Diritto e Fisco | Articoli

Bambini nati morti: hanno diritto alla sepoltura e all’iscrizione all’anagrafe?

1 gennaio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 gennaio 2014



Leggi in tema di sepoltura e di iscrizione all’anagrafe di un figlio nato morto: una proposta di legge di iniziativa popolare per regolamentare la materia.

 

Ogni anno in Italia circa 180.000 famiglie vivono la drammatica esperienza della perdita di un figlio durante la gravidanza o al momento della nascita (le statistiche parlano di 1 gravidanza su 6). Si tratta di un’esperienza alla quale, il più delle volte, i genitori sono impreparati e, perciò, hanno più che mai necessità di un supporto, non solo psicologico, ma anche informativo in merito procedure da seguire in questo tipo di situazioni.

In molti, peraltro, dopo il tragico evento, si domandano che fine faccia il corpo del loro bimbo e se abbia o meno, per la legge, diritto a un nome.
Nella realtà, pur esistendo una specifica normativa nel nostro Paese, essa è nella maggior parte dei casi ignorata o disattesa in molte strutture ospedaliere. Al momento della raccolta del consenso informato, i genitori non vengono ben informati su cosa è possibile fare nel caso in cui il loro bambino nasca senza vita.

Nella pratica, perciò, non di rado i corpicini dei bambini nati morti rischiano di essere inceneriti insieme agli altri rifiuti ospedalieri.

Cosa prevede la legge

Per legge, i bambini sono considerati “nati morti solo quando abbiano superato le 28 settimane di gestazione al momento del parto.

Pertanto se un bambino nasce morto dopo la 28° settimana dovrà essere registrato presso l’anagrafe e, solo successivamente, si potrà procedere alla sua sepoltura.

Se, invece, il bambino, in qualsiasi momento nasca vivo e muoia dopo la nascita, in tal caso dovrà essere formato prima il suo atto di nascita e poi quello di morte. Solo in questi casi, perciò, vi è l’obbligo di registrazione presso l’anagrafe [1].

Se invece il bambino nasce morto prima della 28° settimana gestazionale lo si considera un aborto e i genitori non devono fare alcuna denuncia.

Tuttavia essi hanno la possibilità di chiedere, se ne fanno una espressa istanza, la sepoltura  anche dei figli di età inferiore alle 20 settimane.
In tal caso dovrà essere presentata, entro 24 ore dalla espulsione o estrazione del feto, domanda di seppellimento alla ASL (v. modello nella sezione “In Pratica” di questo articolo), accompagnata da certificato medico che indichi l’ età di gestazione ed il peso del feto [2].

 

Si tratta di tempi molto stretti che il più delle volte i familiari non conoscono, né vengono spesso informati dal personale sanitario di tale possibilità. Quando, a volte dopo giorni, realizzano quanto accaduto è troppo tardi.

Al contrario, in altri Paesi (ad esempio in Francia), la donna ha diritto di dare un nome al proprio figlio nato morto in qualunque fase della gravidanza, di iscriverlo all’anagrafe ed ottenere il congedo di maternità [3].

Proposta di legge

È proprio da un’esperienza dolorosa di un genitore [4] che nasce l’iniziativa di una raccolta di firme per riformare la materia. In particolare si vorrebbe [5] stabilire il peso di 500 grammi [6] alla nascita del feto quale limite per poter chiedere e ottenere l’iscrizione all’anagrafe di un figlio nato morto.

L’iniziativa della raccolta di firme, che è iniziata proprio in questi giorni a Firenze e procederà in tutta la regione Toscana e nel Veneto, vuole anche essere un invito a tutti i sindaci d’Italia affinché promuovano l’istituzione, all’interno di ciascun Comune, di uno specifico registro dei bimbi nati morti.

Ricordiamo che la città di Firenze, già in linea con questa politica, ha scelto di dedicare un apposito spazio nel proprio cimitero proprio ai bambini mai nati, a seguito di una revisione del regolamento di polizia mortuaria (iniziativa adottata in poche altre città italiane [7]).

MODELLO DI DOMANDA PER LA SEPOLTURA DEI BAMBINI IN ETA’ GESTAZIONALE INFERIORE ALLE 20 SETTIMANE

Alla Direzione Sanitaria dell’A.S.L. di

Il/la Sottoscritt……………..nome e cognome del genitore ), domiciliato in……………………, alla Via……………….. …………………………………

chiede

che il suo bambino, al quale desiderava dare il nome di ………………………., venga sepolto individualmente secondo quanto  previsto dal DPR n. 285 del 10.9.1990, art. 7, commi 3 e 4).

(Data e Firma)

 

Alla domanda va allegato il certificato del medico-ginecologo che ha seguito il parto o che ha avuto in cura la madre con l’indicazione della presunta età di gestazione e il peso del feto.

Essa va presentata in tre copie: una per il capo sala del reparto, una per la direzione sanitaria dell’ospedale e la terza come ricevuta per il richiedente.

note

 

 [1] Art. 74 del Regio Decreto 09.07.1939 n. 1238 che cita: Quando al momento della dichiarazione di nascita il bambino non è vivo, il dichiarante deve far conoscere se il bambino è nato morto o è morto posteriormente alla nascita, indicando in questo secondo caso la causa di morte. Tali circostanze devono essere comprovate dal dichiarante con il certificato di assistenza al parto di cui all’art. 70, comma quarto, ovvero con certificato medico. L’ufficiale dello stato civile forma il solo atto di nascita, se trattasi di bambino nato morto, e fa ciò risultare a margine dell’atto stesso; egli forma anche quello di morte, se trattasi di bambino morto posteriormente alla nascita.

[2] Art. 7 commi 3 e 4 del D.P.R. 10.9.90 n. 285.

[3] Decreto n° 798/2008.

[4] L’esperienza è di un padre, Andrea Napoli, ex sottosegretario affari regionali e presidente dell’ Associazione “Pensiero Celeste” di Padova il quale, dopo alcuni anni dalla “nascita” della propria figlia Celeste (nata morta alla 27ma settimana di gestazione), è riuscito ad ottenerne, faticosamente, l’iscrizione all’Anagrafe a seguito di un lungo procedimento giudiziario.

[5] La proposta di legge è stata depositata presso la Corte di Cassazione lo scorso 11 settembre su iniziativa dell’associazione “Pensiero Celeste” di Padova e sostenuta dal MiR (Moderati in Rivoluzione).

[6] L’Organizzazione Mondiale della Sanità, indipendentemente dall’età gestazionale, considera aborto l’espulsione o estrazione dal corpo materno di un feto (che alla nascita non mostri alcun segno di vita) di peso inferiore ai 500 gr.

[7] Agrigento, Firenze, Manduria, Roma.

Autore immagine: 123rf.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI