recuperati sono numerosi: si va dagli anni di laurea ai periodi di pratica e di iscrizione agli albi professionali necessari per l’ammissione in servizio, dall’astensione facoltativa per maternità al congedo non retribuito per gravi motivi familiari.

Possono essere recuperati, a pagamento, anche determinati periodi lavorati, per i quali il datore di lavoro non abbia versato la contribuzione dovuta, attraverso la costituzione di rendita vitalizia Altri periodi possono invece essere valorizzati in modo gratuito, con l’accredito di contributi figurativi. Altri ancora possono diventare utili, nonostante l’assenza dello svolgimento di un’attività lavorativa, attraverso il versamento dei contributi volontari.

Facciamo allora il punto completo della situazione sui periodi che possono essere valutati ai fini pensionistici.

Si possono valutare per la pensione i contributi non versati?

Se il lavoratore autonomo non versa i contributi e questi sono prescritti, nella generalità dei casi non può più recuperarli ai fini della pensione. Se invece è il dipendente ad aver subito la prescrizione dei contributi a causa dei mancati versamenti da parte del datore di lavoro, il recupero è possibile con la costituzione della rendita vitalizia.

Nel dettaglio, la prescrizione dei contributi Inps da lavoro dipendente, a seguito delle previsioni della riforma Dini [1], si verifica nel termine di 5 anni dall’insorgenza dell’obbligo di versamento in capo al datore di lavoro, a meno che nel quinquennio non intervenga la denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti.

Il lavoratore può recuperare i contributi prescritti attraverso la costituzione di rendita vitalizia [2]: attraverso questo istituto il datore di lavoro può riscattare i contributi previdenziali dei lavoratori dipendenti omessi e caduti in prescrizione. La stessa facoltà è riconosciuta al lavoratore dipendente, che può sostituirsi al datore di lavoro, salvo il diritto al risarcimento del danno (per approfondire: Pensione, come recuperare i contributi non versati).

Si possono valutare i periodi di lavoro all’estero?

I periodi di lavoro svolti all’estero, presso Paesi dell’UE o convenzionati con l’Italia, possono essere valutati gratuitamente ai fini della pensione, attraverso l’istituto della totalizzazione internazionale. In pratica, i periodi contano ai fini del diritto a pensione, ma non ai fini della misura della stessa: qualora sia applicato il calcolo retributivo, gli anni di lavoro all’estero vengono neutralizzati attraverso il meccanismo del pro-rata.

Per i periodi di lavoro svolto all’estero presso Paesi non convenzionati non è consentita la totalizzazione internazionale, ma solo il riscatto, a titolo oneroso.

Si possono valutare i periodi di studio?

Ai fini della pensione, è possibile valutare il corso di studi universitario (laurea, diploma universitario, dottorato di ricerca, ecc.): per approfondire l’argomento, si rinvia alla Guida al riscatto agevolato della laurea.

I dipendenti pubblici possono anche recuperare i periodi di pratica e di iscrizione agli albi professionali, a condizione che il periodo di pratica o d’iscrizione sia stato richiesto come condizione necessaria per l’ammissione in servizio;

Se successivi al 31 dicembre 1996, possono anche essere valutati gli anni di formazione, studio, ricerca, inserimento: in particolare, possono essere riscattati i periodi utili all’acquisizione di titoli, attestati o competenze professionali richieste per l’assunzione o per la progressione in carriera.

Quali periodi possono valutare i dipendenti pubblici?

I lavoratori della Pubblica Amministrazione possono recuperare, ai fini della pensione, dei periodi specifici, oltre ai periodi valutabili per la generalità dei lavoratori:

  • i servizi statali non di ruolo per i quali non siano stati versati i relativi contributi nell’assicurazione generale obbligatoria;
  • i periodi di servizio svolto in qualità di vicepretore reggente, per un periodo non inferiore a sei mesi;
  • i servizi svolti in qualità di assistente straordinario non incaricato, o assistente volontario nelle università o negli istituti di istruzione superiore;
  • i servizi svolti in qualità di lettori di lingua e letteratura italiana presso università estere;
  • i servizi che abbiano costituito titolo per l’inquadramento nelle amministrazioni statali in qualità di dipendente di ruolo o non di ruolo (il riscatto è gratuito se questi servizi sono stati svolti con iscrizione all’assicurazione obbligatoria);
  • i periodi che intercorrono dalla data della decorrenza giuridica a quella di effettiva presa in servizio (decorrenza economica);
  • i periodi di pratica e di iscrizione agli albi professionali, a condizione che il periodo di pratica o d’iscrizione sia stato richiesto come condizione necessaria per l’ammissione in servizio;
  • i servizi svolti nelle scuole legalmente riconosciute.

Si possono valutare i periodi di maternità?

I periodi di astensione obbligatoria per maternità e di congedo parentale danno normalmente diritto all’accredito gratuito dei contributi figurativi.

È invece riscattabile il periodo di astensione facoltativa per maternità al di fuori del rapporto di lavoro, sino a un massimo di 22 settimane e di 5 anni complessivi; l’interessata deve essere in possesso di almeno 5 anni contribuiti ed in forza al 27 aprile 2001.

Si possono valutare i periodi di disoccupazione?

È possibile riscattare i seguenti periodi non lavorati, se successivi al 31 dicembre 1996:

  • sospensione o interruzione del rapporto di lavoro: il riscatto è consentito solo se la pausa lavorativa è riconducibile alle cause previste da leggi o contratti che danno diritto alla conservazione del posto, per un massimo di 3 anni;
  • intervalli tra lavori discontinui, stagionali o temporanei: per il riscatto dei periodi d’interruzione, anch’esso consentito a partire dal 1997, è richiesto il possesso dello stato di disoccupazione durante i periodi scoperti da recuperare;
  • part time: sono riscattabili soltanto i periodi con contratto di lavoro a tempo parziale durante i quali non risulti svolta attività lavorativa; è richiesto il possesso dello stato di disoccupazione durante i periodi scoperti da recuperare.

