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Mobbing e malattia: come e quando denunciare

26 Febbraio 2021
Mobbing e malattia: come e quando denunciare

Il datore di lavoro deve tutelare la salute e la sicurezza del lavoratore.

Sono ormai mesi che ti senti vittima di un vero e proprio disegno persecutorio sul posto di lavoro. Risatine, insulti, distruzione della tua autostima sono all’ordine del giorno da parte dei tuoi colleghi e del tuo superiore gerarchico. Ti sei dovuto mettere in malattia perché questa condizione ha leso il tuo equilibrio psichico. Vuoi sapere come tutelare i tuoi diritti.

Sono frequenti, negli ambienti di lavoro, delle dinamiche interpersonali patologiche che conducono ad un profondo senso di frustrazione e di emarginazione per i singoli lavoratori. Quando le condotte persecutorie hanno carattere sistematico siamo in presenza della fattispecie del mobbing e tale condizione ambientale può portare all’insorgere della malattia nel dipendente. Come e quando denunciare simili comportamenti? Il fenomeno del mobbing può condurre ad una responsabilità del datore di lavoro sia sotto il profilo risarcitorio che sotto il profilo penale. Ma andiamo per ordine.

Che cos’è il mobbing?

Con la parola mobbing, che deriva dal verbo inglese to mob, assalire, ci si riferisce alla situazione che si viene a creare nell’ambiente di lavoro quando un lavoratore è vittima di condotte persecutorie sistematiche da parte dei suoi colleghi oppure del suo superiore gerarchico. Il mobbing è un insieme di condotte che perseguono un fine specifico: allontanare il lavoratore, escluderlo e condurlo a lasciare il posto di lavoro.

Affinché si possa parlare di mobbing, le condotte persecutorie devono realizzarsi in un orizzonte temporale sufficientemente lungo, pari almeno a sei mesi, e devono essere unite dal fine che abbiamo poc’anzi descritto.

Mobbing: quali sono le condotte?

Non esiste un elenco esaustivo di condotte che possono essere considerate sintomatiche del fenomeno del mobbing.

Di solito, il mobbing si esprime attraverso comportamenti come i seguenti:

  • esclusione del lavoratore;
  • derisione del lavoratore;
  • contestazioni disciplinari pretestuose sul lavoro;
  • insulti nei confronti del lavoratore;
  • scherzi di cattivo gusto;
  • vere e proprie aggressioni verbali o fisiche;
  • distruzione dell’autostima del lavoratore.

Inoltre, come abbiamo già detto, tali condotte devono avere carattere sistematico e non saltuario e devono essere unite da un unico intento finalistico.

La dottrina ha individuato diverse tipologie di mobbing:

  • mobbing discendente o verticale: le condotte persecutorie sono realizzate dal superiore gerarchico o dal datore di lavoro nei confronti del lavoratore;
  • mobbing orizzontale: le condotte persecutorie sono realizzate dai colleghi di pari livello nei confronti del lavoratore;
  • mobbing ascendente o dal basso: le condotte persecutorie sono realizzate dai sottoposti nei confronti del superiore gerarchico.

Mobbing: può determinare la malattia del dipendente?

L’esposizione continuativa ad un ambiente di lavoro che costituisce una fonte di frustrazione e di umiliazione può determinare l’insorgere di uno stato morboso nel lavoratore. In particolare, il lavoratore esposto al mobbing sviluppa sovente patologie di tipo ansioso – depressivo.

Il mobbing è, quindi, fonte di alterazione dello stato di salute del lavoratore. Più nel dettaglio, l’esposizione prolungata a questo fenomeno può determinare le seguenti patologie:

  • malattie dell’apparato cardiovascolare (aritmie, ipertensione);
  • malattie dell’apparato gastrointestinale (ulcera, reflusso gastrico, colite);
  • problematiche alla pelle (rush cutanei);
  • disturbi del panico;
  • insonnia;
  • cefalea;
  • depressione;
  • chiusura in se stesso e rifiuto dei rapporti sociali.

Lo stato morboso determinato dal mobbing può provocare una lesione permanente all’integrità psicofisica del lavoratore (danno biologico) di percentuale variabile a seconda dell’intensità del mobbing, della durata delle condotte persecutorie e delle condizioni soggettive del lavoratore.

Mobbing: come e quando denunciare?

Nel nostro ordinamento, il datore di lavoro viene considerato il principale responsabile della salute dei lavoratori [1]. Quando in un ambiente lavorativo si sviluppa il fenomeno del mobbing può esserci una responsabilità diretta del datore di lavoro che, evidentemente, non ha adeguatamente sorvegliato al fine di evitare che il posto di lavoro si traducesse in una fonte di lesione per la salute del dipendente.

Come abbiamo visto, il mobbing è in grado di produrre un danno biologico che, a seconda della percentuale riscontrata con una perizia medico-legale, può tradursi in una danno economicamente quantificabile e dunque risarcibile. Il lavoratore può, quindi, innanzitutto agire nei confronti del datore di lavoro per chiedere il risarcimento del danno biologico determinato dal mobbing nonché del danno patrimoniale (costituito, ad esempio, dalle spese mediche, dalle spese per l’acquisto di medicinali, dalle spese per percorsi di riabilitazione e recupero).

Inoltre, se i postumi del mobbing determinano lesioni personali, il datore di lavoro può essere considerato responsabile del reato di lesioni personali.


note

[1] Art. 2087 cod. civ.


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