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Come fare se l’azienda non versa i contributi

2 Dicembre 2020 | Autore:
Come fare se l’azienda non versa i contributi

Se la contribuzione previdenziale è prescritta il lavoratore può recuperarla, o avere diritto lo stesso alle prestazioni dell’Inps?

Il principio di automaticità delle prestazioni [1] tutela il lavoratore dipendente, riconoscendogli le prestazioni previdenziali e assicurative per la sola sussistenza del rapporto di lavoro, anche in assenza di contributi.

Nel concreto, però, come fare se l’azienda non versa i contributi? Il lavoratore può innanzitutto denunciare il mancato versamento della contribuzione: i contributi previdenziali si prescrivono in 5 anni, ma il termine di prescrizione si allunga a 10 anni in caso di denuncia da parte del dipendente.

Se i contributi sono già prescritti, il principio di automaticità delle prestazioni opera ancora? In parole semplici, se è verificata la sussistenza del rapporto di lavoro, ma per questo rapporto mancano i versamenti, il lavoratore ha comunque diritto alla pensione, alla disoccupazione e alle altre prestazioni previdenziali che possono spettargli?

La risposta è stata fornita dalla Cassazione, con una nuova sentenza [2], in cui la Suprema corte chiarisce quando opera l’automatismo delle prestazioni.

Bisogna poi ricordare che il lavoratore può richiedere anche la costituzione di rendita vitalizia: con quest’operazione, recupera ai fini della pensione i periodi di lavoro non contribuiti, per i quali la contribuzione risulti prescritta. L’onere può essere posto a carico del datore di lavoro o del dipendente, salvo il diritto al risarcimento del danno.

Costituzione di rendita vitalizia per i contributi non versati e prescritti

La costituzione di rendita vitalizia [3], nel dettaglio, consiste nella possibilità, per il datore di lavoro, di riscattare i contributi previdenziali dei lavoratori dipendenti non versati e caduti in prescrizione. La stessa facoltà è riconosciuta al lavoratore dipendente, che può sostituirsi al datore, salvo il diritto al risarcimento del danno.

L’Inps ha illustrato molto bene la disciplina del riscatto dei contributi omessi e prescritti [4], senza però esprimersi sulla prescrizione della facoltà stessa di costituzione della rendita.

In altri termini, la facoltà di riscattare i contributi prescritti si prescrive a sua volta? La questione è stata più volte affrontata dalla giurisprudenza, con orientamenti contrastanti; da ultimo, ha messo un punto fermo sulla problematica una recente sentenza delle Sezioni Unite [5], ma solo in rapporto all’obbligo del datore di lavoro di costituire la rendita a favore del lavoratore.

In base alla pronuncia della Cassazione, il diritto del lavoratore al riscatto dei contributi omessi e prescritti, a spese del datore, è assoggettato all’ordinario termine prescrizionale decennale, che decorre dalla data di prescrizione dei contributi, indipendentemente dal fatto che il lavoratore sia o meno a conoscenza dei mancati versamenti.

Quando si prescrivono i contributi previdenziali non versati?

Al riguardo, è opportuno ricordare che la prescrizione dei contributi Inps si verifica in 5 anni dall’insorgenza dell’obbligo di versamento in capo al datore di lavoro, a meno che non intervenga nel quinquennio la denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti, che allunga il termine a 10 anni.

Quando si prescrive il diritto alla costituzione di rendita vitalizia?

La prescrizione del diritto di richiedere al datore di lavoro la costituzione di rendita vitalizia si prescrive, a sua volta, in 10 anni, che decorrono dal verificarsi della prescrizione del credito contributivo dell’ente previdenziale.

In buona sostanza, non è più possibile pretendere che il datore di lavoro riscatti i contributi non versati e prescritti a favore del dipendente trascorsi 15 anni dall’insorgenza dell’obbligo di versamento contributivo, o trascorsi 20 anni, in caso di denuncia da parte del lavoratore o dei suoi superstiti.

