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Il segreto professionale blocca i controlli fiscali?

3 Dicembre 2020 | Autore:
Il segreto professionale blocca i controlli fiscali?

Quando serve l’autorizzazione del magistrato per acquisire documenti negli studi professionali, quando la verifica si ferma e i finanzieri non possono procedere.

Bussano alla porta dello studio: è la Guardia di Finanza, che è arrivata all’improvviso per acquisire i documenti di un cliente sottoposto a verifica fiscale. Il commercialista, però, si oppone e rifiuta di darglieli: eccepisce il segreto professionale e invita la pattuglia ad andarsene. Ma i finanzieri sono muniti di autorizzazione all’accesso, rilasciata dal Procuratore della Repubblica, e sostengono di poter comunque cercare e prelevare i documenti detenuti nello studio.

Chi ha ragione tra i verificatori e il professionista? Il segreto professionale blocca i controlli fiscali? In caso positivo, basta che il professionista lo eccepisca al momento dell’accesso per paralizzare le operazioni di ispezione e verifica? Ed ancora: il segreto copre tutti i documenti, o ne protegge solo alcuni tipi? Il diniego a mostrare le carte riservate o addirittura ad impedire l’ingresso agli accertatori nello studio può essere superato e se sì come?

La risposta a queste impegnative domande arriva con una nuova sentenza della Cassazione, riguardante proprio un caso di accertamento svolto presso lo studio di un ragioniere commercialista che non aveva consentito l’accesso ai documenti del contribuente verificato. La Guardia di Finanza li ha acquisiti nonostante l’opposizione del segreto; tra essi, c’era una cartellina “compromettente” che è stata utilizzata come prova a carico, e allora il contribuente si è rivolto ai giudici di piazza Cavour sollevando la violazione di legge e l’inutilizzabilità dei documenti sequestrati. Così la Suprema Corte ha colto l’occasione per precisare in modo chiaro tutti i principi che regolano il segreto professionale di fronte alle autorità che svolgono una verifica fiscale.

L’accesso fiscale

L’accesso fiscale, che si realizza quando gli organi accertatori si presentano presso la sede del contribuente verificato, è uno degli strumenti di indagine più penetranti ed invasivi di cui dispone l’Amministrazione finanziaria: i funzionari non convocano il contribuente e neppure svolgono accertamenti a tavolino basati sulle informazioni già in loro possesso, ma si recano direttamente da lui, senza preavviso, per cercare e prelevare tutti gli elementi utili.

Questo tipo di accesso è consentito in via generale dalla legge [1] per tutte le aziende, industriali o commerciali, e gli esercizi pubblici. È finalizzato ad eseguire ispezioni e verifiche e così ad acquisire elementi utili all’accertamento tributario, anche senza la collaborazione o contro la volontà del cittadino-contribuente. Infatti, è consentita la ricerca di qualsiasi elemento o documento necessario per la repressione delle violazioni fiscali.

I funzionari ispettivi delle Agenzie e gli appartenenti agli organi di Polizia tributaria della Guardia di Finanza, autorizzati dal capo dell’Ufficio da cui dipendono, possono effettuare l’ingresso e la permanenza coattiva in tutti i luoghi in cui viene esercitata l’attività di impresa, professionale, agricola o artistica.

L’accesso nelle abitazioni private

L’accesso può svolgersi anche nei locali adibiti ad abitazione privata, ma in questi casi occorre la previa autorizzazione del Procuratore della Repubblica, che dovrà essere esibita al contribuente, insieme al foglio di servizio, o ordine di accesso, sottoscritto dal capo dell’Ufficio [2].

Tutte le operazioni svolte e le attività compiute durante qualsiasi tipo di accesso devono essere documentate in un processo verbale, redatto dai funzionari dell’Agenzia o dai militari operanti della Guardia di Finanza.

L’accesso negli studi professionali

Quando l’accesso viene eseguito nei locali destinati all’esercizio di arti e professioni è necessaria la presenza del titolare dello studio o di un suo delegato. Questo requisito non occorre per gli accessi presso le aziende e le altre imprese commerciali. Perciò, quando si accede presso uno studio professionale ed il titolare è assente e manca anche un suo delegato «i verificatori non possono intervenire d’autorità né richiedere l’assistenza di terzi», come precisa una circolare della Guardia di Finanza [3].

