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Periodo di comporto per malattia

24 Febbraio 2021
Periodo di comporto per malattia

Il lavoratore assente dal lavoro a causa dello stato morboso ha diritto alla conservazione del posto di lavoro.

Sei un lavoratore dipendente e sei assente da molto tempo dal lavoro a causa della malattia. Hai paura di perdere il posto di lavoro e vuoi sapere se, durante l’assenza, puoi essere licenziato.

La legge tutela i lavoratori che, a causa dell’insorgere della malattia, non possono svolgere regolarmente la prestazione di lavoro sotto diversi profili. Una delle principale forme di protezione consiste nel diritto alla conservazione del posto di lavoro durante il periodo di comporto per malattia.

Ma quanto dura questo periodo? Sono i contratti collettivi di lavoro che si occupano della definizione del periodo di comporto e della sua durata. Ma andiamo per ordine.

Cos’è la malattia del dipendente?

La principale obbligazione del lavoratore subordinato è lo svolgimento dell’attività di lavoro prevista nella lettera di assunzione. Possono, tuttavia, insorgere degli eventi sopravvenuti che privano il lavoratore della capacità di lavorare, tra cui la malattia.

Si definisce malattia del lavoratore un’alterazione dello stato di salute psicofisico che non consente al dipendente, temporaneamente, di svolgere la prestazione di lavoro dedotta nel contratto.

Il lavoratore ha diritto ad assentarsi dal lavoro, in caso di malattia, per tutto il periodo indicato dal medico nel certificato telematico di malattia (prognosi).

L’assenza determinata dalla malattia non può, dunque, essere considerata un inadempimento agli obblighi contrattuali da parte del lavoratore, a condizione che quest’ultimo comunichi la sua assenza in anticipo rispetto al proprio turno di lavoro e si rechi prontamente dal medico per ottenere la certificazione medica che comprova lo stato morboso e la necessità del riposo a casa.

Malattia del lavoratore: cos’è il periodo di comporto?

Oltre al diritto di essere assente dal lavoro per tutta la durata della prognosi, il lavoratore malato non può essere licenziato durante il periodo di assenza determinato dallo stato morboso. Il diritto alla conservazione del posto di lavoro non ha, tuttavia, una durata indefinita nel tempo ma perdura per un periodo di tempo massimo detto periodo di comporto per malattia [1].

La durata e le modalità di calcolo del periodo di comporto sono indicati dai contratti collettivi nazionali di lavoro.

In particolare, possono essere previste due tipologie di comporto:

  • comporto secco: in questo caso, deve essere computato nel calcolo del periodo di comporto ogni singolo episodio morboso. Ciò significa che il calcolo del comporto si azzera ad ogni assenza per malattia del lavoratore;
  • comporto per sommatoria: in questo caso, devono essere computati nel calcolo del periodo di comporto tutti gli episodi morbosi che si verificano in un determinato lasso di tempo (es. nel biennio precedente l’inizio dell’ultima assenza per malattia). Ciò significa che il calcolo del comporto non si azzera ad ogni assenza per malattia del lavoratore.

La durata, inoltre, è definita dai Ccnl caso per caso. Spesso, il comporto ha una durata di 180 giorni, al pari della tutela economica di malattia erogata dall’Inps. Molti Ccnl prevedono che il periodo di comporto possa essere esteso per i lavoratori affetti da patologie oncologiche o rare.

Periodo di comporto: cosa succede se viene superato?

Se il lavoratore continua ad essere assente anche dopo il superamento del periodo di comporto, il datore di lavoro può procedere al suo licenziamento.

Il licenziamento per superamento del periodo di comporto deve contenere la specifica indicazione delle giornate di assenza per malattia che sono state conteggiate nel calcolo del comporto e deve essere adottato tempestivamente, dopo il superamento, altrimenti il lavoratore potrebbe fare affidamento sul fatto che il datore di lavoro (pur potendolo fare) non abbia intenzione di procedere al recesso.

La Cassazione [2] ha, invece, escluso che il datore di lavoro debba avvertire il lavoratore dell’imminente superamento del periodo di comporto.

Occorre, infine, considerare che molti Ccnl prevedono che il lavoratore che, alla fine del periodo di comporto, sia ancora malato possa chiedere un periodo di aspettativa non retribuita per malattia durante il quale mantiene il diritto alla conservazione del posto di lavoro. In questo caso il datore di lavoro non può procedere al licenziamento alla fine del periodo di comporto se, in tempo utile, il dipendente ha chiesto la fruizione dell’aspettativa.

Resta inteso che se alla fine del periodo di aspettativa non pagata il lavoratore non rientra in servizio, sarà possibile procedere al suo licenziamento.


note

[1] Art. 2110 cod. civ.

[2] Cass. 20761/2018.


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1 Commento

  1. io ho superato i 180 giorni,a settembre 2020,ma’ il licenziamento e avvenuto dal 31 dicembre,da settembre a dicembre non mi e’ stato pagato lo stipendio perche’,la cassa portieri dove sono segnato non rimborsava il datore di lavoro.

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