Schematizzando:

  • la prescrizione dei contributi previdenziali Inps per lavoro dipendente avviene in 5 anni, 10 se entro 5 anni interviene la denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti;
  • la prescrizione della facoltà di costituire la rendita vitalizia, con onere a carico del datore di lavoro, avviene dopo 10 anni dalla prescrizione dei contributi previdenziali, quindi dopo 15 anni, in assenza di denuncia, o dopo 20 anni, in caso di denuncia.

Quando si prescrive il diritto alla costituzione di rendita vitalizia a spese del lavoratore?

Ci si domanda allora se la facoltà, per il lavoratore dipendente o assimilato, di chiedere la costituzione della rendita vitalizia, con onere a proprio carico, sia soggetta o meno a prescrizione.

Gli orientamenti della giurisprudenza sono contrastanti: un primo orientamento della Cassazione [6] prevede l’imprescrittibilità della facoltà di costituire la rendita vitalizia a proprie spese, analogamente a quanto previsto in merito alla facoltà di riscatto ai fini della pensione (si pensi al riscatto degli anni del corso di studi di laurea), esercitabile, nella generalità dei casi, fino al pensionamento.

Secondo questo orientamento, dunque, la possibilità di costituire la rendita vitalizia a spese del lavoratore non si prescrive mai.

Secondo un differente orientamento della Cassazione [7], invece, per beneficiare dell’imprescrittibilità il lavoratore dovrebbe provare rigorosamente l’impossibilità di ottenere il versamento da parte del datore di lavoro. In pratica, se il lavoratore non prova di aver richiesto al datore, entro il termine prescrizionale, il versamento dei contributi omessi e prescritti, perde la possibilità di costituire la rendita con onere a proprio carico.

Alcune sedi Inps negano ai lavoratori la facoltà di costituire la rendita vitalizia con spese a proprio carico, basandosi in maniera non corretta sulla già citata sentenza delle Sezioni Unite [5]: questa sentenza affronta però solo il tema della costituzione di rendita vitalizia con onere a carico del datore di lavoro, mentre non tratta della facoltà di costituzione della stessa rendita con onere a carico del lavoratore.

Prestazioni Inps per contributi non versati

In questo contesto si inserisce la recentissima sentenza della Cassazione [1], che prevede per il lavoratore l’automaticità delle prestazioni previdenziali senza prescrizione.

In base alla nuova pronuncia, i contributi previdenziali vanno riconosciuti al lavoratore anche se è prescritto il relativo credito dell’Inps, quindi nonostante siano prescritti: l’inadempimento del datore di lavoro e l’inerzia dell’Inps non possono infatti determinare un pregiudizio per il dipendente, a meno che la legge non lo prevede espressamente.

Non è dunque corretta la tesi secondo la quale il principio dell’automaticità delle prestazioni richieda, oltre all’esistenza del rapporto di lavoro subordinato, il mancato decorso della prescrizione decennale.

La Suprema Corte afferma infatti che il diritto del lavoratore alla prestazione può restare condizionato alla mancata prescrizione dei contributi solo in presenza di una previsione espressa che limiti il principio di automaticità.

In parole semplici, l’inadempimento non può essere pregiudizievole per il dipendente, se la legge non lo prevede: le prestazioni previdenziali, come la pensione, spettano comunque, considerando validi i periodi non coperti ma lavorati.

Le deroghe al principio di automatismo delle prestazioni previdenziali possono dunque essere valide solo se previste espressamente dalla legge. Lo stesso vale per la limitazione dell’automaticità al solo caso in cui non sia prescritto il credito contributivo Inps: eventuali limiti possono operare solo se espressamente previsti da un’apposita norma di legge.


note

[1] Art. 2116 Cod. civ.

[2] Cass. sent. 27427/2020.

[3] Art. 13 L. 1338/1962.

[4] Circ. Inps 78/2019.

[5] Cass. SS.UU. sent. 21302/2017.

[6] Cass. sent. 7583/2003.

[7] Cass. sent. 15304/2005.


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