Non è possibile, pertanto, forzare la porta ed entrare nello studio se non c’è nessuno oppure eseguire le operazioni se se è presente soltanto un soggetto non qualificato, come ad esempio la donna delle pulizie.

In questo caso – prosegue la circolare delle Fiamme Gialle – «il soggetto eventualmente presente nello studio è pienamente legittimato ad opporsi sia all’accesso stesso sia alla richiesta di esibizione delle scritture contabili».

Il segreto professionale

I professionisti appartenenti alle categorie ordinistiche -quelli che per operare necessitano di uno specifico titolo e dell’iscrizione al relativo Albo, come i medici, gli avvocati, i dottori e i ragionieri commercialisti, i consulenti del lavoro ed i notai – sono tenuti all’osservanza del segreto professionale, che comporta il massimo riserbo sui fatti e circostanze appresi nello svolgimento della propria attività.

La violazione del segreto professionale ha rilievo deontologico e costituisce illecito disciplinare, ma soprattutto integra una precisa ipotesi di reato [4]. Per approfondire questo aspetto leggi l’articolo “Quando si può violare il segreto professionale“.

Anche a livello processuale questi professionisti godono di una particolare tutela: non possono essere obbligati a deporre nei processi penali su quanto appreso o conosciuto per ragione della loro professione [5], non sono obbligati a consegnare all’Autorità giudiziaria atti o documenti (anche se su supporti informatici) e ogni altra cosa, se dichiarano per iscritto di essere coperti dal segreto professionale [6] ed hanno la facoltà di astenersi dalla testimonianza nei processi civili [7].

Il segreto professionale sui documenti

Il segreto professionale si configura come un “diritto-dovere” che, come abbiamo appena visto, può resistere anche di fronte all’esercizio dei poteri delle Autorità.

In ambito tributario, una specifica norma [8] dispone che «è in ogni caso necessaria l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica o dell’autorità giudiziaria più vicina per procedere durante l’accesso a perquisizioni personali e all’apertura coattiva di pieghi sigillati, borse, casseforti, mobili, ripostigli e simili e per l’esame di documenti e la richiesta di notizie relativamente ai quali è eccepito il segreto professionale».

Può trattarsi, a seconda dei casi, della borsetta della segretaria dell’azienda o del professionista, ma anche di tutto ciò che si trova nello studio professionale in cui è stato eseguito l’accesso e che gli ispettori vorrebbero esaminare ed eventualmente acquisire se ritenuto utile ai fini degli accertamenti tributari da svolgere.

Prima di passare a trattare specificamente questi profili, va ricordato che presso gli avvocati difensori e i consulenti tecnici non si può procedere a sequestro di carte o documenti relativi all’oggetto della difesa, salvo che costituiscano corpo del reato [9].

Segreto professionale: i documenti esclusi

La nuova sentenza della Cassazione alla quale accennavamo all’inizio di questo articolo [10] ha chiarito che sono esclusi dalla copertura del segreto professionale i seguenti documenti:

  • gli atti pubblici (come i rogiti notarili), i quali, proprio perché tali, non sono coperti dal segreto;
  • le scritture contabili, con riferimento a quelle del professionista e dei suoi clienti; si tratta – afferma la Suprema Corte – «di atti che la legge impone di redigere anche al fine di documentare e rendere accessibile al Fisco i fatti che attengono all’attività economica esercitata dal contribuente e le cui annotazioni, comunque, nulla rivelano in ordine ai contenuti dell’attività professionale prestata»;
  • le fatture e le ricevute fiscali emesse dal professionista: «trattandosi di documenti che, per legge, devono essere conservati proprio in vista di un possibile controllo fiscale, è irragionevole ritenere che possano essere sottratti all’ispezione attraverso l’eccezione del segreto professionale».

