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Natale: le precauzioni per pranzo e cenone sicuri

2 Dicembre 2020
Natale: le precauzioni per pranzo e cenone sicuri

Quale test fare e quando farlo, se ci si vuole premunire prima di un incontro con i familiari. Ma bisogna sapere che un tampone non è sempre risolutivo. 

Natale: tempo di cenoni e rimpatriate familiari. Ma quest’anno sarà diverso: saranno feste necessariamente all’insegna della sobrietà.

In attesa che il Governo precisi meglio il concetto con decreto, c’è già chi sta pensando di sottoporsi a test rapido per precauzione, prima di invitare parenti a casa o di andarli a trovare.

Quale test

Il Corriere della Sera, oggi, ha intervistato in proposito il microbiologo Pierangelo Clerici, che ha dato alcune indicazioni utili a chi voglia fare un test rapido per «automonitorarsi».

Secondo Clerici, è importante «chiedere di fare un tampone con alta sensibilità, diciamo al 90-95%», per avere una maggiore certezza sulla credibilità del risultato. L’idea di sottoporsi a tampone veloce, però, non è di per sé risolutiva in partenza.

Quando fare il test

Come ha detto il microbiologo al Corriere, c’è una tempistica più adatta per eseguirlo. Se lo si fa troppo presto c’è il rischio di «battere il Covid» sul tempo: magari il contagio è già avvenuto ma il virus non ha ancora avuto modo di «attecchire» sull’organismo, per cui non sarebbe rilevabile attraverso un tampone, che dunque sarebbe comunque negativo.

«Al virus – ha dichiarato Clerici al quotidiano milanese – serve qualche ora per iniziare a moltiplicarsi: da quel momento si diventa contagiosi. In media da quando avviene il contagio all’inizio della replicazione del virus trascorrono 24 ore. Per questo, per essere più sicuri di ottenere un risultato veritiero, il tampone andrebbe fatto dopo 48-72 ore dal presunto contagio. Ci sono però altre variabili in gioco: molto dipende dalla carica virale, se è bassa l’individuo sarà comunque meno contagioso, ma pur sempre pericoloso per un soggetto fragile o immunodepresso. Inoltre la cinetica virale non è uguale per tutti: c’è chi è più o meno veloce nella reattività all’infezione. Qualcuno potrebbe iniziare a moltiplicare il virus prima di altri».

Non è un passaporto per il cenone

Ci si può inoltre infettare dopo il test rapido negativo e prima di incontrare i familiari. «Andrebbe eseguito a ridosso dell’occasione di incontro, ma almeno 24 ore dopo un eventuale contatto a rischio – afferma Clerici al CorSera -. Per motivi logistici un’alternativa potrebbe essere fare il tampone magari il 22 dicembre ma poi chiudersi in casa fino a Natale».

«Io vorrei che fosse chiara una cosa – aggiunge il microbiologo – il tampone rapido non può essere un passaporto per il cenone perché potrebbe arrivare a tavola gente che in realtà è positiva per i mille motivi che abbiamo elencato».

Meno contatti, più tranquillità

Il consiglio del microbiologo, dalle colonne del Corriere, è quello di analizzare i propri movimenti nei 2-3 giorni precedenti l’incontro con i parenti. «Se si è certi di non essere stati a contatto con persone positive, di non aver avuto attività sociali e di non aver avuto comportamenti a rischio come prendere mezzi pubblici affollati o mettersi in coda davanti ai negozi senza mascherina, mi sentirei abbastanza tranquillo se il pranzo lo si condivide con i congiunti che abitualmente si frequenta e che negli ultimi 2-3 giorni non hanno incontrato nessun altro. È molto più sicuro un pranzo tra dieci persone che si vedono sempre che tra sei che non si vedono mai».

È importante dunque non solo quante persone si incontrano, ma anche quali (e quali contatti/movimenti/comportamenti hanno avuto nei giorni precedenti) e per quante ore si sta insieme in un ambiente chiuso.



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