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L’obbligo di vaccinazione

27 Febbraio 2021
L’obbligo di vaccinazione

Salute pubblica: l’importanza dell’immunità acquisita e i percorsi da seguire con l’Asl per adempiere alle imposizioni previste dalla legge.

La salute è un diritto fondamentale dell’individuo e, pertanto, la Repubblica italiana mette in campo le strategie più idonee per tutelarla, avvalendosi delle più aggiornate ricerche e scoperte scientifiche. Soprattutto negli ultimi decenni, però, il discorso sulla salute pubblica ha tirato in ballo tendenze pseudo-scientifiche che hanno innescato atteggiamenti di disinteresse da parte dei cittadini. Comportamenti del genere hanno causato la recrudescenza di malattie che sembravano ormai messe nel dimenticatoio e, per far fronte alla ricomparsa di alcune infezioni, lo Stato ha deciso di reintrodurre l’obbligo di vaccinazione.

In questo ritorno al dovere imposto ai cittadini, il Governo ha deciso di demandare i poteri di controllo territoriale alle Asl. Queste, infatti, vigilano sul rispetto degli obblighi vaccinali, che sono cambiati notevolmente nel corso del triennio 2017-2020. Ma perché vaccinarsi è obbligatorio? Se ti sei posto questa domanda, in questo articolo troverai le risposte che cerchi, accompagnate da informazioni utili riguardanti le sanzioni connesse all’inadempimento degli obblighi previsti per legge.

I vaccini sono davvero importanti?

Quando si tratta di indicare l’intervento di sanità pubblica più importante della storia, la comunità scientifica non ha dubbi e cita l’introduzione dei vaccini.

Sin dalla loro scoperta sul finire dell’Ottocento, apparve subito chiaro il vantaggio – sociale – di far acquisire l’immunità a un soggetto e a una intera comunità. Attraverso i vaccini, infatti, i tassi di mortalità delle malattie prevenibili hanno subito un’importante riduzione, portandosi dietro anche l’attenuazione delle ospedalizzazioni necessarie, a tutto vantaggio della sanità pubblica e dei costi connessi.

L’obiettivo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è di raggiungere l’immunità di gregge per le patologie infettive prevenibili, ossia una copertura vaccinale talmente elevata da mettere al riparo le categorie a rischio (anziani, neonati, persone affette da malattie a carico del sistema immunitario).

Oggi, l’Oms stima che l’immunità di gregge da una malattia si raggiunge quando a vaccinarsi è il 95% della popolazione mondiale.

Prendiamo come esempio il morbillo. Al 2017, risultava vaccinato da questa malattia infettiva solo l’87,3% della popolazione. Un dato pericolosamente al di sotto della soglia del 95%, tant’è che nello stesso anno, oltre a quasi 4.000 casi, si sono verificati anche 3 decessi.

Quali sono i vaccini obbligatori?

Fake news, scarsa percezione del pericolo e la diffusione di movimenti di opposizione (chiamati no-vax), hanno giovato alla riduzione della copertura vaccinale. Questo, da un lato ha causato la ricomparsa di malattie infettive e l’aumento dei costi sanitari, dall’altro ha richiamato i Paesi a incentivare e potenziare l’obbligo vaccinale.

Per quanto riguarda l’Italia, i vaccini hanno avuto un primo periodo obbligatorio durato sino al 1999 e un secondo avviatosi solo recentemente.

L’obbligo vaccinale fino al 1999

Fino al 1999, i vaccini obbligatori erano quattro:

  1. vaccino contro la difterite;
  2. vaccino contro il tetano;
  3. vaccino contro la poliomielite;
  4. vaccino contro l’epatite B.

Cosa accadeva se un soggetto non si sottoponeva ai vaccini? Per cominciare, doveva pagare una multa. Inoltre, se i genitori mancavano di far rispettare quest’obbligo al figlio, questo non poteva essere iscritto alla scuola dell’infanzia. Quindi, l’obbligatorietà scattava al compimento del sesto anno.

Nel 1999, in seguito al soddisfacente risultato della copertura vaccinale, decadeva l’obbligo di sottoporsi ai 4 vaccini per essere ammessi alla scuola dell’obbligo.

Dal 1999 al 2017, qualcosa è andato storto e hanno prevalso tendenze estranee alla scienza: alcuni genitori hanno iniziato a preferire l’astensione da quelli che orami erano i vaccini obbligatori, anche andando contro il parere pediatrico. Il punto d’arrivo di tali scelte è coinciso con l’aumento dell’ospedalizzazione e la ricomparsa della rosolia.

I nuovi obblighi vaccinali dopo il 2017

Dal 2017, il numero di vaccini obbligatori è passato da quattro a dieci e, di questi, sei sono obbligatori in via permanente, mentre quattro sono obbligatori solo provvisoriamente.

Vediamo nel dettaglio questi due gruppi e, ricordiamolo, l’appartenenza all’uno o all’altro non fa decadere il principio di obbligatorietà.

I vaccini obbligatori in modo permanente

Attualmente, l’ordinamento italiano riconosce sei vaccini obbligatori perenni e cioè:

  1. anti-poliomielite;
  2. anti-difterite;
  3. anti-tetanica;
  4. anti-epatite B;
  5. anti-pertosse;
  6. anti-emofilia di tipo B.

Questi vaccini saranno per sempre obbligatori perché il monitoraggio condotto dal 1999 al 2017 ha evidenziato che il venir meno dell’imposizione legale comporta l’aumento dei tassi di morbosità e mortalità, nonché sull’aumento dei costi sanitari e sociali.

I vaccini temporaneamente obbligatori

In attesa di ulteriori riscontri dalla comunità scientifica, godono di una obbligatorietà temporanea questi quattro vaccini:

  • il vaccino anti-morbillo;
  • il vaccino anti-rosolia;
  • il vaccino anti-parotite;
  • il vaccino anti-varicella.

La somministrazione di questi vaccini, per ora, è sotto una speciale lente di osservazione. Il ministero della Salute, infatti, vuole capire se, raggiunta la copertura vaccinale ottimale, verrà meno il carattere obbligatorio.

Cosa comporta l’obbligo vaccinale?

Ricapitolando quanto detto sinora, tutte le vaccinazioni sono obbligatorie, sia quelle permanenti, sia quelle facoltative. Perlomeno, l’inderogabilità dei secondi resta tale fino a quando il ministero della Salute non renderà noti i risultati del monitoraggio.

Nel frattempo, l’obbligatorietà dei vaccini è un requisito essenziale per essere ammessi all’asilo nido e alla scuola dell’infanzia. Dunque, non più al raggiungimento del sesto anno di età, bensì già dal primo anno di vita. Questo significa che i genitori possono anche scegliere di non vaccinare il figlio, ma devono essere consapevoli che non potrà intraprendere il normale percorso scolastico.

Inoltre, le sanzioni pecuniarie per inadempimento dell’obbligo vaccinale vanno da 100 a 500 €, a seconda del numero di vaccini non somministrati.



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