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Utenze e condominio ex casa coniugale: deduzioni fiscali

1 Dicembre 2020
Utenze e condominio ex casa coniugale: deduzioni fiscali

Assegnazione della casa all’ex moglie e pagamento a carico del marito di mutuo, affitto, condominio, utenze: come scaricare le spese dalle tasse. 

Un lettore, appena separatosi dalla moglie, ha visto assegnare la casa di sua proprietà all’ex coniuge con cui andranno a vivere i figli. Oltre a ciò, è stato condannato a pagare il mutuo sulla casa, le utenze e il condominio di tale abitazione. A ciò si aggiunge l’ordinaria condanna al versamento dell’assegno di mantenimento per la moglie e i ragazzi. Ci viene chiesto se la legge prevede delle deduzioni fiscali per i soldi spesi per le utenze e condominio dell’ex casa coniugale. 

La questione è stata disciplinata da una circolare dell’Agenzia delle Entrate [1]. Ma procediamo con ordine.

Assegnazione della casa coniugale: quando?

Come abbiamo spiegato più volte nelle pagine di questo giornale, nel momento in cui una coppia di coniugi si separa, il giudice assegna la casa coniugale a chi, dei due, andrà a convivere coi figli. Di conseguenza, tale assegnazione non può essere disposta nei confronti di coppie senza figli o con i figli già autonomi dal punto di vista economico, che quindi hanno una propria indipendenza abitativa o potrebbero comunque procurarsela. Il provvedimento è infatti rivolto a tutelare la prole (non già l’ex coniuge) e a garantire ad essa di continuare a crescere nello stesso habitat domestico in cui già viveva prima della crisi matrimoniale. 

Tale provvedimento ha ragion d’essere solo quando la casa è di proprietà dell’altro coniuge (quello cioè con cui i figli non vanno a vivere) o è in comproprietà. Diversamente, infatti, non ci sarebbe bisogno dell’autorizzazione del giudice per abitare la propria dimora.

Lo stesso provvedimento di assegnazione della casa coniugale può essere emesso anche quando l’immobile è stato dato in prestito ai coniugi da uno dei due rispettivi genitori, con o senza un formale contratto di comodato. La finalità impressa alla destinazione dell’immobile, quella cioè di diventare tetto coniugale, permane anche dopo la cessazione del matrimonio, con la conseguenza che il bene resta nella disponibilità di chi si prenderà materialmente cura dei figli. Il giudice quindi può impedire ai suoceri, pur in costanza di divorzio, di chiedere la restituzione della propria abitazione. Lo potrebbero fare solo se hanno redatto un contratto di comodato scritto, dando ad esso una specifica data di scadenza.

Pagamento spese condominiali e utenze dopo l’assegnazione della casa coniugale

Se il giudice non dispone diversamente, il pagamento delle utenze (luce, acqua, gas, telefono) e del condominio relativamente alla casa coniugale sono a carico del coniuge assegnatario, che cioè vi andrà ad abitare. A questi quindi non è dovuto un ulteriore contributo oltre a quello previsto per il mantenimento, nel quale sono già incluse tutte le spese collegate all’immobile. 

Il pagamento del mutuo resta a carico del firmatario dello stesso, salvo diversa disposizione da parte del giudice. Quindi, in presenza di un mutuo cointestato, lo stesso deve essere adempiuto da entrambi i coniugi. Il tribunale però potrebbe accollare l’intera rata a uno dei due.

Quanto all’Imu, questa non deve essere versata né dal proprietario dell’immobile (sussistendo un’apposita deroga nella legge), né dal coniuge titolare del diritto di abitazione (in quanto costituendo per questi la propria «abitazione principale»).

Deduzione spese condominiali e utenze da parte del proprietario dell’immobile

L’Agenzia delle Entrate [1] ha ammesso la possibilità di dedurre dalla dichiarazione dei redditi le spese relative al cosiddetto “contributo casa“, ossia delle somme corrisposte per il pagamento del canone di locazione e/o delle spese condominiali dell’alloggio del coniuge separato, a condizione che siano disposte dal giudice, quantificabili e corrisposte periodicamente.

Se il giudice non ha quantificato esattamente l’importo dovuto per il “contributo casa” questo può anche essere desunto dal provvedimento stesso del tribunale quando in esso sia indicato esplicitamente l’obbligo di pagamento dell’importo relativo al canone di affitto o delle spese ordinarie condominiali relative all’immobile a disposizione dell’ex coniuge. 

Il marito quindi non può ottenere la deduzione fiscale delle spese erogate a favore dell’ex moglie a titolo di “contributo casa” qualora le stesse non risultino, anche implicitamente, disposte nel provvedimento giudiziario.

La deduzione è limitata al 50% delle spese sostenute.

Sempre l’Agenzia delle Entrate [2] ha ammesso la deduzione delle somme corrisposte in sostituzione dell’assegno di mantenimento per il pagamento delle rate di mutuo intestato all’ex coniuge nel caso in cui, dalla sentenza di separazione, risulti che l’altro coniuge non abbia rinunciato all’assegno di mantenimento. 


note

[1] Ag. Entrate circolare n. 17/E/2015, punto 4.1.

[2] Ag. Entrate, circolare n. 50/E/2002, punto 3.2.


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