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Lo sai che? Contratti di lavoro a termine: l’impugnazione a pena di decadenza viene scardinata

Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2013

È ancora possibile agire per ottenere la conversione a tempo indeterminato del contratto di lavoro a termine stipulato illegittimamente: la rivoluzionaria interpretazione del termine di decadenza secondo il Tribunale di Cosenza.

 

Una recente sentenza del Tribunale di Cosenza [1] è destinata ad aprire nuovi scenari nel campo della impugnazione dei contratti di lavoro a termine, soprattutto per quanti siano eventualmente già incorsi nelle decadenze introdotte dal cosiddetto “Collegato Lavoro”.

Come è noto, il “Collegato Lavoro” [2] (estendendo la portata delle disposizioni già previste in materia di licenziamenti [3]), ha introdotto la seguente regola: chi vuole impugnare un contratto di lavoro a termine è assoggettato ad un doppio termine decadenziale, stragiudiziale e giudiziale.

La materia è stato oggetto di successivi interventi normativi (ad opera prima della legge di conversione del cosiddetto decreto “Milleproroghe” [4], poi della Riforma Fornero [5]), nonché di un già cospicuo numero di provvedimenti giudiziali, che hanno contribuito non poco a chiarire la portata di tutto questo complesso corpus normativo. Allo stato, tenuto conto degli orientamenti che appaiono maggioritari nell’interpretazione giurisprudenziale, il quadro che ne emerge può essere così molto sinteticamente descritto:

– i  contratti  di  lavoro  a  termine cessati entro il 30 dicembre 2011, dovevano essere impugnati stragiudizialmente entro i successivi 60 giorni, e quindi entro il 28 febbraio 2012; entro i 270 giorni successivi all’impugnazione stragiudiziale dovevano essere impugnati anche giudizialmente o, in alternativa, entro lo stesso termine doveva essere avviata una procedura di conciliazione presso la Direzione Territoriale del lavoro;

– i  contratti  di  lavoro  a  termine cessati dal il 31 dicembre 2011 al il 31 dicembre 2012 dovevano essere impugnati stragiudizialmente entro 60 giorni dalla cessazione; entro i 270 giorni successivi all’impugnazione stragiudiziale – che, a far data dal 18 luglio 2012 (per effetto della Riforma Fornero) sono diventati 180 -, dovevano essere impugnati anche giudizialmente o, in alternativa, entro lo stesso termine doveva essere avviata una procedura di conciliazione presso la Direzione Territoriale del lavoro;

– i contratti cessati a far data dal 1° gennaio 2013, dovevano/devono essere impugnati, stragiudizialmente, entro 120 giorni dalla cessazione; ed entro i 180 giorni successi all’impugnazione stragiudiziale dovevano/devono essere impugnati anche giudizialmente o, in alternativa, entro lo stesso termine doveva/deve essere avviata una procedura di conciliazione presso la Direzione Territoriale del lavoro.

La rivoluzionaria decisione del Tribunale di Cosenza scardina questa impostazione, giacché afferma, per la prima volta (a quanto consta), che il predetto regime di obbligatorietà a pena di decadenza dell’impugnazione non vale in assoluto, bensì vale solo nel caso in cui si faccia valere la nullità del termine con riguardo ad alcuni specifici vizi del contratto (ad es. nel caso in cui si contesti la sussistenza delle ragioni addotte in contratto a giustificazione del ricorso al tempo determinato) [6].

Qualora invece si intenda agire in giudizio per far valere la illegittimità del termine per la violazione di altri tipi di vizio, secondo il giudice del lavoro di Cosenza, non opera alcun regime decadenziale.

La vicenda

Nel caso di specie il principio è stato enunciato in un caso in cui il giudice – accogliendo il ricorso di una lavoratrice che pur non aveva tempestivamente impugnato il contratto intercorso con la sua ex datrice di lavoro – ha ravvisato la nullità del termine per violazione della disposizione della legge che disciplina i contratti a termine [7] che subordina la possibilità di ricorrere a tale tipologia contrattuale solo a condizione che il datore di lavoro abbia effettuato la valutazione dei rischi sulla sicurezza sul lavoro.

Lo scenario

Come si può ben comprendere, la decisione apre un scenario fino a poco tempo fa inimmaginabile, giacché, soprattutto a chi sia già decaduto per non avere impugnato tempestivamente il contratto (nel termine stragiudiziale o giudiziale), apre la strada per poter ancora agire per  ottenere, come nel caso di cui alla sentenza del Tribunale di Cosenza, la conversone a tempo indeterminato del rapporto di lavoro del contratto a termine stipulato illegittimamente.

di MASSIMO CUNDARI

note

[1] Trib. Cosenza, sent. n. 3423/2013.

[2] Art. 32 l. n. 183/2010.

[3] Art. 6 l. n. 604/1966.

[4] L. n. 10/2011, di conversione del d.l. n. 225/2010.

[5] L. n. 92/2012

[6] Più precisamente ai sensi degli artt. 1, 2 o 4 del d.lgs. n. 368/2001, il decreto che allo stato regola la materia dei contratti a termine.

[7]Art. 3 del d.lgs. n. 368/2001.

Autore immagine: 123rf.com


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