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Sexting prescrizione

2 Dicembre 2020 | Autore:
Sexting prescrizione

È reato scambiarsi messaggi, fotografie e video erotici? Quando scatta la pedopornografia e quando il revenge porn? Dopo quanto tempo si estingue il reato?

Lo sviluppo della tecnologia ha reso comuni condotte che, solo fino a pochi anni fa, sembravano impensabili. Si prenda il caso degli smartphone: in pochi secondi, è possibile effettuare foto e riprese e inviarle a chiunque si voglia. Proprio la facilità con cui è possibile scambiarsi contenuti ha fatto sorgere la possibilità di commettere crimini che, prima, erano praticamente inesistenti o, comunque, difficilmente attuabili. Si pensi ad esempio al revenge porn oppure alle interferenze illecite nella vita privata altrui mediante l’installazione di telecamere o microfoni. L’uso di scambiarsi messaggi, immagini o video assume un nome preciso quando hanno un contenuto sessualmente esplicito: si parla in questo caso di sexting. Si tratta di un reato? Come funziona la prescrizione del sexting?

Sin da subito, possiamo affermare che il sexting non costituisce di per sé un crimine; può però diventarlo nel caso in cui l’invio di immagini erotiche sia fatto in maniera forzata, quando riguarda minorenni oppure se i contenuti osé, seppur consensualmente scambiati, sono poi fatti circolare senza il consenso delle persone ritratte. Insomma: ci vuole poco affinché il sexting da pratica legale diventi un turpe crimine. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando il sexting è reato e in quanto tempo si prescrive.

Sexting: cos’è?

Come anticipato in apertura, il sexting è la pratica di scambiarsi contenuti di carattere erotico.

Il sexting si può esprimere sia attraverso l’invio di messaggi di testo (quindi, mediante una comunicazione scritta, ad esempio attraverso sms, mms, email o sistemi di messaggistica istantanea, tipo WhatsApp e Messenger) che per mezzo di foto o immagini a sfondo sessuale.

Pertanto, costituisce sexting sia lo scambio reciproco di messaggi a contenuto erotico, sia lo scambio di foto o immagini dello stesso tipo.

Sexting: è reato?

Il sexting presuppone la consensualità: lo scambio reciproco di messaggi erotici è libero. Se l’invio fosse unilaterale, non potremmo parlare, almeno non in senso stretto, di sexting. Chi si presta a questa “pratica”, quindi, lo fa volontariamente.

Si può pertanto escludere che, di per sé, il sexting possa integrare ipotesi delittuose. Tuttavia, vi sono casi in cui il sexting è reato. Ciò può accadere essenzialmente in due ipotesi, e cioè quando:

  • le foto sessualmente esplicite ritraggono un minore;
  • le immagini sono successivamente diffuse senza il consenso della persona ritratta.

Sexting con minorenne: è reato?

Considerato che la legge punisce anche la semplice detenzione di materiale pedopornografico [1], cioè di materiale che ritrae minorenni, fare sexting con un minorenne è reato?

Chi conserva, nella memoria del proprio computer o in quella dello smartphone, foto a sfondo sessuale ritraenti minori di diciotto anni, non commette alcun reato se l’immagine gli è stata inviata spontaneamente dalla persona ritratta. Ciò significa che un selfie osè, inviato spontaneamente da un minorenne a un’altra persona, non fa incorrere nessuno in reato, né chi lo invia né tantomeno chi lo riceve.

Le norme poste a tutela dei minori e, nello specifico, quelle che puniscono la pedopornografia, sanzionano il materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni diciotto: in parole povere, affinché si integri il delitto di cui parliamo è necessario che una persona sfrutti un minorenne per produrre contenuti hard.

Così la Corte di Cassazione: «ai fini della configurabilità del reato contestato, è necessario che il produttore del materiale sia persona diversa dal minore raffigurato, in quanto, nella diversa ipotesi in cui sia quest’ultimo – di propria iniziativa e senza intervento altrui – a realizzare il materiale, difetta l’elemento costitutivo dell’utilizzo del minore da parte di un soggetto terzo» [2].