Il decreto in materia di reddito di cittadinanza e pensioni [3] riconosce poi la facoltà di riscattare, cioè di recuperare ai fini della pensione, i periodi privi di contributi previdenziali, versando un onere più leggero rispetto a quello normalmente previsto per la generalità dei riscatti.

Il riscatto sperimentale agevolato, o pace contributiva, non può, però, essere esercitato da tutti i lavoratori, ma è previsto il perfezionamento di specifiche condizioni, sia soggettive che oggettive: peraltro, la possibilità di avvalersi della pace contributiva sussiste solo sino al 31 dicembre 2021 ed è preclusa per i periodi che sarebbero stati assoggettati a contribuzione.

Il periodo massimo valutabile è di 5 anni, anche non continuativi. I lavoratori possono accedere al riscatto solo se assoggettati al sistema di calcolo della pensione integralmente contributivo. Per approfondire, leggi: Pace contributiva.

Si possono valutare i periodi di assistenza a soggetti disabili?

Per i periodi di congedo per assistenza a un familiare disabile, normalmente sono accreditati i contributi figurativi (o effettivi, per i dipendenti pubblici). Il riscatto è comunque consentito:

  • al di fuori delle ipotesi di congedo straordinario retribuito legge 104 in relazione alle quali l’aspettativa sia integralmente coperta da contributi;
  • se i periodi, pur essendo coperti da contribuzione, possono essere integrati;
  • se si possiedono almeno 5 anni contributi.

Si può valutare il servizio civile?

I periodi nei quali è stato svolto servizio civile:

  • sino al 31 dicembre 2005: sono coperti da contribuzione in quanto danno diritto all’accredito di contributi figurativi;
  • dal 1° gennaio 2006 al 31 dicembre 2008: la contribuzione è accreditata nella gestione Separata Inps (come collaboratori a progetto);
  • dal 1° gennaio 2009 e per quanto riguarda il nuovo Servizio civile universale: i periodi devono essere riscattati.

Si può valutare il congedo per gravi motivi familiari?

I periodi di aspettativa non retribuita per gravi motivi familiari sono riscattabili sino a un massimo di 2 anni nell’arco della vita lavorativa. Non sono coperti da contributi figurati.

Quando spettano i contributi figurativi?

I contributi figurativi sono contributi previdenziali che vengono accreditati convenzionalmente dall’Inps, in quanto risultano a carico della gestione previdenziale di competenza. Salvo specifiche eccezioni, sono valutabili sia ai fini del diritto che della misura della pensione.

Sono accreditati d’ufficio dall’Inps, cioè senza bisogno che il lavoratore inoltri un’apposita domanda per la copertura dei periodi, nelle seguenti ipotesi:

  • isopensione (si tratta di un’indennità di accompagnamento alla pensione di vecchiaia o anticipata ordinaria);
  • cassa integrazione guadagni ordinaria (cig o cigo);
  • cassa integrazione guadagni straordinaria (cigs);
  • contratti di solidarietà difensivi;
  • integrazioni salariali dei Fondi di solidarietà;
  • integrazioni salariali del Fondo di integrazione salariale Fis dell’Inps;
  • integrazioni salariali dei Fondi bilaterali;
  • disoccupazione coperta da indennità, come la Naspi, la disoccupazione agricola e la Dis-coll;
  • periodi di godimento della pensione ordinaria di inabilità (nei soli casi in cui risulti successivamente revocata per recupero della capacità lavorativa);
  • periodi di godimento dell’assegno ordinario di invalidità;
  • periodi di assistenza antitubercolare;
  • lavori socialmente utili.

Sono invece accreditati su domanda i seguenti periodi:

  • servizio militare o servizio civile obbligatorio;
  • malattia di durata non inferiore a 7 giorni, entro il periodo massimo di copertura di 22 mesi; questa soglia non si applica agli inabili a seguito di infortuni sul lavoro;
  • congedo di maternità obbligatoria;
  • congedo di paternità;
  • periodo di maternità fuori dal rapporto di lavoro;
  • congedo parentale (cosiddetta maternità facoltativa) fruito entro i 6 mesi o entro i 6 anni di vita del bambino o entro il prolungamento per il figlio affetto da handicap; sono inclusi alcuni congedi straordinari Covid per genitori;
  • assenze per malattia del figlio entro il terzo anno di età;
  • permessi per allattamento;
  • congedo straordinario per l’assistenza di familiari con handicap grave;
  • permessi legge 104 per l’assistenza di familiari con handicap grave;
  • permessi legge 104 per lavoratori portatori di handicap grave;
  • aspettativa per funzioni pubbliche elettive o cariche sindacali;
  • permessi per donatori di sangue;
  • permessi per donatori di midollo osseo;
  • congedo per violenza di genere.

Dal 2013, l’accredito dei contributi figurativi viene comunque effettuato in via automatica dall’Inps, che risulta già in possesso delle informazioni per inserire i periodi utili a pensione nell’estratto conto previdenziale.

Per approfondire, leggi: Contributi figurativi.

Come si valutano i contributi volontari?

Un periodo non lavorato può essere utile ai fini della pensione anche se è il lavoratore a versare volontariamente dei contributi, dopo essere stato appositamente autorizzato dall’Inps. I contributi versati spontaneamente dal lavoratore per i periodi di inattività si chiamano contributi volontari: sono generalmente utili ai fini del diritto e della misura della pensione. Per approfondire e sapere come si calcolano i versamenti dovuti, leggi: Guida ai contributi volontari.



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