Da queste considerazioni si vede bene che il segreto non copre tutto, ma – sottolinea il Collegio – «riguarda esclusivamente notizie e documenti che attengono all’esercizio dell’attività professionale, in stretta connessione con la natura dell’attività stessa del professionista, di cui quest’ultimo ha necessità per il corretto espletamento del proprio lavoro oppure essendo condizione essenziale per lo svolgimento della professione».

Gli Ermellini affermano chiaramente: «Non tutti i documenti e notizie di cui il professionista sia in possesso o venga a conoscenza in occasione dello svolgimento dell’attività professionale, pur concernenti il cliente, hanno carattere segreto».

Perciò, un commercialista non potrà opporre ai finanzieri o ai funzionari dell’Agenzia delle Entrate il segreto professionale sulle fatture e sulla contabilità che egli detiene presso il suo studio e riguarda i suoi clienti.

Quando il segreto professionale ferma la verifica fiscale

Cosa succede invece quando il professionista oggetto di accesso fiscale solleva l’eccezione su alcuni documenti coperti dal segreto? Potrebbe trattarsi di contratti, anche in bozza, di altre scritture private, di progetti, business plan, conteggi o appunti ed anche di foto o video detenuti sul computer o altri supporti informatici.

In questi casi, occorre l’autorizzazione del magistrato per poter procedere. Su questo delicato punto la Cassazione ha affermato che, in assenza di una precisa disposizione, la normativa applicabile è quella del Codice di procedura penale [11], che assegna all’Autorità giudiziaria il compito di disporre gli «accertamenti necessari» ai soli fini di poter accertare l’esistenza o meno del segreto professionale opposto.

In pratica, l’accesso è paralizzato, subisce uno stop e la verifica in corso deve fermarsi fino al momento in cui arriva l’ok del Procuratore della Repubblica che concede l’autorizzazione.

Sul punto, i giudici di piazza Cavour affermano perentoriamente: «Nel caso in cui il professionista, nel corso dello svolgimento dell’attività accertativa presso il suo studio, non consenta l’accesso a determinati documenti eccependo in ordine agli stessi il segreto professionale, i verificatori non avranno altra alternativa che sospendere l’attività di verifica e richiedere la menzionata autorizzazione».

La Cassazione precisa che essa «dovrà assumere la forma scritta ed essere motivata in modo esauriente in ordine alla fondatezza dell’eccezione». E poi – prosegue la sentenza – «solo qualora la chiesta autorizzazione sia concessa da parte del magistrato, gli organi verificatori potranno riprendere l’attività di verifica finalizzata alla conseguente legittima acquisizione dei documenti per i quali in un primo momento era stato eccepito il segreto professionale».

Come impugnare l’autorizzazione illegittima

Gli eventuali vizi di illegittimità dell’autorizzazione rilasciata potranno essere fatti valere non autonomamente, ma solo attraverso l’impugnazione del successivo avviso di accertamento davanti al giudice tributario, a meno che dall’accesso non sia scaturito un atto impositivo oppure quando il provvedimento non venga impugnato e l’autorizzazione risulti «lesiva del diritto soggettivo del contribuente a non subire verifiche fiscali fuori dai casi previsti dalla legge»; in tali casi, essa sarà autonomamente impugnabile davanti al giudice ordinario [12].


note

[1] Art. 35 Legge 7 gennaio 1929, n. 4.

[2] Art. 52 D.P.R. n.633/1972.

[3] Comando Generale Guardia di Finanza, Circolare n.1/2008 del 29 dicembre 2008 e Circolare n.1/2018 del 27 novembre 2017.

[4] Art. 622 Cod. pen.

[5] Art. 200 Cod. proc. pen.

[6] Art. 256 Cod. proc. pen.

[7] Art. 249 Cod. proc. civ.

[8] Art. 52, comma 3, D.P.R. n.633/1972.

[9] Art. 103 Cod. proc. pen.

[10] Cass. sent. n. 34020/20 del 1 dicembre 2020.

[11] Richiamata dagli artt. 70 del D.P.R. n. 633/1973 e 75 del D.P.R. n. 633/1972.

[12] Cass. Sez. Un. sent. n. 8587/16 del 2 maggio 2016.

Autore immagine: depositphotos.com


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