Il sexting spontaneo con un minorenne non costituisce dunque reato. Lo diventa nel momento in cui il minore è costretto o indotto a inviare il materiale sessualmente esplicito che lo riguarda. In questa ipotesi, in assenza di consenso del minore, sicuramente si tratterà di materiale pedopornografico punibile per legge.

Anche qualora si trattasse di un selfie, dunque, se c’è l’induzione o la costrizione di altri dietro la condotta del minore, scatterebbero i reati legati alla pornografia minorile (leggi ultimo paragrafo).

Sexting: quando diventa revenge porn?

Un altro reato in cui si può incorrere praticando sexting è il revenge porn.

Secondo il Codice penale [3], chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da cinquemila a quindicimila euro.

Caratteristica del revenge porn è che le immagini erotiche sono state lecitamente scattate col pieno consenso di chi vi è ritratto; ciò che è illecito, però, è la diffusione delle stesse, per le quali non vi è alcuna autorizzazione.

Va precisato che sexting e revenge porn sono due cose diverse: il primo è legale, il secondo è sempre reato. Ciò che li accomuna è che, molte volte, si è in possesso del materiale hard proprio a seguito del sexting fatto in passato.

Revenge porn: chi viene punito?

L’autore del revenge porn è colui che, essendo in possesso dei contenuti sessualmente espliciti, li diffonde, pubblica o cede indebitamente, cioè senza il consenso delle persone ritratte. Il reato di revenge porn può essere commesso non solo da colui che ha direttamente realizzato la foto o il video in questione, oppure che l’ha ricevuta da colui che vi è rappresentato, ma anche da terzi che ne hanno la disponibilità perché il contenuto è già stato messo in circolazione.

In altre parole, la legge punisce a trecentosessanta gradi la diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti, sottoponendo alla medesima pena tanto colui che ha diffuso il materiale osé perché lo aveva personalmente realizzato (pensa al fidanzato che abbia scattato alcune foto alla fidanzata e poi le pubblichi), tanto colui che, entrato in possesso di tali contenuti, contribuisca alla loro diffusione.

La legge dice infatti che la stessa pena prevista per chi ha realizzato o sottratto le immagini compromettenti e le ha poi diffuse si applica anche a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video suddetti, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di danneggiarli.

Anche colui che aiuta a diffondere le immagini o i video sessualmente espliciti commette reato, ed è punito con la stessa pena, cioè la reclusione da uno a sei anni e con la multa da cinquemila a quindicimila euro.

Sexting: dopo quanto tempo si prescrive?

Chiarito in quali ipotesi il sexting diventa reato, vediamo ora dopo quanto tempo si prescrive. Tutto dipende dal tipo di reato commesso:

  • nel caso di pedopornografia, la mera detenzione di materiale di tal genere si prescrive dopo sei anni da quando non si è più in possesso del detto materiale. Incorre in questo reato colui che si fa mandare materiale pornografico sapendo che il minore è stato costretto o indotto a realizzare le immagini;
  • nel caso di sfruttamento del minore per la realizzazione di materiale pornografico, il reato si prescrive dopo dodici anni. La condotta è più grave perché, in questo caso, l’autore del crimine non si limita a ricevere il materiale ma ne è lui stesso l’autore;
  • il revenge porn, invece, si prescrive dopo sei anni dalla condotta illecita.

Tutti i termini di prescrizione sopra elencati subiscono un aumento pari a ¼ nel caso di interruzione a seguito di atti legati all’attività processuale (interrogatorio pm, decreto rinvio a giudizio, ecc.).

Dunque, il reato di revenge porn, così come quello di detenzione del materiale pedopornografico, si prescrive in sette anni e mezzo se interviene un atto interruttivo.


note

[1] Art. 600-quater cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 34357 del 13 luglio 2017; Cass., sent. n. 11675/16.

[4] Art. 612-ter cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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