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Incidente stradale: quale assicurazione deve intervenire

2 Dicembre 2020 | Autore:
Incidente stradale: quale assicurazione deve intervenire

La procedura di indennizzo diretto è più rapida ma in alcuni casi occorre seguire quella ordinaria nei confronti della compagnia del responsabile del sinistro.

Quando c’è un incidente stradale che coinvolge due veicoli italiani sono due le compagnie assicurative potenzialmente coinvolte per il risarcimento dei danni: la propria e quella della controparte. Fino ad alcuni anni fa, si doveva interpellare solo quest’ultima; poi, con il Decreto Bersani del 2007, è stata introdotta la possibilità di risarcimento diretto, che favorisce il danneggiato consentendogli di chiedere la liquidazione dei danni in modo più rapido e pratico direttamente alla sua assicurazione.

Ma alcune perplessità rimangono e si può correre il rischio di rimanere senza risarcimento se la domanda non viene correttamente formulata e magari ci si accorge di aver sbagliato solo quando sono ormai decorsi i termini per l’azione.

Bisogna dunque vedere bene nei vari casi di incidente stradale quale assicurazione deve intervenire in modo da individuare a colpo sicuro qual è la compagnia da coinvolgere e come deve essere formulata la richiesta risarcitoria per essere pagati.

Esaminiamo quindi le varie ipotesi di sinistri stradali evidenziando quelli per cui si può praticare la procedura di risarcimento più veloce e quelli che invece richiedono ancora di interpellare l’assicurazione del responsabile del sinistro.

Il risarcimento diretto dalla propria assicurazione

Questa procedura di liquidazione dei danni consente di ottenere il risarcimento direttamente dalla propria assicurazione (che intanto paga il danneggiato e poi si farà rimborsare dalla compagnia del responsabile del sinistro), ma opera solo in determinati casi.

La norma introdotta dal Decreto Bersani [1], valevole dal febbraio 2007, dispone che deve trattarsi di un incidente con scontro che ha coinvolto due veicoli a motore (dunque, non uno solo oppure più di due), entrambi immatricolati in Italia (o anche nella Repubblica di San Marino o dello Stato della Città del Vaticano), identificati (tramite il modulo Cai, constatazione amichevole di incidente) e regolarmente assicurati con una compagnia aderente alla Card (Convenzione tra assicuratori per il risarcimento diretto).

Inoltre, deve trattarsi di un incidente che ha provocato danni alle sole cose, cioè alle vetture coinvolte e ai beni trasportati (non a cose esterne, come muri o cancelli), oppure anche alle persone, ma in questo caso le lesioni non devono essere tali da comportare un’invalidità superiore al 9%.

Sono quindi esclusi i sinistri avvenuti senza urto (come nel caso in cui un veicolo sbanda ed esce di strada, anche se ciò avviene per la turbativa provocata da un altro mezzo o da un pedone), quelli che coinvolgono un veicolo e un pedone (o una bicicletta) oppure veicoli stranieri e quelli che comportano lesioni personali non lievi.

Va segnalato che i danni subiti dai passeggeri trasportati a bordo non sono risarcibili con questa procedura di indennizzo diretto: per essi infatti un’apposita norma [2] stabilisce che debbano essere sempre liquidati dalla compagnia del veicolo sul quale viaggiavano, a prescindere dalle responsabilità nella causazione del sinistro e dell’entità delle lesioni. Per maggiori informazioni leggi “Incidente auto: chi paga i danni al passeggero?“.

Risarcimento danni: la procedura ordinaria

In tutti i casi in cui non è esperibile il risarcimento diretto, bisognerà seguire la procedura ordinaria. Qui la domanda andrà formulata all’assicurazione del veicolo che ha provocato, in tutto o in parte, l’incidente [3].

Nonostante la maggior frequenza dei casi in cui si ricorre alla procedura di indennizzo diretto, la procedura tradizionale non è affatto desueta ed anzi rimane indispensabile per i sinistri qualitativamente più importanti e che hanno comportato i danni maggiori, come le lesioni gravi o la morte delle persone coinvolte.

Per conoscere tutti gli adempimenti necessari puoi leggere la nostra guida “Risarcimento danni da sinistro stradale“.

I tempi per ottenere il risarcimento danni

Abbiamo visto che, nei casi in cui è ammesso il risarcimento diretto, la richiesta va presentata alla propria compagnia di assicurazione, fornendo tutta la documentazione necessaria a dimostrare l’incidente e a provare i danni; altrimenti, occorre rivolgersi all’assicurazione della controparte.

Con il risarcimento diretto, l’assicuratore dovrà formulare un’offerta di liquidazione entro 30 giorni se il modulo Cai è stato firmato da entrambe le parti o entro 60 giorni se è stato sottoscritto solo da una di esse. Il termine si estende a 90 giorni in caso di lesioni fisiche alle persone.

L’assicurato può decidere di accettare l’offerta ricevuta (e in questo caso l’assicurazione dovrà pagare entro i successivi 15 giorni e la pratica verrà chiusa) oppure respingerla (ma l’assicurazione dovrà comunque versare la somma in acconto sul maggior danno accertato) e contestarla anche in sede giudiziale (in proposito leggi “Incidente stradale: come fare la causa“).

In questo caso, i tempi per ottenere il risarcimento si dilatano e possono essere molto lunghi, come spieghiamo nell’articolo “Durata causa civile per incidente stradale“. Ricorda inoltre che per i sinistri stradali è obbligatorio esperire la negoziazione assistita.

A quale assicurazione chiedere il risarcimento

La Corte Costituzionale [4] ha sancito che la procedura di risarcimento diretto è facoltativa: il danneggiato rimane libero di decidere se rivolgersi alla propria compagnia oppure all’assicurazione di controparte ed al responsabile civile, anche nei casi in cui sarebbe ammessa la prima possibilità.

Ma bisogna sceglierne una: entrambe le procedure non sono praticabili contemporaneamente e una preclude l’altra, come ha affermato una nuova sentenza di merito [5] che ha dichiarato improcedibile una domanda giudiziale preceduta da una messa in mora avanzata dal danneggiato sia in via diretta, nei confronti della propria compagnia, sia secondo la procedura ordinaria, verso l’assicurazione dell’altro veicolo.

Il giudice ha sottolineato la necessità che il danneggiato scelga subito su quale delle due assicurazioni intende rivalersi, altrimenti verrebbe vanificato lo scopo stesso dell’azione diretta, che va a maggior tutela degli assicurati ed è ottenuto anche attraverso la riduzione dei costi di gestione dei sinistri e dunque dei premi assicurativi pagati dai contraenti; invece cumulando le azioni i costi raddoppierebbero.

Per approfondire leggi anche i seguenti articoli:


note

[1] Art. 149 D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private).

[2] Art. 141 D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209.

[3] Art. 148 D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209.

[4] C. Cost. sent. n. 180/2009.

[5] Giudice di pace di Palermo, sent. n. 2458/20 del 30 novembre 2020.


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