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Parcheggi riservati ai dipendenti comunali: sono legittimi?

1 Dicembre 2020
Parcheggi riservati ai dipendenti comunali: sono legittimi?

Quando la pubblica utilità consente di riservare spazi sosta per i pubblici dipendenti. 

Non è difficile incontrare, nei pressi del municipio, una lunga serie di parcheggi riservati ai dipendenti comunali. A volte, sono così tanti da costringere tutti gli altri automobilisti a sostare l’auto a diverse centinaia di metri di distanza dalla destinazione. Un comportamento del genere è consentito dalla legge? Sono legittimi i parcheggi riservati ai dipendenti comunali quando occupano gran parte – se non tutto – lo spazio utile? 

La questione è stata proposta all’attenzione del Tar Sardegna. Con una recente sentenza [1] i giudici amministrativi hanno preso posizione sul tema, spiegando cosa consente di fare il Codice della strada.  

Il caso riguarda un’ordinanza adottata dal responsabile dell’area tecnica di un ente locale che, per ridurre la presenza di veicoli in sosta su un tratto di strada pubblica congestionato, adiacente il Comune e una scuola, aveva riservato dei parcheggi all’esclusiva sosta dei veicoli di proprietà del Comune, degli amministratori politici, dei dipendenti e del personale di servizio dell’adiacente istituto scolastico. Un residente nella zona ha contestato tale riserva per via del vantaggio che essa ingiustificatamente accordava in favore di amministratori e pubblici dipendenti, violando così il principio di pari trattamento tra automobilisti. Di qui il ricorso al giudice con il seguente quesito: sono legittimi i parcheggi riservati ai dipendenti comunali? Ecco cosa dice la legge.

L’articolo 7 del Codice della strada consente al sindaco di riservare limitati spazi alla sosta dei veicoli degli organi di polizia stradale, dei vigili del fuoco, dei servizi di soccorso, nonché di «quelli adibiti al servizio di persone con limitata o impedita capacità motoria» (i disabili), munite del contrassegno speciale, ovvero a servizi di linea per lo stazionamento ai capilinea.

Secondo il Tar, questa elencazione è tassativa e non ammette estensioni analogiche a categorie di automobili non espressamente previste dalla norma. Dunque, il Codice della strada non consente di accordare preferenza a dipendenti comunali o categorie il cui luogo di lavoro sia adiacente agli spazi di sosta. Sarebbe invece lecito riservare uno spazio all’ambulanza o alla polizia o alle strisce gialle destinate ai portatori di handicap. 

Di sicuro, un agevole parcheggio a disposizione, in prossimità del luogo di lavoro, è un vantaggio per i dipendenti pubblici e consente una maggior efficienza, ma ciò non può rappresentare una vera e propria riserva, poiché gli spazi pubblici possono essere sottratti all’uso generale solo per motivi di pubblico interesse.

La questione aveva già avuto una sua regolamentazione in una vecchia circolare del 1981 a firma del ministero dei Lavori pubblici [2]. In essa, si stabiliva che, per generare una riserva di spazi, è sempre necessaria «una situazione obiettiva di interesse collettivo». Si deve quindi trattare di un bisogno della generalità dei consociati. Sono escluse da tale ambito le esigenze di privata utilità o di mera comodità di persone o impiegati, funzionari o amministratori. Questi ultimi non possono quindi vantare un diritto a una riserva, trattandosi di un interesse privato. 

In particolare, la circolare escludeva che potessero riservarsi spazi di sosta ai veicoli di una banca, dinanzi ad alberghi, per veicoli a noleggio o di servizio della magistratura. In ogni caso, poi, lo spazio riservato non doveva essere esorbitante rispetto alla riconosciuta esigenza pubblica ed alla natura di essa.

In sintesi, anche in prossimità di uffici pubblici, vige la regola della parità di trattamento tra gli utenti della strada, separando le esigenze reali dalle generiche comodità d’uso.


note

[1] Tar Sardegna, sent. n. 635/2020 del 19.11.2020.

[2] Min. Lavori pubblici circolare n. 1525/1981

Autore immagine: depositphotos.com


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