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Avviso chiusura indagini preliminari

25 Febbraio 2021 | Autore:
Avviso chiusura indagini preliminari

Conclusione dell’attività investigativa: quali sono i diritti dell’indagato? Come funziona l’interrogatorio? Le nuove indagini sono obbligatorie?

Il procedimento penale ha una doppia anima: una è segreta e si svolge all’insaputa dell’indagato; l’altra è pubblica e necessita della partecipazione dell’imputato (a mezzo del suo difensore). A metà strada, c’è l’avviso di chiusura delle indagini preliminari, cioè l’atto con cui la Procura della Repubblica avverte la persona indagata che le attività investigative si sono concluse e che è sua facoltà non solo prendere visione degli atti, ma anche depositare memorie e sottoporsi a interrogatorio al fine di ottenere l’archiviazione della notizia di reato. Cos’è e in cosa consiste l’avviso di chiusura delle indagini preliminari?

Sin da subito, possiamo affermare che l’avviso di chiusura delle indagini preliminari è un atto di fondamentale importanza per l’intero processo penale; senza di esso, tutta l’attività conseguente sarebbe nulla. L’indagato dunque ha sempre il diritto di ricevere tale avviso, anche se in precedenza non aveva ricevuto altra comunicazione da parte dell’autorità. Cosa c’è scritto all’intero dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari? Cosa può fare l’indagato una volta ricevuto l’atto? Quali sono i suoi diritti? Scopriamolo insieme.

Avviso di conclusione delle indagini: cos’è?

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è l’atto con cui la Procura della Repubblica comunica alla persona indagata che l’attività investigativa a suo carico si è conclusa; da questo momento in poi, è data facoltà all’indagato di recarsi in cancelleria per prendere visione ed estrarre copia del fascicolo d’indagine [1].

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è dunque l’atto con cui la Procura informa ufficialmente l’indagato che le investigazioni a suo carico sono terminate.

Avviso di conclusione delle indagini: a chi è notificato?

L’avviso di conclusione delle indagini è notificato all’indagato.

In alcuni casi, lo stesso viene portato a conoscenza anche della persona offesa (o del suo difensore): si tratta delle ipotesi in cui la vittima ha subito il reato di maltrattamenti oppure di stalking. Solamente in questi due casi, l’avviso di conclusione delle indagini è notificato sia all’indagato che alla vittima.

Avviso di conclusione delle indagini: perché è importante?

L’avviso di chiusura delle indagini preliminari è importante per diverse ragioni. Innanzitutto, potrebbe essere il primo atto con cui l’indagato scopre che ci sono state delle indagini a suo carico.

In secondo luogo, l’avviso di conclusione delle indagini è importante perché consente all’indagato non solo di prendere visione del fascicolo e, pertanto, di scoprire quali indagini sono state fatte, ma anche di esercitare alcuni diritti che potrebbero indurre il magistrato del pubblico ministero a cambiare idea e, pertanto, a chiedere l’archiviazione del caso anziché il rinvio a giudizio.

Avviso di chiusura delle indagini: cosa c’è scritto?

L’avviso di conclusione delle indagini contiene la sommaria enunciazione del reato per il quale si procede, delle norme di legge che si assumono violate, della data e del luogo del fatto, con l’avvertimento che la documentazione relativa alle indagini espletate è depositata presso la segreteria del pubblico ministero e che l’indagato e il suo difensore hanno facoltà di prenderne visione ed estrarne copia. Ma non solo.

L’avviso contiene altresì l’avvertimento che l’indagato ha facoltà, entro il termine di venti giorni, di:

  • presentare memorie;
  • produrre documenti;
  • depositare la documentazione relativa alle investigazioni del difensore;
  • chiedere al pubblico ministero il compimento di atti di indagine;
  • presentarsi per rilasciare dichiarazioni;
  • chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio.

Se l’indagato chiede di essere sottoposto a interrogatorio, il pubblico ministero deve procedervi obbligatoriamente.

Insomma: a seguito dell’avviso di conclusione delle indagini, l’indagato ha una serie di diritti da poter esercitare, con la speranza di convincere il pubblico ministero a cambiare idea e a chiedere l’archiviazione.

Avviso conclusione indagini: l’interrogatorio

Come detto nel precedente paragrafo, l’indagato ha diritto, entro venti giorni dalla ricezione dell’avviso di conclusione delle indagini, di chiedere di essere sottoposto a interrogatorio.

L’interrogatorio deve essere fissato entro il termine di trenta giorni dalla richiesta. Il termine può essere prorogato dal giudice per le indagini preliminari, su richiesta del pubblico ministero, per una sola volta e per non più di sessanta giorni.

L’interrogatorio non può essere negato; tuttavia, il pm può delegare (come quasi sempre avviene) la polizia giudiziaria all’espletamento dello stesso.

L’interrogatorio dell’indagato è un atto necessariamente garantito; ciò significa che l’indagato non può sottoporvisi senza l’assistenza di un legale. In mancanza di un avvocato di fiducia, l’autorità procede a nominarne uno d’ufficio.

L’interrogatorio si differenzia dalle mere dichiarazioni in quanto l’indagato è tenuto a rispondere alle domande che gli saranno poste. In altre parole, l’interrogatorio non può ridursi a un mero monologo difensivo: l’indagato deve accettare il rischio derivante dalle sue risposte all’autorità.

Ecco perché è il caso di sottoporsi a interrogatorio solo se si è sicuri di poter rispondere a ogni addebito.

La richiesta di nuove indagini

Tra le facoltà concesse all’indagato a seguito di notifica dell’avviso di conclusione delle indagini vi è anche quella di chiedere al pm di compiere nuova attività investigativa.

In pratica, l’indagato deve dimostrare che l’attività d’indagine compiuta è stata lacunosa e che, pertanto, occorre integrarla con le indicazioni fornite dallo stesso.

A differenza dell’interrogatorio, al quale il pm è tenuto a procedere, la prosecuzione delle indagini resta una mera facoltà per la Procura, la quale quindi può impunemente disattendere la richiesta dell’indagato.

Se invece il pubblico ministero, a seguito delle richieste dell’indagato, decide di disporre nuove indagini, queste devono essere compiute entro trenta giorni dalla presentazione della richiesta. Il termine può essere prorogato dal giudice per le indagini preliminari, su richiesta del pubblico ministero, per una sola volta e per non più di sessanta giorni.

Avviso di conclusione delle indagini: cosa succede dopo?

A seguito dell’avviso di conclusione delle indagini, l’indagato che ha esercitato almeno una delle sopracitate facoltà (deposito di memorie difensive, interrogatorio, richiesta di indagini supplementari, ecc.) può attendersi due esiti:

  • se il pm ha accolto le sue ragioni, allora provvederà a notificare l’atto con cui lo informa della richiesta di archiviazione avanzata al giudice;
  • se il pm non ha voluto sentire ragioni, allora il passo successivo sarà la notifica del decreto con cui si dispone il rinvio a giudizio dell’indagato.

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è l’atto con cui la Procura della Repubblica comunica alla persona indagata che l’attività investigativa a suo carico si è conclusa; da questo momento in poi, è data facoltà all’indagato di recarsi in cancelleria per prendere visione ed estrarre copia del fascicolo d’indagine.

note

[1] Art. 415-bis cod. proc. pen.

Autore immagine: canva.com/


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