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Quando l’inadempimento è grave?

25 Febbraio 2021
Quando l’inadempimento è grave?

Il lavoratore che commette una grave infrazione disciplinare può essere licenziato per giusta causa.

Hai scaricato dalla rete intranet dei documenti aziendali riservati e li hai passati ad un tuo amico che lavora presso un’azienda concorrente. Hai paura di essere licenziato e ti chiedi se questa condotta può essere considerata un grave inadempimento.

Il lavoratore, dopo aver firmato il contratto di lavoro, si obbliga a svolgere con diligenza la prestazione di lavoro e a rispettare i doveri previsti dalla legge, dal contratto collettivo di lavoro e dal contratto individuale.

In caso di illeciti disciplinari il lavoratore rischia di subire un procedimento disciplinare e di essere licenziato. Ma quando l’inadempimento è grave? Non esiste una lista di condotte che possono essere considerate grave inadempimento ma occorre verificare caso per caso la gravità della condotta del dipendente.

Quali sono i doveri del lavoratore?

La firma del contratto di lavoro fa sorgere diritti e doveri per entrambe le parti. Il lavoratore, in particolare, ha diritto a ricevere il pagamento mensile della retribuzione ma ha anche l’obbligo di rispettare una serie di doveri.

In particolare, la legge [1] prevede l’obbligo del lavoratore di:

  • attenersi, nello svolgimento del lavoro, alle istruzioni e alle direttive del datore di lavoro;
  • eseguire la prestazione di lavoro con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico;
  • non fare concorrenza al datore di lavoro;
  • non divulgare le informazioni riservate di cui è venuto a conoscenza nello svolgimento della prestazione di lavoro.

A questi doveri si aggiungono quelli previsti dalla contrattazione collettiva e dal contratto individuale di lavoro.

Cosa succede se il lavoratore è inadempiente?

Se il lavoratore disattende i doveri su di lui gravanti rischia di subire un procedimento disciplinare [2]. Il datore di lavoro ha, infatti, il potere disciplinare, ossia, la possibilità di adottare sanzioni nei confronti dei lavoratori che non rispettano il loro dovere.

In particolare, il datore di lavoro può inviare al dipendente una contestazione disciplinare con cui contesta il fatto commesso, che costituisce un’infrazione disciplinare.

Il dipendente ha cinque giorni di tempo per esercitare il diritto di difesa, presentando delle giustificazioni scritte oppure chiedendo di essere ascoltato oralmente.

Una volta lette le giustificazioni o ascoltata la difesa orale, il datore di lavoro può applicare al lavoratore una sanzione disciplinare proporzionata alla gravità del fatto commesso [3].

Le sanzioni applicabili sono:

  • rimprovero verbale;
  • rimprovero scritto;
  • multa, fino a 4 ore di stipendio;
  • sospensione dal lavoro e dalla retribuzione, fino ad un massimo di dieci giorni;
  • licenziamento con preavviso;
  • licenziamento senza preavviso o per giusta causa.

Quando l’inadempimento del lavoratore è grave?

Per comprendere se l’inadempimento posto in essere dal lavoratore è grave, e può dunque condurre ad una sanzione espulsiva, occorre analizzare in modo specifico la singola fattispecie e commisurare la gravità dell’infrazione alle circostanze oggettive e soggettive nonché al ruolo ed alle responsabilità ricoperte dal lavoratore in azienda.

La stessa frase “questa cavolo di azienda mi ha stufato” pronunciata da un operaio durante il turno oppure dal direttore del personale in una convention aziendale assume dei connotati completamente diversi. Nel primo caso, sarebbe applicabile, al massimo, un rimprovero verbale; nel secondo caso, invece, potrebbe condurre anche al licenziamento per giusta causa.

Analizzando le decisioni dei giudici possiamo affermare, a titolo meramente esemplificativo, che i seguenti inadempimenti dei lavoratori sono stati considerati così gravi da costituire giusta causa di licenziamento [4]:

  • furto di merce aziendale;
  • rissa in azienda;
  • grave insubordinazione;
  • utilizzo abusivo dei permessi retribuiti ex legge 104 per l’assistenza ai disabili;
  • svolgimento di attività di lavoro durante l’assenza per malattia o infortunio;
  • prelievo, da parte di un addetto postale o bancario, di contanti dal conto di un cliente;
  • sostituzione di referti in una cartella clinica;
  • insulti su Facebook al proprio datore di lavoro.

In questi casi, infatti, l’inadempimento del lavoratore ai più elementari obblighi che gli derivano dal rapporto di lavoro è grave e lede irrimediabilmente il vincolo fiduciario che deve sempre accompagnare l’esecuzione del contratto di lavoro.


note

[1] Artt. 2104 e 2105 cod. civ.

[2] Art. 7, L. 300/1970.

[3] Art. 2106 cod. civ.

[4] Art. 2119 cod. civ.


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