Reddito di cittadinanza: potrebbe cambiare un requisito

3 Dicembre 2020 | Autore:
Reddito di cittadinanza: potrebbe cambiare un requisito

Doppia iniziativa presso la Commissione Ue ed il tribunale di Milano contro il vincolo di essere residenti da almeno 10 anni. Cosa può succedere.

Commissione europea e tribunale di Milano esaminano in questi giorni i requisiti richiesti per ottenere il Reddito di cittadinanza. In particolare, quello che riguarda la necessità di avere la residenza in Italia da almeno 10 anni.

Tutto è partito dall’iniziativa di diverse associazioni che sostengono i diritti degli immigrati, ovvero da una parte una denuncia con la quale si chiede al Governo comunitario di avviare una procedura di infrazione contro lo Stato italiano e, dall’altra, il ricorso presentato davanti ai giudici milanesi contro la revoca del sussidio a sette cittadine rumene ex lavoratrici e con figli a carico. A queste ultime mancava, appunto, il requisito della residenza decennale nel nostro Paese, motivo per cui è stato negato loro il Reddito di cittadinanza.

Al di là dei casi specifici, quello che può succedere ora è che questo requisito venga messo in discussione per tutti. Ad oggi, la normativa prevede non solo la cittadinanza italiana, di uno Stato dell’Unione europea o di un Paese terzo purché si sia in possesso del permesso di soggiorno europeo di lungo periodo: viene richiesta, infatti, la residenza in Italia da almeno 10 anni di cui gli ultimi due in modo continuativo.

Sul primo, secondo le associazioni promotrici di questa doppia iniziativa, nulla da eccepire. È sul secondo che, a loro avviso, vengono violate alcune norme internazionali. Ad esempio, il passaggio del Trattato dell’Unione europea in cui si vieta qualsiasi forma di discriminazione basata sulla nazionalità tra lavoratori nazionali e lavoratori di altri Stati membri.

Disparità evidenziata più volte dalla Corte di giustizia Ue proprio sulla base del requisito della residenza: a parere dei giudici di Lussemburgo, in materia di sostegni sociali come il Reddito di cittadinanza, la residenza senza una durata minima è giustificata dalla necessità di controllare la situazione professionale, di reddito e patrimoniale dei beneficiari.

Inoltre, sempre secondo la Corte europea, non sta in piedi chiedere un requisito di residenza minima di 10 anni al lavoratore migrante «che con le imposte e contributi che versa in relazione all’attività retribuita esercitata, contribuisce anche al finanziamento delle politiche sociali dello Stato membro di accoglienza». In altre parole: se una persona non residente in Italia da almeno 10 anni paga regolarmente le tasse per la sua attività, deve essere trattato come un lavoratore che vive stabilmente in Italia da una vita. Anche quando ha bisogno di un sussidio come il Reddito di cittadinanza.

Viene, infine, evidenziata la presunta violazione di un’altra norma comunitaria, cioè quella che garantisce la parità di trattamento in materia di «vantaggi sociali», nel caso in cui il Reddito di cittadinanza venga ritenuto un sussidio di natura assistenziale. Se, invece, è da considerare assimilabile ad un’indennità di disoccupazione, la norma violata sarebbe quella del Regolamento Ue che impone il divieto di discriminazioni fra lavoratori nazionali e stranieri.

Se le iniziative delle associazioni che si sono rivolte alla Commissione europea e al tribunale di Milano avessero successo, potrebbe cadere, dunque, il requisito della residenza minima di 10 anni di cui gli ultimi due in maniera continuativa. Il che aprirebbe le porte del Reddito di cittadinanza anche all’italiano che ha vissuto per un breve periodo all’estero e che, rientrato in patria, si trova in condizioni di difficoltà economica.



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