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Affidamento condiviso: cos’è e come funziona

24 Febbraio 2021
Affidamento condiviso: cos’è e come funziona

Quando i genitori si separano, i figli minori vengano affidati ad entrambi nel rispetto del principio di bigenitorialità.

Tu e tuo marito avete deciso di separarvi dopo sette anni di matrimonio. Adesso, però, temi che tuo figlio possa soffrire la lontananza del padre. Sono molto affiatati e non vuoi che il loro rapporto si raffreddi con il tempo, fino a lacerarsi del tutto. In questo articolo, faremo il punto della situazione sull’affidamento condiviso: cos’è e come funziona. Forse non lo sai, ma in caso di separazione o divorzio, la regola generale è che i minori mantengano un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori. Pertanto, il giudice solitamente dispone che i figli vengano affidati sia alla madre che al padre, a meno che tale situazione non rechi loro un pregiudizio. Ne consegue che tutte le questioni importanti relative alla crescita del bambino verranno decise insieme. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di analizzare il tema con poche e semplici battute.

Affidamento e collocamento: cosa sono?

Partiamo subito con un esempio pratico.

Tizio e Caia hanno deciso di separarsi di comune accordo. All’udienza, il giudice dispone l’affidamento condiviso del loro figlioletto Mevio con collocamento prevalente presso la mamma.

Come puoi notare, si parla di affidamento solo riguardo ai figli minori, cioè quelli che non hanno ancora compiuto la maggiore età.

Inoltre, è bene non confondere l’affidamento con il collocamento, in quanto si tratta di due concetti molto diversi. Il primo attiene all’esercizio della responsabilità genitoriale, vale a dire al potere di decidere le questioni riguardanti i figli (educazione, istruzione, salute, ecc.). Il secondo, invece, indica la residenza del minore, cioè dove il bambino andrà ad abitare a seguito della separazione dei genitori.

Affidamento condiviso: cos’è e come funziona

Ebbene, la regola generale è questa: quando due genitori si lasciano, i figli minori vengono affidati ad entrambi. Si tratta dell’affidamento condiviso che impone sia alla madre sia al padre di adottare – di comune accordo – tutte le decisioni importanti relative al figlioletto, come ad esempio lo sport da praticare oppure la scuola da frequentare. Tutte le altre questioni, quelle di ordinaria amministrazione per intenderci (come ad esempio l’abbigliamento, i libri scolastici, ecc.), possono essere adottate separatamente senza prima consultarsi. Ciò significa, in altre parole, che nessuno dei due potrà decidere all’insaputa o, peggio ancora, in contrasto con il parere dell‘altro. La ragione è ovvia: la separazione riguarda esclusivamente la coppia e non deve riversarsi sui bambini, i quali hanno il diritto a mantenere un rapporto sano ed equilibrato con mamma e papà, anche se questi non stanno più insieme (cosiddetto principio di bigenitorialità).

Normalmente, nel provvedimento di separazione o divorzio il giudice stabilisce anche le modalità con cui il genitore non collocatario deve esercitare il suo diritto di visita. Nella prassi, accade che il figlio rimanga a vivere con la mamma (ritenuta una figura centrale nella crescita del bambino) con la possibilità di vedere il papà alcuni giorni a settimana (rispettando orari ben precisi) e di rimanere presso di lui alcuni weekend al mese (solitamente due).

Infine, va precisato che in regime di affidamento condiviso, ciascun genitore deve provvedere ai figli anche dal punto di vista economico in proporzione al proprio reddito. È previsto, infatti, che il genitore non collocatario (generalmente, il papà) corrisponda all’altro un assegno di mantenimento mensile, calcolato in base alle esigenze del figlio ed al tenore di vita goduto prima della separazione dei genitori.

Affidamento condiviso: quando non è ammesso?

Come ti ho spiegato poc’anzi, nella maggior parte dei casi, si opta per l’affidamento condiviso, affinché entrambi i genitori siano presenti nella vita dei propri figli in modo più o meno paritario. Tuttavia, ci sono delle eccezioni. Potrebbe capitare, infatti, che uno dei due non sia adeguato a svolgere il ruolo di genitore al punto da recare pregiudizio al minore. Ti faccio un esempio.

Sempronia ha chiesto la separazione a causa del comportamento violento del marito Caio, il quale l’ha picchiata più volte davanti al loro bambino di 6 anni. All’udienza di separazione, il giudice affida il piccolo soltanto alla madre.

L’esempio riporta un classico caso di affidamento esclusivo, ossia quando il figlio viene affidato ad un solo genitore in quanto l’altro è pericoloso o comunque incapace di prendersene cura.

In altri casi, invece, sono i coniugi stessi a scegliere l’affidamento esclusivo. Tale “soluzione” viene adottata quando uno dei due genitori, per motivi di lavoro o di salute, non può essere presente nella vita del bambino (pensa, ad esempio, al militare in servizio oppure al medico in missione all’estero). Qualsiasi accordo in tal senso, però, è ammesso solo a condizione che superi l’attento vaglio del giudice, il quale è chiamato a valutare, da un lato, le ragioni che giustifichino una simile decisione e, dall’altro lato, che ciò risponda realmente al superiore interesse del minore.

Qualora sia disposto l’affidamento esclusivo, la responsabilità genitoriale verrà esercitata prevalentemente dal soggetto al quale vengono affidati i figli. Il genitore non affidatario, invece, potrà vigilare sulle decisioni assunte e rivolgersi al giudice se ritiene che l’altro abbia preso iniziative che non rispondono all’interesse della prole. Infine, potrà vedere i figli nei tempi e modi stabiliti dal provvedimento giudiziale, sempre che ciò non pregiudichi il loro benessere psicofisico. Naturalmente, durante tale periodo, non viene meno il suo dovere di corrispondere il mantenimento.

Per ripristinare l’affidamento condiviso, il genitore interessato dovrà ricorrere al tribunale presentando una domanda e spiegare le sue ragioni.



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