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Quando è reato non mantenere i figli

2 Dicembre 2020
Quando è reato non mantenere i figli

Omesso versamento dell’assegno di mantenimento per i figli: in quali casi è possibile ottenere l’assoluzione e quando invece c’è responsabilità penale. 

Quando è reato non mantenere i figli? In due parole: è sempre reato se si tratta di minorenni; in caso di maggiorenni, invece, l’illecito penale scatta quando questi siano senza lavoro non per propria colpa. Solo un’oggettiva incapacità economica del genitore potrebbe escludere la sua responsabilità penale. Ma la giurisprudenza, in questo, ci va molto cauta e richiede una prova rigorosa. 

La questione, così sintetizzata, si presta a una serie di chiarimenti che, in tutti questi anni, sono stati forniti dalla Cassazione e dai vari tribunali a fronte di una dizione normativa assai sintetica. 

Il problema di fondo è sempre lo stesso: il genitore non convivente con i figli – di norma il padre – non versa l’assegno di mantenimento per i figli lamentando difficoltà economiche, disoccupazione o un aumento delle spese per evenienze sopravvenute (ad esempio, una malattia, la nascita di un nuovo figlio o il sopraggiungere della pensione). Tempestiva è la denuncia-querela dell’ex partner per ottenere il pagamento delle somme indicate dal giudice. Di qui si apre un processo penale per accertare l’esistenza dell’illecito penale e la violazione degli obblighi di assistenza familiare. Solo eccezionalmente, il padre riesce ad ottenere l’assoluzione. Ed allora quando è reato non mantenere i figli? Cerchiamo di mettere alcuni punti fermi sul tema.

Genitore disoccupato: quando è responsabile per il mantenimento dei figli?

Entrambi i genitori devono contribuire al mantenimento dei figli, anche se sono disoccupati, ma hanno capacità lavorativa o dispongono di fonti reddituali. Questo comporta che:

  • se un genitore è disoccupato ma ha un immobile intestato, è tenuto a vendere il bene per procurare ai figli di che vivere;
  • chi lavora in nero non è esonerato dal versare ai figli il mantenimento; lo stesso dicasi per chi è precario;
  • dimettersi da un lavoro ritenuto non soddisfacente può far scattare il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare;
  • non basta essere disoccupati per ottenere l’assoluzione dal reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare: bisogna anche dimostrare di essersi dati da fare per cercare un’occupazione. Esimersi dal cercare un posto determina infatti una sicura condanna penale.

L’obbligo di mantenimento del figlio grava su entrambi i genitori. Non perché uno dei due disponga di redditi sufficienti per badare alla prole, l’altro può esimersi dal prestare il proprio contributo. Peraltro, il genitore non è esonerato dal prendersi cura dei figli neppure se ad aiutarlo sono i nonni o gli zii. Gli obblighi di mantenimento infatti gravano in via diretta su entrambi i genitori che devono fare tutto il possibile per garantire il sostentamento dei figli.

Momentanee difficoltà e mancato pagamento del mantenimento 

Le momentanee difficoltà economiche non esimono i genitori dalle loro responsabilità. Una riduzione momentanea potrebbe essere tollerata in sede penale, ma solo se documentata e incolpevole: si pensi al caso di chi venga licenziato sul più bello, non avendo ancora il tempo e la possibilità per procurarsi un nuovo posto di lavoro. La responsabilità penale però scatta quando la violazione è reiterata e non esistono ragioni specifiche che impediscono il mantenimento.

Non si può evitare il reato di violazione degli obblighi familiari provvedendo a comprare i beni di prima necessità al figlio o elargendo a questi, di tanto in tanto, dei regali o facendo la spesa. È necessario versare la somma indicata dal giudice. Somma nella quale, peraltro, non è compreso solo il vitto e l’alloggio per i figli, ma anche tutto ciò che è necessario per le esigenze della vita quotidiana, come il vestiario, i canoni per le utenze indispensabili, le spese per l’istruzione dei figli minori o i medicinali.

Quando non è reato non versare ai figli il mantenimento

Per escludere la sussistenza del reato, la difficoltà economica che impedisce di versare il mantenimento per i figli deve essere oggettiva, permanente, documentata e deve prescindere dalla volontà del genitore. Dunque, se il padre rifiuta un lavoro, per quanto duro possa essere, è ugualmente responsabile in quanto non versa in una situazione di oggettiva impossibilità.

L’assenza di responsabilità penale non preclude il diritto, per l’altro genitore, di agire in via civile per il recupero del credito attraverso procedure come il pignoramento del conto corrente, dello stipendio, della pensione o della stessa casa di proprietà.  

Negli anni, la giurisprudenza ha chiarito poi che l’omesso pagamento delle sole spese straordinarie non configura il reato, se i genitori versano il mantenimento ordinario e non fanno mancare i mezzi di sostentamento ai figli. 

Non è esonerato dal mantenimento neanche chi ha avuto un altro figlio che, tutt’al più, può giustificare il ricorso al giudice per ottenere una riduzione dell’assegno.

Quando il figlio raggiunge l’indipendenza economica

Il reato non sussiste se il figlio ha già conseguito una sua indipendenza economica e non l’ha comunicata al genitore che versa il mantenimento. Tuttavia, per evitare problemi, sarà necessario che quest’ultimo ricorra al giudice per ottenere una nuova pronuncia che cancelli il precedente obbligo di contribuzione. Sarà quindi bene promuovere un nuovo ricorso al tribunale.

Non c’è obbligo di mantenimento neanche se il figlio, una volta raggiunta la maggiore età, non faccia di tutto per raggiungere una propria autonomia economica. Il che può giustificare un lungo percorso di studi, ma non l’assoluta inerzia. 

Dunque, il giovane che né studia, né si dà da fare per trovare un posto non ha diritto al mantenimento. Secondo la giurisprudenza, più avanza l’età del giovane, più si può presumere che il suo stato di inoccupazione derivi da colpa. Di solito, si fa coincidere la perdita del diritto al mantenimento con i 30-35 anni, a seconda del percorso di studi prescelto dal figlio.

Addirittura, secondo la Cassazione [1], se il figlio è maggiorenne e abile al lavoro, anche se studia ancora, il reato non sussiste.

Il reato scatta invece in tutti i casi quando i genitori abbandonano i figli minorenni, anche se contribuiscono al loro mantenimento.

Una volta raggiunta l’indipendenza economica, il figlio perde per sempre il diritto al mantenimento anche se, poco dopo, dovesse nuovamente avere bisogno del sostegno dei genitori; i quali, in tal caso, non sarebbero più tenuti a versare l’assegno. Si pensi al caso del figlio che venga assunto da un’azienda e poco dopo licenziato.


note

[1] Cass. sent. n. 1342/2019. 

Autore immagine: depositphotos.com


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