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Sesso con minori di 14 anni: mai fidarsi dell’età dichiarata. Indagini necessarie

1 gennaio 2014


Sesso con minori di 14 anni: mai fidarsi dell’età dichiarata. Indagini necessarie

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 gennaio 2014



Chi si accinge al compimento di atti sessuali con un soggetto che appare di giovane età deve svolgere delle indagini senza fidarsi dell’aspetto estetico della vittima e delle apparenze.

Nell’era della “seconda rivoluzione sessuale” determinata da internet e dai siti di incontri, è quanto mai necessario predisporre, sin dalle aule dei tribunali, una massima tutela in favore dei minori di 14 anni, soggetti che, appunto, in base all’attuale legge, non possono esercitare un valido consenso al fine del compimento di atti sessuali.

Il problema sorge tutte le volte in cui il minore abbia occultato la propria età consumando un rapporto carnale – sia pur consapevolmente e volontariamente – con un altro soggetto. Fin dove si può spingere la classica scusa, da parte del reo, di essere caduto in un errore inevitabile per via delle apparenze?

Il giudice non si accontenta di semplici sensazioni, né di una banale giustificazione come quella secondo cui il minore (o, più spesso, la minore) dimostri un’età superiore rispetto a quella che effettivamente ha. Insomma, non basta affidarsi all’aspetto quando si ha a che fare con soggetti particolarmente deboli.

E allora, fin dove si deve spingere l’indagine del maggiorenne? A dare risposta a questo interrogativo ci ha pensato una recente sentenza della Cassazione [1]. Secondo i Supremi giudici, il reo, per sostenere l’inevitabilità del proprio errore, non può limitarsi a dimostrare che l’infraquattordicenne abbia dichiarato un’età superiore rispetto a quella effettiva. Le affermazioni della vittima – anche se documentate con la stampa delle email o delle conversazioni via chat – non valgono a nulla.

Al contrario, si richiede sempre, a chi si accinga al compimento di atti sessuali con un soggetto che appare di giovane età, un particolare impegno conoscitivo, che appunto deve essere proporzionale alla presenza dei valori in gioco. In altre parole, non basta fidarsi delle apparenze, ma bisogna svolgere delle indagini. Che, per quanto possa apparire paradossale, specie nel momento del compimento dell’atto, potrebbero anche richiedere l’esibizione di un documento di identità.

È inutile scusarsi sostenendo che il minore abbia mistificato la propria età, facendo eventualmente leva sul fatto che lo stesso frequenti siti per adulti, che fumi, che presenti una certa indipendenza e autonomia caratteriale.

note

[1] Cass. sent. n. 42873 del 18.10.2013.

Autore immagine: 123rf.com

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1 Commento

  1. Che bisogna tutelare i minorenni dagli abusi è una cosa sacrosanta, ma qui stiamo esagerando. Quando si conosce una persona di certo non si va a chiedere la carta d’identità come prima cosa, specialmente se dimostra un’età pari o addirittura superiore a quella dichiarata! Tutelare i minorenni da chi vuole approfittarsi di loro è una cosa, ma proibire loro le esperienze sessuali punendole come una violenza quando sono stati loro stessi a volerle per primi lo trovo ASSURDO!
    Vi invito a visitare il mio gruppo FaceBook, intitolato “No all’età del consenso sessuale attuale!”, qui sotto il link. https://www.facebook.com/groups/69175981056/?fref=ts

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