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Differenza tra voltura e subentro

28 Febbraio 2021
Differenza tra voltura e subentro

Attivazione e riattivazione di un contatore: cosa fare quando si entra in un nuovo immobile. I costi delle forniture elettriche e del gas in caso di nuova attivazione o modifica da apportare all’intestazione.

A meno che non si tratti di una casa di nuova costruzione, quando si è alla ricerca di una sistemazione, bisogna fare i conti con il lascito dei proprietari o degli inquilini precedenti. Chi vuole acquistare un immobile o prendere un appartamento in affitto, conosce bene questo problema, che spesso si traduce nel dover sostenere oneri imprevisti. È il caso della voltura o del subentro, procedure a carico di chi vive nella casa.

Ma qual è la differenza tra voltura e subentro? Alla prima, non è semplice capire quando occorre fare l’una e quando l’altro, perché si tratta di tecnicismi amministrativi. Se sei interessato a capire per cosa si differenziano queste due parole, in questo articolo troverai tutto il necessario per soddisfare le tue curiosità, Perché tra voltura e subentro non corre solo una differenza procedurale, bensì anche a livello di tempistiche e di tipo economico. Per questo motivo, occorre avere le idee ben chiare.

Cos’è la voltura?

Deciso ad andare a vivere da solo, Andrea ha appena acquistato un appartamento. Entrato nella sua nuova casa, nota che il gas e la luce elettrica sono già stati attivati. A quel punto, il neo-proprietario si pone alcuni dubbi: come può essere attiva una fornitura se lui non ha fatto nulla? A chi arriveranno le bollette e chi dovrà pagarle?

La condizione di Andrea non è infrequente perché sta prendendo il posto dell’intestatario precedente. L’operazione mediante la quale il nuovo inquilino dell’immobile comunica all’azienda erogatrice la modifica dell’intestazione si chiama voltura.

La voltura è possibile quando, a fronte del cambio di proprietario o inquilino, la fornitura di gas o luce elettrica non ha mai subito alcuna interruzione. In casi del genere, il contatore delle forniture non subisce alcun arresto.

Casi in cui occorre fare la voltura

Come abbiamo già visto nell’esempio di Andrea, la voltura può rendersi necessaria quando si acquista una nuova casa e il proprietario precedente non abbia provveduto all’interruzione dell’erogazione di luce e gas.

Per le stesse ragioni, la procedura di voltura va fatta in caso di affitto di un appartamento, ovvero quando il precedente proprietario è venuto a mancare e la persona che subentra nell’immobile è un suo erede.

Quanto costa fare la voltura?

I costi per effettuare la voltura variano a seconda del mercato di riferimento. Tuttavia, in linea di massima, il prezzo della voltura è di poco meno di 50 euro. Volendo essere più precisi, la tariffa della voltura è di 44,06 euro, di cui:

  • una quota fissa per oneri amministrativi di 23 €;
  • l’Iva al 22%;
  • l’imposta di bollo di 16 euro.

Alcuni fornitori, però, possono addebitare una quota straordinaria per effettuare la voltura. In casi del genere, il prezzo può anche sforare i 50 euro.

Ad ogni modo, in virtù della massima trasparenza, l’azienda che eroga luce e gas deve sempre riportare in contratto tutti i costi, anche quelli relativi alla voltura.

Cos’è il subentro?

Torniamo al caso di Andrea e modifichiamo un po’ l’esempio. Entrato in casa, il nuovo proprietario abbassa l’interruttore della luce, ma non funziona nulla. Evidentemente, il contatore elettrico è stato staccato. Questo significa che prima di Andrea, nella casa ci viveva un’altra persona che, al momento dell’uscita, avrà correttamente segnalato all’azienda elettrica l’interruzione della fornitura, prontamente eseguita.

Per riattivare il contatore, Andrea dovrà richiedere il subentro e cioè la procedura mediante la quale si riattiva un servizio precedentemente disattivato.

Quanto costa fare il subentro?

Il prezzo del subentro oscilla notevolmente a seconda che si faccia parte del mercato tutelato o del mercato libero.

Si aderisce al mercato tutelato quando si sottoscrive un contratto in cui le tariffe di luce e gas sono decise dall’Autorità per l’Energia Elettrica e del Gas e, quindi, poco si discostano le une dalle altre.

Nel mercato libero, invece, le tariffe si stabiliscono sulla base delle negoziazioni che intercorrono tra il fornitore e il cliente.

Se sottoscriviamo un contratto con un’azienda di fornitura elettrica operante nel libero mercato, possiamo stabilire di pagare le bollette sulla base dei consumi effettivi, ovvero stabilire una quota annuale fissa che sarà poi soggetta a conguaglio.

Fatta questa distinzione, il costo del subentro ha una quota fissa e una variabile. La quota fissa, che si faccia parte di un mercato tutelato o un mercato libero, è sempre di 27 euro. A questa quota, se si aderisce al mercato tutelato, si devono aggiungere 23 € di contributo fisso e 16 € come imposta di bollo, per un totale di 66 euro. Se, invece, si partecipa al mercato libero, ai 27 euro va aggiunta un’ulteriore quota che può andare da un minimo di 20 euro a un massimo di 60 euro.

Quanto tempo occorre per il subentro?

Rispetto alla voltura, il subentro può creare più disagi, perché in questo caso non è possibile avere a disposizione energia elettrica e nemmeno il gas. Quindi, vivere in un appartamento del genere, può risultare problematico.

Dal momento in cui si comunica il subentro, possono decorrere da un minimo di 7 a un massimo di 12 giorni, a seconda che si tratti di subentro alla fornitura elettrica o all’erogazione di gas.

Questa tempistica è giustificata dal fatto che, per questa operazione, sono coinvolte tre figure:

  1. la persona che comunica il subentro;
  2. il fornitore, ossia l’azienda con la quale viene sottoscritto un contratto;
  3. il distributore, cioè colui che si occupa della trasmissione diretta di luce e gas.

Per quanto riguarda il subentro della luce, dal momento della segnalazione, il fornitore ha 2 giorni di tempo per comunicare la riattivazione al distributore. Quest’ultimo, poi, ha 5 giorni di tempo per provvedere al ripristino della corrente.

Più lunghi, invece, sono i tempi per il subentro del gas. In questo secondo caso, il fornitore ha sempre 2 giorni di tempo per indicare quale contatore va rimesso in funzione, mentre il distributore, entro 10 giorni, deve inviare un tecnico per provvedere allo sblocco.



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