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Quanto tempo per il licenziamento: l’immediatezza

2 Dicembre 2020
Quanto tempo per il licenziamento: l’immediatezza

Lavoro subordinato: licenziamento e sanzioni disciplinati. Il principio di immediatezza della contestazione e la dipendenza dalle circostanze concrete. 

Prima che arrivi la lettera di licenziamento, quanto tempo deve passare? 

Il datore di lavoro che voglia contestare una condotta illecita o colpevole al proprio dipendente, aprendo contro di lui un procedimento disciplinare, ha l’obbligo di attivarsi immediatamente, ossia nel più breve tempo possibile. Questo termine però non viene indicato dalla legge che rimette la valutazione al giudice sulla base del caso concreto. 

Secondo la giurisprudenza, il requisito dell’immediatezza che deve riguardare sia la preventiva contestazione disciplinare che la comunicazione della successiva decisione, con la conseguente irrogazione della sanzione, può essere influenzato da una serie di fattori. Fattori come la dimensione aziendale e il tempo necessario ad acquisire le informazioni sull’illecito. 

Questo non significa però che il datore di lavoro debba raggiungere la prova certa circa la responsabilità del lavoratore, prova che gli servirà eventualmente solo in un successivo ed eventuale giudizio, in caso di contestazione dell’interessato. In questa fase è sufficiente raggiungere un margine di sicurezza circa il fatto e il soggetto coinvolto.

A spiegare quanto tempo bisogna aspettare per il licenziamento sono state numerose sentenze che riporteremo qui di seguito. 

Ricordiamo alcuni punti essenziali in merito al procedimento disciplinare nei confronti del dipendente. 

Il procedimento disciplinare e il principio di immediatezza

Il procedimento disciplinare consegue a un comportamento doloso o colposo del lavoratore che abbia violato il contratto collettivo, il regolamento aziendale o, più in generale, la legge. Tutto parte da una lettera di contestazione da parte dell’azienda con cui questa comunica al lavoratore l’addebito che gli viene mosso. A quest’ultimo vengono dati 5 giorni di tempo per presentare difese scritte e/o per chiedere di essere ascoltato personalmente. Tale contestazione va inviata “immediatamente”. 

All’esito della valutazione delle difese addotte dal dipendente, il datore di lavoro gli deve comunicare la propria decisione con le eventuali sanzioni irrogate. Anche in questo caso, la lettera deve essere spedita immediatamente. 

La sanzione irrogata può essere anche il licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo.

Il principio di immediatezza

Nel licenziamento per giusta causa, il principio dell’immediatezza della contestazione dell’addebito deve essere inteso in senso relativo, potendo in concreto essere compatibile con un intervallo di tempo più o meno lungo, quando l’accertamento e la valutazione dei fatti siano laboriosi e richiedano uno spazio temporale maggiore.

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 16 luglio 2020, n. 15229 

Licenziamento, è tardiva la contestazione dei fatti avvenuta 10 mesi dopo il loro accadimento.

Il principio dell’immediatezza della contestazione disciplinare, la cui “ratio” riflette l’esigenza dell’osservanza della regola della buona fede e della correttezza nell’attuazione del rapporto di lavoro, non consente all’imprenditore-datore di lavoro di procrastinare la contestazione medesima in modo da rendere difficile la difesa del dipendente o perpetuare l’incertezza sulla sorte del rapporto, in quanto nel licenziamento per giusta causa l’immediatezza della contestazione si configura quale elemento costitutivo del diritto di recesso del datore di lavoro (nella specie, i Giudici hanno ritenuto tardiva la contestazione delle discrepanze economiche per le quali la dipendente era stata licenziata, essendo avvenuta 10 mesi dopo l’accertamento dei fatti).

