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Nuovo Dpcm: cosa si può fare a Capodanno?

3 Dicembre 2020 | Autore:
Nuovo Dpcm: cosa si può fare a Capodanno?

Tanti divieti, poche concessioni: niente feste o veglioni, coprifuoco fino alle 7. Ecco come si possono trascorrere la serata del 31 dicembre ed il 1° gennaio.

L’ultima sera di questo «indimenticabile 2020 da dimenticare» ce la ricorderemo, probabilmente, come quella del Capodanno più mesto della nostra vita. Volendo evitare di cadere troppo nella malinconia, e nel tentativo di augurarci che il 2021 ci riservi una sorte ben diversa, si potrà organizzare una festicciola a casa per pochi intimi, per parenti conviventi con cui intonare la versione da camera del «Pe-pe-pepepepé» che di solito si canta facendo il trenino con decine di persone, amici e sconosciuti, in piazza, al ristorante, in discoteca. Quest’anno tocca ridimensionare le cose, tra divieti e buon senso.

Stando al testo del Dpcm di dicembre, il 31 dicembre e il 1° gennaio saranno così. Nelle zone gialle (e solo in queste), bar e ristoranti dovranno chiudere alle 18. Se si vuole fare gli auguri di buon anno a qualcuno davanti a un caffè o ad un aperitivo, toccherà farlo, dunque, nel pomeriggio.

Vale anche per chi sceglie di traghettare nel 2021 in albergo, tra le montagne o in riva al mare: i ristoranti interni dovranno chiudere alle 18. Dopodiché, la cena sarà nella più assoluta intimità: il decreto consente, infatti, il servizio in camera. Ma niente veglioni, feste, balli o karaoke.

Chi, invece, preparerà cotechino e lenticchie da mangiare a casa, non potrà apparecchiare per più di 10 persone, anche se si tratta di una «forte raccomandazione» del Governo e non di un divieto. Il consiglio espresso in modo accorato nel Dpcm anti-Covid è quello di far sedere a tavola quella sera, come nel resto delle festività, soltanto le persone conviventi, per evitare che il coronavirus diventi l’undicesimo commensale.

Il tempo di consumare la cena e di fare un giretto in città per smaltire le calorie in eccesso, poi alle 22 di nuovo a casa o in albergo: a quell’ora scatterà il coprifuoco che, in via eccezionale, quella notte durerà fino alle 7 del mattino successivo e non fino alle 5. Senza alcuna deroga, se non per chi ha motivi di lavoro, di salute o di comprovata urgenza. Dalle 10 di sera in poi, in attesa del brindisi della mezzanotte, e dovendo essere in pochi, si potrà scegliere tra la partita a scala 40 o la tombolata. Curiosa questa restrizione, però: non potendo uscire dalle 22 in poi, più che di allungare il coprifuoco fino alle 7 si dovrebbe parlare dell’obbligo di uscire di casa il 1° gennaio un’ora più tardi.

Si arriva al 1° gennaio. Chi c’è c’è e chi non è arrivato da fuori città resta definitivamente escluso. Quel giorno, infatti, come a Natale e a Santo Stefano, non si può uscire dal proprio Comune di residenza. Se i genitori o i figli abitano nel Comune confinante, dovranno farsi una telefonata o una videochiamata per scambiarsi gli auguri. La regola a tavola resta la stessa: la raccomandazione di non superare le 10 persone. Si potrà andare anche al ristorante a mezzogiorno, purché ci si trovi in zona gialla, ma non alla sera: è sempre valido l’obbligo di chiudere alle 18. Passeggiata pomeridiana concessa purché, appunto, non si varchino i confini del Comune. Beato chi abita in una grande città: a Moncenisio, Piemonte, il paese più piccolo d’Italia con i suoi 4,5 chilometri quadrati, si potrà fare il giro della casa o poco più, stando attenti a non allungare troppo la gamba per non sconfinare.

Rientro alla base alle 22, quando scatta di nuovo il coprifuoco. Ancora poche ore ed il primo giorno del nuovo anno se ne sarà andato, lasciando l’incognita di che cosa riserveranno gli altri 364.



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5 Commenti

  1. Era inevitabile che si arrivasse a questo punto vista la situazione e l’andamento dei contagi. Se avessero consentito di uscire e festeggiare nelle piazze sapete che caos e impennata di contagi? Quest’anno stiamo tutti in videochiamata e anche noi vecchietti ci abitueremo a vedere tutti i nostri nipoti lontani sul cellulare

  2. Guardiamo il lato ottimistico. Almeno qualcuno potrà incontrarsi ed i nonni non saranno lasciati soli. Dormiremo da loro per evitare di farli sentire spaesati durante il periodo natalizio e per prestargli assistenza. Almeno, saremo insieme anche quest’anno nonostante il Covid

  3. Insomma, forse hanno capito che senza una linea dura qui non si cambia registro. Ora, avrei solo da ridire sul coprifuoco. Cambia poco per chi va a cena da un parente tornare a casa a mezzanotte piuttosto che alle dieci, o almeno la cena ti resta sullo stomaco visto che devi cenare rapidamente e digerire nello stesso tempo

  4. Ma dopo l’epifania cosa si prevede? Ricominciano le scuole? I nostri ragazzi non possono seguire perennemente la didattica a distanza. Hanno bisogno di socializzare, ma non stando sempre sul cellulare a messaggiare o a videochiamarsi. Almeno a scuola scherzavano di persona tra di loro, si confrontavano. Ora, parlano sempre di serie tv e altre schiocchezze su Instagram

    1. Dal 7 gennaio, tutti gli studenti delle superiori torneranno in aula, ma con la didattica a distanza al 50%. Si legge nel testo: «Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado (le superiori, appunto, ndr) adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica in modo che il 100 per cento delle attività sia svolta tramite il ricorso alla didattica digitale integrata e che, a decorrere dal 7 gennaio 2021, al 50 per cento della popolazione studentesca sia garantita l’attività didattica in presenza». Su questo punto, però, si attende il parere delle Regioni. La scorsa notte, nel corso del Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto, la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha tentato di convincere i colleghi del fatto che si è in grado di garantire la sicurezza negli istituti anche se riaprono fin da subito. Un modo per spingere verso il ritorno nelle aule prima di Natale, per dare un segnale al Paese. Di tutt’altro avviso i presidenti delle Regioni, che mostrano delle perplessità, ad esempio, sulla sicurezza nel trasporto pubblico. A tal proposito, Conte ha deciso di convocare i governatori per dar loro la possibilità di spiegare cosa rallenta il ritorno sui banchi.

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