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Abbandono tetto coniugale con figli minorenni

6 Dicembre 2020
Abbandono tetto coniugale con figli minorenni

Quando è reato lasciare casa e coniuge o partner convivente e come evitare di macchiare la fedina penale.

A torto, si crede che l’abbandono del tetto coniugale sia un reato. Tuttavia, se ci sono figli minorenni lo può diventare. Questo perché tale comportamento viene giudicato molto più grave quando c’è un soggetto, come un figlio, incapace di provvedere al proprio sostentamento. 

«E l’altro genitore che ci sta a fare?», qualcuno potrebbe rispondere. La verità è che madre e padre hanno gli stessi obblighi verso i figli e non perché uno dei due è presente l’altro può ritenersi esonerato dai propri.

Ecco che allora, parlare di abbandono del tetto coniugale con figli minorenni necessita di appositi e specifici chiarimenti. Chiarimenti che dovremo anche fare con riferimento alle coppie di fatto, quelle cioè non sposate, il cui impegno di costituire una famiglia – come noto – è molto più labile di chi sale sull’altare ma che non trova invece deroghe quando si tratta di rapportarlo agli adempimenti con i figli.

Procediamo dunque con ordine e vediamo cosa succede in caso di abbandono del tetto coniugale con figli minorenni.

Abbandono del tetto coniugale: quali conseguenze?

Per le coppie sposate, l’abbandono del tetto coniugale costituisce, di per sé, una violazione dei doveri civili scaturenti dal matrimonio. Obbligo di marito e moglie è, infatti, anche quello di convivere sotto lo stesso tetto, salvo diversa volontà degli stessi (che potrebbe sorgere ad esempio in caso di necessità lavorative o di una breve pausa di riflessione).

Chi viola l’obbligo di convivenza non commette dunque un reato ma un illecito di natura civilistica. Illecito però che porta a due sole sanzioni: l’impossibilità, per chi scappa, di chiedere l’assegno di mantenimento (non importa se privo di reddito) e la perdita del diritto a pretendere l’eredità del coniuge in qualità di erede legittimario. Non c’è altro effetto. Quindi, il coniuge abbandonato non può pretendere, ad esempio, un risarcimento del danno o l’assegnazione della casa in cui è rimasto dentro.

Queste due sanzioni non scattano però se l’abbandono del tetto coniugale avviene per giusta causa. Si pensi a chi scappa perché vittima di insulti, molestie, percosse o perché si accorge che il coniuge lo tradisce e non vuole perciò avere più nulla a che fare con lui. In questi casi, infatti, la vera ragione della rottura del legame è il precedente comportamento che ha determinato l’abbandono della dimora comune e non quest’ultimo. 

Le cose vanno diversamente se la coppia non è sposata ma è solo composta da due conviventi, sia che questi abbiano registrato la convivenza in Comune, sia che non l’abbiano fatto. Difatti, per le cosiddette coppie di fatto non esiste alcun obbligo di convivenza e ciascuno dei due può lasciare l’altro dalla mattina alla sera senza dover fornire neanche una valida motivazione. Da tale comportamento non derivano conseguenze, né civili né tantomeno penali.

Quando c’è l’abbandono del tetto coniugale?

Attenzione a non scambiare la pausa di riflessione con l’abbandono del tetto coniugale. Il marito che non torna la sera a casa perché ha litigato con la moglie e non intende incontrarla per qualche giorno non commette abbandono del tetto coniugale. La moglie che va a dormire a casa di un’amica per qualche notte solo per far riflettere il marito sulle sue colpe non commette abbandono del tetto coniugale.

L’abbandono del tetto coniugale si verifica solo quando uno dei due coniugi si allontana dall’altro senza più voler tornare oppure per un arco di tempo indeterminabile. Si pensi a chi riferisca di volersi prendere una pausa di riflessione ma non riferisce quanto lunga sia e se la stessa comunque avrà un termine. L’incertezza, in questo caso, fa scattare l’illecito.

Abbandono del tetto coniugale con figli minorenni

Quando ci sono in mezzo figli minorenni non si fa più distinzione tra coppie sposate e coppie di conviventi. Difatti, il Codice penale prevede il reato di inadempimento agli obblighi familiari per chi fa mancare ai figli minori d’età o maggiorenni privi di un’autonomia economica i mezzi di sussistenza. E con «mezzi di sussistenza» non si intendono solo il vitto e l’alloggio ma anche i beni non essenziali al sostentamento ma comunque utili ai fini di una crescita sana e armoniosa, come le spese mediche, quelle per la scuola, lo sport, la vita di relazione. 

Dunque, l’allontanamento dalla casa con figli minorenni, senza che a tale condotta consegua comunque l’invio di un contributo economico periodico, integra un reato. Reato che scatta in automatico se i figli sono minori d’età, presumendosi per questi sempre sussistente lo stato di bisogno, mentre per i maggiorenni solo se c’è la prova della loro inabilità al lavoro.

In pratica, ciò che costituisce reato non è tanto il fatto di allontanarsi da casa ma il far mancare il mantenimento ai figli minorenni ed, eventualmente, anche all’ex moglie (per il partner convivente invece non c’è alcun diritto, salvo diversa pattuizione nel contratto di convivenza). 

Chi voglia lasciare il tetto coniugale senza conseguenze di carattere penale dovrà comunque bonificare un assegno periodico al genitore rimasto a vivere con i figli. E non importa se questi lavora e ha già un guadagno. È compito di entrambi i genitori, infatti, partecipare alle spese per i figli, anche di quelli disoccupati.

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