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Quando restituire la disoccupazione

24 Febbraio 2021
Quando restituire la disoccupazione

Il lavoratore ha diritto ad ottenere un’indennità economica mensile da parte dell’Inps in caso di perdita involontaria del lavoro.

Sei un lavoratore subordinato e hai ricevuto una lettera di licenziamento per motivi economici. Hai impugnato il licenziamento perché è stato intimato durante un periodo di divieto. Hai ottenuto dal giudice del lavoro la reintegrazione nel posto di lavoro. Ti chiedi se dovrai restituire l’indennità di disoccupazione che, nel frattempo, ti è stata erogata dall’Inps.

Nel nostro ordinamento, il sistema di sicurezza sociale prevede che il lavoratore abbia diritto a ricevere un’indennità economica mensile a carico dell’Inps in caso di perdita involontaria del lavoro. Cosa succede se, tuttavia, il lavoratore impugna il licenziamento di fronte al tribunale e viene reintegrato nel posto di lavoro? Quando restituire la disoccupazione? Quando per effetto di una sentenza il rapporto di lavoro viene ricostituito, viene meno il diritto all’indennità di disoccupazione e le somme percepite devono essere quindi restituite all’Inps.

Che cos’è la disoccupazione?

L’indennità di disoccupazione, oggi definita con l’acronimo Naspi, che sta per nuova assicurazione sociale per l’impiego [1], è una tutela economica di carattere sociale che è stata introdotta nel nostro ordinamento per tutelare il reddito dei lavoratori che perdono involontariamente il lavoro.

L’indennità di disoccupazione viene erogata dall’Inps mensilmente e l’ammontare dell’assegno è calcolato in percentuale rispetto alla retribuzione media percepita dal lavoratore negli ultimi quattro anni che precedono la cessazione del rapporto di lavoro.

La disoccupazione Naspi non spetta in tutti i casi di cessazione del rapporto di lavoro ma solo quando la perdita del lavoro è involontaria. Ne deriva che licenziamento e dimissioni per giusta causa danno, quindi, diritto alla Naspi mentre non possono accedere a tale beneficio coloro che chiudono il rapporto di lavoro per effetto delle dimissioni volontarie o della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Disoccupazione: spetta anche se il lavoratore impugna il licenziamento?

Molto spesso, il lavoratore che viene licenziato decide di impugnare il licenziamento di fronte ad un giudice affinché venga accertata la illegittimità del recesso datoriale. L’impugnazione del licenziamento, di per sé, non fa venire meno il diritto del lavoratore a percepire la Naspi, se ne ricorrano tutti i requisiti previsti dalla legge. Tuttavia, come vedremo, il diritto alla Naspi potrebbe decadere a seconda della tutela che il giudice del lavoro deciderà di applicare al lavoratore licenziato.

Quando restituire la disoccupazione?

L’impugnazione del licenziamento da parte del lavoratore, pur non rappresentando di per sé una causa ostativa alla percezione della Naspi, può determinare la necessità di restituire la disoccupazione se il giudice, nella causa relativa all’impugnazione del licenziamento, applica la tutela reintegratoria.

Quando, infatti, il tribunale del lavoro dispone la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro si viene a creare, di fatto, una situazione per la quale è come se il licenziamento non fosse mai stato intimato. Il lavoratore, infatti, avrà diritto a ricevere tutte le retribuzioni che avrebbe regolarmente ottenuto se non fosse mai stato licenziato, dalla data del recesso fino alla data di effettiva reintegra. Inoltre, il datore di lavoro dovrà provvedere al pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali, proprio come se non avesse mai licenziato il lavoratore.

In una situazione come questa, è evidente che le somme percepite a titolo di Naspi costituiscono un indebito oggettivo posto che, ricostituito il rapporto di lavoro, se non vi fosse stato il licenziamento, il lavoratore non avrebbe avuto diritto all’indennità di disoccupazione. Per questo, in caso di reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, il dipendente deve restituire all’Inps le eventuali somme ricevute a titolo di Naspi.

Che succede se la Naspi non viene restituita?

Se il lavoratore omette di restituire la Naspi, pur essendo stato reintegrato nel posto di lavoro, rischia di subire sia un’azione civile da parte dell’Inps, volta al recupero coattivo delle somme spettanti, sia un’azione penale volta ad accertare la commissione del reato di indebita percezione di denaro pubblico.

Per questo, considerato che il lavoratore in caso di reintegrazione riceve dal datore di lavoro tutti gli stipendi che avrebbe preso se non fosse mai stato licenziato, è sempre consigliabile procedere alla pronta restituzione all’Inps delle somme erogate a titolo di Naspi per evitare conseguenze spiacevoli e un ulteriore aggravio di costi.


note

[1] D.lgs. 22/2015.


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