Covid: chi è vaccinato può contagiare gli altri?

4 Dicembre 2020 | Autore:
Covid: chi è vaccinato può contagiare gli altri?

Gli scienziati valutano l’ipotesi che la terapia immunitaria non elimini nel soggetto che ha ricevuto il siero la capacità di infettare altre persone.

Ciò che non fa male a te può far male ad un altro. Questo è il concetto che ha ispirato alla comunità scientifica una domanda cruciale sulla quale l’opinione pubblica attende una risposta: «Chi fa il vaccino contro il Covid può infettare altre persone?».

Che si tratti di mesi o di qualche anno, chi si sottopone alla terapia immunitaria ha garantito un periodo di tempo in cui, se contrae il coronavirus, non ha alcun sintomo né sviluppa la malattia. Il dubbio atroce è se può diventare un portatore sano, cioè se essendo entrati in contatto con il Covid può trasmetterlo a chi il vaccino non l’ha fatto.

Un’ipotesi tutt’altro che campata in aria e che, per ora, non è stata né confermata né esclusa. A suggerirla è stata una nota virologa, piuttosto conosciuta e stimata in Italia dall’inizio della pandemia, ovvero la professoressa Ilaria Capua: «Chi si vaccina contro il coronavirus – ha detto la ricercatrice – si può infettare lo stesso e trasmettere la malattia se non porta la mascherina».

In altre parole, quando si parla di efficacia di un vaccino, spiega ancora Capua, «si fa riferimento alla malattia: esistono pochissimi vaccini che danno immunità sterile», cioè in grado di rendere «impermeabile» un soggetto e di far sì che non riesca più a trasmettere un virus ad un’altra persona, come ad esempio quelli contro l’epatite A o contro il papillomavirus umano.

Quello che sembra escluso, secondo gli esperti, è che una persona possa essere infettiva per avere ricevuto il Covid dal vaccino: il siero contiene dei virus morti o praticamente inattivi, comunque non in grado di contagiare altre persone, come spiega il virologo dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli. Diverso il caso di chi entra a contatto con il Covid dall’esterno: chi ha ricevuto il vaccino ha il 90-95% di probabilità di non ammalarsi (a seconda dell’efficacia garantita dalle varie aziende farmaceutiche), ma non è detto che non possa trasmetterlo ad altre persone. Il vaccino, insomma, è nato per proteggere chi lo riceve, non per evitare che sia infettivo. Che questo possa accadere, ancora non si sa. È noto soltanto uno studio sulle scimmie vaccinate dopo essere state contagiate apposta dal Covid: la carica virale che avevano addosso anche dopo aver ricevuto il siero ha fatto pensare che potessero diffondere ancora il virus.

Mentre si trova una risposta a questa domanda, il messaggio che passa è piuttosto evidente: anche chi deciderà di fare il vaccino dovrà adottare le dovute precauzioni. A cominciare dal distanziamento e dall’uso della mascherina.



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3 Commenti

  1. Cioè in pratica non cambia di tanto la mia vita se dovessi farmi il vaccino. Io mi tutelo, ma non tutelo chi mi sta intorno e rischio comunque di portare in casa il virus e infettare la mia famiglia, a meno che non siano anche loro vaccinati. Non saprei… Non tutti sono d’accordo alla vaccinazione e poi ho letto che per i soggetti allergici è meglio non fare questo vaccino. Punto interrogativo insomma, finché non sapremo davvero se funziona con i primi che avranno la priorità

  2. Questa rapidità e corsa al vaccino, come dicono molti esperti, non da sicurezza della sua efficacia. Di solito, ci vuole molto tempo prima di testarlo e assicurarsi che vada tutto liscio. Sicuramente, io lo farei, ma prima voglio accertarmi che sia davvero efficace e che non produca effetti collaterali preoccupanti, a parte i classici sintomi che si possono avere dopo aver fatto altri vaccini

    1. Buonasera, l’incipit del suo commento è fuorviante, sembra che la maggior parte della comunità scientifica abbia dubbi sulla sicurezza di tale vaccino. Ed è falso. E’ più corretto dire che qualcuno ha dei dubbi. C’è poi da chiedersi quali titoli abbia questo “qualcuno” per fare tale critica; ricordando che un “esperto” contro la stragrande maggioranza della comunità scientifica vale poco. La stessa cosi si è espressa: “Gli studi sui vaccini anti COVID-19, compreso il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty), sono iniziati nella primavera 2020, perciò sono durati pochi mesi rispetto ai tempi abituali, ma hanno visto la partecipazione di un numero assai elevato di persone: dieci volte superiore agli standard degli studi analoghi per lo sviluppo dei vaccini. Perciò è stato possibile realizzare uno studio di grandi dimensioni, sufficienti per dimostrare efficacia e sicurezza.
      Non è stata saltata nessuna delle regolari fasi di verifica dell’efficacia e della sicurezza del vaccino: i tempi brevi che hanno portato alla registrazione rapida sono stati resi possibili grazie alle ricerche già condotte da molti anni sui vaccini a RNA, alle grandi risorse umane ed economiche messe a disposizione in tempi rapidissimi e alla valutazione delle agenzie regolatorie dei risultati ottenuti man mano che questi venivano prodotti e non, come si usa fare, soltanto quando tutti gli studi sono completati. Queste semplici misure hanno portato a risparmiare anni sui tempi di approvazione”. Scusi la precisazione, ma andava fatta anche per chi legge i commenti.

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