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Se perdo la schedina vincitrice del Totocalcio perdo anche il premio?

29 dicembre 2013


Se perdo la schedina vincitrice del Totocalcio perdo anche il premio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 dicembre 2013



Non è più necessario produrre il tagliando figlia: a dimostrare la proprietà del biglietto vincente può essere anche la dichiarazione del titolare della ricevitoria.

Chilometri di pellicole cinematografiche si sono consumate nel rappresentare uno dei più inquietanti incubi per lo scommettitore: la perdita del biglietto vincente. Dal datato film di Fantozzi (“Ho vinto la lotteria di capodanno”) al recentissimo “Colpi di fortuna” di Neri Parenti (dove Luca e Paolo si scervellano nella ricerca del tagliando fortunato), il cliché è sempre quello: “se non hai più il biglietto hai perso il gruzzoletto” (o il gruzzolone).

Ma è davvero così? La legge è, per davvero, così severa?

In verità, sino a qualche mese fa, era proprio questa la convinzione di tutti. Sinché è arrivata una sentenza della Cassazione a rimettere le carte in tavola [1].

Anche qui la vicenda è la stessa della finzione cinematografica: dopo la giocata di un sistema, il vincitore scopre di aver smarrito il cosiddetto “tagliando-figlia”. E, ovviamente, il Coni fa spallucce e non paga.

Dopo un travagliato iter giudiziario, però, lo “sfortunato fortunato” si è visto riconoscere il proprio diritto e il malloppo. Secondo infatti la Suprema Corte la prova della vincita può essere fornita anche con prove differenti dalla semplice schedina. Non è tanto la “denuncia di smarrimento” presentata ai Carabinieri; ciò che risulta davvero decisivo – evidenziano i giudici – è la “dichiarazione del titolare della ricevitoria ove fu effettuata la giocata”, dichiarazione in cui “si attesta che” allo scommettitore “furono consegnate due quote” di un sistema poi regolarmente “convalidato”.

A sostegno di questa tesi, poi, è risultato utile il fatto che “tutti gli altri acquirenti di quote del sistema” fortunato “avevano incassato la vincita”, tranne uno, costretto a battagliare col Coni…

Tali elementi sono dunque sufficienti, secondo la Cassazione, a superare l’obbligo di presentazione del “tagliando-figlia”. Ma è sempre meglio non rischiare: non si sa mai!, di questi tempi anche i giudici cambiano facilmente opinione…

note

[1] Cass. sent. n. 11774/13 del 15.05.2013.

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