Cassazione civile sez. lav., 24/07/2020, n.15930

Il principio della immediatezza della contestazione disciplinare, la cui ratio riflette l’esigenza di osservanza della regola della buona fede e della correttezza nell’attuazione del rapporto di lavoro, non consente all’imprenditore di procrastinare la contestazione medesima, in modo da rendere impossibile o eccessivamente difficile la difesa del lavoratore; peraltro, la presentazione, da parte del datore di lavoro, di una denuncia in sede penale non esclude l’onere, per il medesimo di promuovere tempestivamente il procedimento disciplinare contro il lavoratore, non sottoposto a sospensione cautelare, a carico del quale egli abbia già rilevato elementi di responsabilità. In tema di licenziamento disciplinare, nel valutare l’immediatezza della contestazione occorre tener conto dei contrapposti interessi del datore di lavoro a non avviare procedimenti senza aver acquisito i dati essenziali della vicenda e del lavoratore a vedersi contestati i fatti in un ragionevole lasso di tempo dalla loro commissione. Ne consegue che l’aver presentato a carico di un lavoratore denunzia di un fatto penalmente rilevante connesso con la prestazione di lavoro non consente al datore di attendere gli esiti del processo penale sino alla sentenza irrevocabile prima di procedere alla contestazione dell’addebito, dovendosi valutare la tempestività di tale contestazione in relazione al momento in cui i fatti a carico del lavoratore appaiano ragionevolmente sussistenti. La tempestività della contestazione di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 7, comma 2, va valutata in relazione al momento in cui i fatti a carico del lavoratore, costituenti illecito disciplinare, appaiono ragionevolmente sussistenti. Quando il fatto costituente illecito disciplinare ha anche rilevanza penale, il principio dell’immediatezza della contestazione non può considerarsi violato quando il datore di lavoro, in assenza di elementi che rendano ragionevolmente certa la commissione del fatto da parte del dipendente, porti la vicenda all’esame del giudice penale, sempre che lo stesso si attivi non appena la comunicazione dell’esito delle indagini svolte in sede penale gli faccia ritenere ragionevolmente sussistente l’illecito disciplinare, non dovendo egli attendere la conclusione del processo penale. Nell’ambito di un licenziamento per motivi disciplinari, il principio di immediatezza della contestazione, pur dovendo essere inteso in senso relativo, comporta che l’imprenditore porti a conoscenza del lavoratore i fatti contestati non appena essi gli appaiono ragionevolmente sussistenti, non potendo egli legittimamente dilazionare la contestazione fino al momento in cui ritiene di averne assoluta certezza, pena l’illegittimità del licenziamento.

Cassazione civile sez. lav., 22/06/2020, n.12193

Il criterio dell’immediatezza, esplicazione del generale precetto di correttezza e buona fede nell’esecuzione del rapporto di lavoro, va inteso in senso relativo, potendo esser in concreto compatibile con un intervallo di tempo più o meno lungo, necessario per l’accertamento e la valutazione dei fatti, specie quando il comportamento del lavoratore consista in una serie di atti convergenti in un’unica condotta, ed implichi pertanto una valutazione globale ed unitaria, ovvero quando la complessità dell’organizzazione aziendale e della relativa scala gerarchica comportino la mancanza di un diretto contatto del dipendente con la persona titolare dell’organo abilitato ad esprimere la volontà imprenditoriale di recedere, sicché risultano ritardati i tempi di percezione e di accertamento dei fatti nonché di adozione dei relativi provvedimenti.

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 21 agosto 2019, n. 21557 

Il principio dell’immediatezza della contestazione dell’addebito deve essere inteso in senso relativo, potendo essere compatibile, in relazione al caso concreto e alla complessità dell’organizzazione del datore di lavoro, con un intervallo di tempo necessario per l’accertamento e la valutazione dei fatti contestati.

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 17 luglio 2019, n.19256 

In materia di licenziamento disciplinare, l’immediatezza della contestazione va intesa in senso relativo: da un lato, si deve tener conto del momento di effettiva conoscenza datoriale, sufficientemente precisa e dettagliata, dell’inadempimento contestato al dipendente, in modo di consentire a quest’ultimo di difendersi adeguatamente; dall’altro, è necessario dare conto delle ragioni che possono cagionare il ritardo, quali il tempo necessario per l’accertamento dei fatti o la complessità della struttura organizzativa dell’impresa, fermo restando che la valutazione delle suddette circostanze è riservata al giudice del merito.

Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 28 marzo 2018, n. 7735



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