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Quando deve essere reperibile un lavoratore?

23 Febbraio 2021
Quando deve essere reperibile un lavoratore?

Alcune tipologie di lavoro rendono necessaria la reperibilità del lavoratore anche al di fuori dell’orario lavorativo.

Hai partecipato alla selezione per un posto di lavoro con mansioni di tecnico riparatore. Ti hanno proposto un contratto di lavoro subordinato nel quale è prevista una clausola di reperibilità. Vuoi avere maggiori informazioni su questo istituto.

Il contratto di lavoro vincola il lavoratore ad eseguire la prestazione di lavoro prevista esclusivamente durante l’orario di lavoro concordato nella lettera di assunzione. Ci sono, tuttavia, dei casi in cui al lavoratore viene richiesto di rendersi raggiungibile anche al di fuori dell’orario di lavoro in caso di necessità e di assumersi l’obbligo di intervenire prontamente, ove richiesto.

Chi decide quando è presente o meno la reperibilità in un rapporto di lavoro? Quando deve essere reperibile un lavoratore? La reperibilità costituisce un accordo ulteriore rispetto al contratto di lavoro e i vincoli derivanti da tale accordo devono essere verificati di volta in volta, nel caso specifico.

Che cos’è la reperibilità?

Con la firma del contratto di lavoro le parti si assumono degli obblighi reciproci. Il lavoratore, in particolare, si assume l’obbligo di svolgere la prestazione lavorativa prevista nel contratto durante l’orario di lavoro contrattuale. Al di fuori di tale lasso temporale, tuttavia, il lavoratore non ha alcuna obbligazione nei confronti del datore di lavoro e non deve svolgere alcuna attività di lavoro in suo favore.

In certi casi, però, la tipologia di attività esercitata dall’impresa richiede la disponibilità dei lavoratori ad intervenire prontamente in caso di necessità. Basti pensare a imprese che si occupano di riparazioni di infrastrutture pubbliche, che potrebbero essere chiamate a dover intervenire in qualsiasi orario della giornata in caso di necessità, oppure a chi lavora nel settore sanitario, dove può essere necessario effettuare dei pronti interventi in qualsiasi orario per la tutela della salute delle persone.

In questi casi, al contratto di lavoro può aggiungersi un ulteriore accordo tra lavoratore e datore di lavoro in base al quale il dipendente deve garantire la sua disponibilità ad effettuare delle prestazioni di lavoro anche al di fuori dell’orario di lavoro, se necessario. Tale obbligazione ulteriore al contratto di lavoro assume la denominazione di accordo di reperibilità e, solitamente, viene introdotto tramite un accordo collettivo sindacale di livello aziendale oppure come clausola o accordo a latere del contratto individuale di lavoro.

Reperibilità: quando deve essere reperibile il lavoratore?

Per quanto concerne la fascia oraria di reperibilità, occorre verificare di volta in volta cosa prevede il singolo accordo che ha introdotto tale istituto. Non esistono, infatti, delle regole generali applicabili in ogni ipotesi di reperibilità. Di solito, le imprese stabiliscono, di volta in volta, quali sono i lavoratori reperibili e in quali fasce orarie sono disponibili, redigendo appositi turni di reperibilità. La programmazione della reperibilità dei lavoratori, solitamente, tiene conto del fatto che ogni lavoratore deve effettuare un periodo di riposo continuativo dal lavoro di almeno 11 ore nell’arco delle 24 ore [1].

La Cassazione [2] ha chiarito che l’inclusione di un dipendente nei turni di reperibilità può derivare esclusivamente dalle effettive esigenze tecnico-organizzative aziendali, valutate nella sua discrezionalità dal datore di lavoro, e non dalla sua appartenenza a un determinato inquadramento professionale o a una specifica unità di lavoro.

Quali sono gli obblighi del lavoratore durante la reperibilità?

Gli specifici obblighi che il lavoratore si assume durante la reperibilità sono disciplinati dall’accordo di reperibilità stesso.

Solitamente, l’accordo di reperibilità prevede che, durante la fascia di reperibilità, il lavoratore sia soggetto ai seguenti obblighi:

  • tenere acceso un dispositivo mobile, di solito un telefono cellulare, nel quale può essere sempre contattato;
  • non allontanarsi dalla propria casa di residenza oltre un certo raggio chilometrico;
  • in caso di chiamata, il lavoratore deve raggiungere il posto di lavoro entro un certo lasso temporale (esempio, mezz’ora oppure venti minuti).

Se il lavoratore disattende gli obblighi di reperibilità, oltre a non maturare il diritto alla corresponsione della relativa indennità di reperibilità, può anche essere sanzionato dal punto di vista disciplinare in quanto tale comportamento può essere considerato lesivo del vincolo fiduciario che sempre deve accompagnare l’esecuzione del rapporto di lavoro.


note

[1] D. Lgs. 66/2003.

[2] Cass. 20648/2017.


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