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Lo sai che? Come non pagare sulle strisce blu: le prove per annullare la multa

Lo sai che? Pubblicato il 4 marzo 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 marzo 2014

Contravvenzione per il parcheggio sulle strisce blu: scelta forzata perché mancano spazi con le strisce bianche, ma servono prove consistenti e non solo le fotografie.

È ormai costante l’indirizzo dei giudici di considerare nulle le multe elevate nei confronti di chi non abbia pagato il parcheggio a pagamento nelle “strisce blu” se, nelle vicinanze, il Comune non ha predisposto altrettante zone di sosta gratuita (ossia delimitate dalle “strisce bianche”). Per chi ne voglia sapere di più, rinviamo al precedente articolo “Multa sulle strisce blu: legittima solo se ci sono parcheggi non a pagamento”.

In pratica, chi subisce una contravvenzione per mancato pagamento del ticket sulle strisce blu può ottenere – depositando un ricorso al Giudice di Pace ove è avvenuta la constatazione dell’illecito – l’annullamento della contravvenzione se, nelle immediate vicinanze, il Comune non ha adibito anche aree di sosta gratuita (strisce bianche). È bene ricordare, comunque, che tale regola non vale nelle aree pedonali, nelle ztl e nelle zone di particolare rilevanza urbanistica.

Ricordato ciò, è importante sapere come vincere il ricorso. Infatti, poiché la prova spetta sempre a chi imbraccia il fucile, ossia a chi inizia il ricorso, sarà l’automobilista a dover dimostrare al giudice che non esistono, nelle vicinanze del luogo ove ha ricevuto la multa, spazi di parcheggio gratuiti.

Ed, a quanto sembra, tale prova non è particolarmente facile.

Verrebbe infatti di pensare, di primo acchito, a procurarsi delle fotografie della zona: magari una mappa delle strade scattata da Google Maps e un vero e proprio book fotografico delle zone limitrofe a quella del “fattaccio”. Ma, a parte l’ovvia difficoltà – specie nelle zone piene di vicoli – a catturare così tante immagini dell’asfalto, sembra che ciò, per i giudici, non sia sufficiente. Questo, del resto, è il pensiero di una recente sentenza della Cassazione [1].

È la stessa Suprema Corte che suggerisce la via alternativa e privilegiata. Poiché la prova deve poggiare su elementi precisi (non, quindi, su semplici foto), è necessario, ad esempio, riportare il contenuto dell’ordinanza del Comune istitutiva del parcheggio a pagamento. Ciò perché è onere del trasgressore, in sostanza, dimostrare le ragioni della asserita illegittimità dell’ordinanza comunale istitutiva del parcheggio a pagamento.

Solo così si può consentire al giudice di disapplicare il provvedimento (illegittimo) della pubblica amministrazione e annullare la multa.

Un secondo suggerimento per far annullare la multa sulle strisce blu è di verificare se la convenzione tra Comune ed ente gestore è ancora valida o, invece, è scaduta. Con una istanza di accesso agli atti amministrativi, sarà possibile verificare se la contravvenzione è illegittima o meno. A tal proposito si rinvia all’articolo: “Strisce blu: parcheggio gratis e multe nulle se è scaduta la convenzione tra Comune e gestore”.

Per il modello di ricorso da presentare al giudice di pace, vai all’articolo “Sosta a pagamento sulle strisce blu: quasi tutte le multe sono illegittime”.

note

[1] Cass. sent. n. 14980/13 del 14.06.2013.


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