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Credito d’imposta: chi ne ha diritto?

28 Febbraio 2021 | Autore: Vincenzo Delli Priscoli
Credito d’imposta: chi ne ha diritto?

Quando è lo Stato ad essere debitore nei confronti del contribuente.

Di solito, è lo Sato a vantare crediti nei confronti dei contribuenti e, quindi, per recuperarli attiva le procedure della riscossione coattiva oltre che quelle esecutive. Tuttavia, non di rado, può capitare che sia il contribuente a vantare un credito nei confronti dello Stato, perché ha versato una somma non dovuta, oppure perché ha versato degli acconti che, a consuntivo, superano il dovuto. Capiamo, dunque, relativamente al credito d’imposta: chi ne ha diritto e cosa fare per ottenere la restituzione di quanto indebitamente versato.

Che cos’è il credito d’imposta?

Si definisce credito d’imposta un credito di natura tributaria che un soggetto vanta nei confronti dello Stato. Abbiamo principalmente:

  • crediti per rimborsi da indebito;
  • crediti per rimborsi non da indebito, ossia per il rimborso di acconti o di altre somme debitamente versate.

Credito per rimborso da indebito

Il pagamento indebito, dunque non dovuto, genera un diritto alla restituzione in favore di colui che ha indebitamente pagato. Questo è un principio generale del diritto oltre che espressione di civiltà giuridica.

Le cause dell’indebito tributario sono molteplici. Può capitare che manchi dall’origine o che venga meno la norma di legge alla quale si ricollega la tassa che è stata pagata. Ad esempio, il contribuente che ha pagato una tassa in base ad una norma di legge che poi è stata dichiarata incostituzionale ha diritto al rimborso di quanto ha indebitamente pagato.

Infatti, poiché le sentenze che dichiarano incostituzionale una norma sono retroattive, quindi hanno valenza anche per il passato, i pagamenti fatti in base alla norma dichiarata incostituzionale assumono, a posteriori, la qualifica di pagamenti non dovuti.

Tuttavia, il rimborso è escluso quando il pagamento è stato fatto in base ad un rapporto esaurito. Infatti, la restituzione di quanto indebitamente pagato può essere impedita da atti definitivi (avviso di accertamento divenuto definitivo o sentenza passata in giudicato) o dalla scadenza del termine (di decadenza o di prescrizione) entro cui il rimborso deve essere richiesto.

Che cos’è l’indebito comunitario?

L’indebito comunitario è il diritto al rimborso che trae origine dal diritto comunitario.

Se una tassa è stata pagata in base ad una norma nazionale che risulti in contrasto con il diritto comunitario, il giudice è tenuto ad applicare la norma comunitaria e a non applicare la norma nazionale.

Crediti non da indebito

Tra i crediti non da indebito vi sono principalmente i crediti emergenti dalla dichiarazione dei redditi che sorgono quando l’imposta dovuta risulti inferiore alla somma dei versamenti d’acconto, delle ritenute d’acconto e dei crediti d’imposta.

Può capitare, infatti, che il contribuente, calcolando l’imposta sul reddito delle persone fisiche da versare, debba pagare, ad esempio 2.000,00 euro a titolo di Irpef. Tuttavia, nello stesso tempo, quello stesso contribuente ha già subìto una ritenuta d’acconto dal suo datore di lavoro pari a 3.000,00 euro. Dunque, il contribuente vanterà un credito pari a 1.000,00 euro e potrà scegliere che tale credito sia riportato all’anno d’imposta successivo oppure potrà chiederne il rimborso.

Credito d’imposta: compensazione o rimborso?

Il rimborso è riservato sostanzialmente a chi cessa l’attività, a chi opera prevalentemente fuori del territorio dello Stato e ai non residenti. Quindi, in effetti, di regola un credito d’imposta va compensato con un debito che il contribuente ha nei confronti dello Stato.

Tuttavia, va precisato che il rimborso può essere chiesto da qualsiasi soggetto passivo, quando la dichiarazione sia risultata a credito per due anni di seguito.

Si può chiedere il rimborso di un importo iscritto a ruolo?

Quando vi è iscrizione a ruolo di un importo non dovuto, il contribuente può tutelarsi impugnando il ruolo in sede giudiziale e chiedendo sia l’annullamento del ruolo, sia la condanna dell’amministrazione finanziaria a rimborsare le somme indebitamente riscosse. Infatti, quando una somma è stata riscossa mediante ruolo, non se ne può ottenere la restituzione se non è stato previamente impugnato il ruolo.

Le somme corrisposte in base ad un’iscrizione a ruolo non impugnata sono irreversibilmente incassate dallo Stato. Tuttavia, tale preclusione non opera per le iscrizioni a ruolo a titolo provvisorio e quando emergono errori materiali o duplicazioni imputabili all’Agenzia delle Entrate.

Come si tutela il diritto al rimborso di un credito d’imposta?

Per ottenere il rimborso di un credito d’imposta il contribuente ha l’onere di presentare un’istanza all’Agenzia delle Entrate entro due anni dal pagamento non dovuto.

Se la domanda è esplicitamente respinta, il rifiuto espresso è un atto impugnabile dinanzi alla commissione tributaria provinciale competente. Se, invece, l’amministrazione finanziaria non risponde entro novanta giorni dalla presentazione dell’istanza, il silenzio si interpreta come rifiuto e il contribuente può presentare ricorso alla commissione tributaria provinciale competente, la quale sarà chiamata a stabilire se il contribuente sia titolare di un credito d’imposta e abbia diritto al rimborso.



Di Vincenzo Delli Priscoli


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